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Meteo Natale e Capodanno: l'indice MJO porta la neve in Italia

Siamo al 13 Dicembre, il calendario corre veloce e la domanda che rimbalza dalle città agli impianti di risalita è una sola: che tempo farà durante le

Siamo al 13 Dicembre, il calendario corre veloce e la domanda che rimbalza dalle città agli impianti di risalita è una sola: che tempo farà durante le Feste? Diciamolo subito, le risposte semplici in meteorologia non esistono, ma ci sono indizi che valgono più di una previsione a tre giorni. Uno di questi è un grafico, apparentemente ostico, elaborato dal centro europeo ECMWF. Si tratta dell’indice MJO (Madden-Julian Oscillation) e, a giudicare dall’ultimo aggiornamento, pare che l’atmosfera abbia deciso di scuotersi dal torpore proprio a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno.

Mappa ECMWF del MJO

Un “battito” tropicale che decide le nostre vacanze

Per capire cosa succederà in Italia, bisogna fare un salto mentale notevole. Immaginate una gigantesca massa di temporali e venti che viaggia lungo l’equatore, spostandosi pigramente da Ovest verso Est. Questa è la MJO. Non è un fenomeno statico, è una pulsazione, un respiro profondo dei Tropici che rilascia enormi quantità di energia.

E qui viene il bello. Quando questa pulsazione è forte – e il grafico ci mostra chiaramente che la linea nera e le previsioni in giallo escono dal cerchio centrale – le sue onde d’urto si propagano fino alle medie latitudini. È il famoso “effetto farfalla“, però qui la farfalla è un mostro convettivo grande quanto un continente che sta per transitare nelle fasi 6 e 7 (Pacifico Occidentale).

Focus neve: cosa cambia per Alpi e Appennini

Veniamo al punto che preme a sciatori e albergatori. Una MJO in fase 7 durante l’inverno boreale tende a “ondulare” il getto polare. Questo significa fine delle alte pressioni statiche e via libera alle perturbazioni atlantiche. Ma attenzione, perché la neve non è democratica: cadrà, ma non ovunque allo stesso modo.

Sulle Alpi, lo scenario è decisamente promettente. Le correnti umide dai quadranti occidentali o meridionali sono le migliori “fabbriche di neve” per l’arco alpino. Se i modelli confermeranno questa dinamica, tra Natale e Capodanno potremmo assistere a nevicate abbondanti, vere e proprie “bombe bianche“, specialmente sui versanti esposti a sud e ovest.

Località come Courmayeur, Sestriere o Madonna di Campiglio potrebbero fare il pieno di neve, garantendo un fondo perfetto per il resto della stagione. La quota neve? Ballerina, ma generalmente buona sopra i 1000-1200 metri. Quindi, a Natale niente neve in pianura. Ma andiamo per gradi, oggi abbiamo avuto picchi di 18°C nelle pianure friulane, valori che sono da record per dicembre. I 20°C si sono toccati anche in altre aree, ma nel Sud e Isole Maggiori. Nel Nord Ovest italiano valori moderati come a Milano Linate che da 0°C di minima ha spiccato il volo al pomeriggio sino a 12°C di massima.

Discorso più complesso – e diciamolo, più sofferto – per l’Appennino. Qui le correnti atlantiche portano spesso aria più mite (il famoso Libeccio). Il rischio, in queste configurazioni, è vedere pioggia alle quote basse degli impianti sciistici del Centro Italia, come al Terminillo o a Roccaraso, con la neve relegata solo sulle cime più alte. Tuttavia, se l’ondulazione del getto dovesse permettere un ingresso freddo post-frontale (cosa probabile in fase 7 avanzata), allora la situazione si capovolgerebbe rapidamente, regalando fiocchi anche a quote collinari. Insomma, per l’Appennino sarà una battaglia sul filo del grado centigrado. Questa condizione, però viene prospettata da un mix di analisi, per dopo Natale. Queste previsioni non le troverete su APP Meteo o Mappe tradizionali, perché derivano dagli indici climatici che poi andranno a sballottare i modelli matematici che vedrete cambiare continuamente proiezioni.

La tendenza meteo, addio noia invernale. Si cambia

Se fino a ieri potevamo temere un periodo festivo con maggior dubbi previsionali, ora le quotazioni per un meteo dinamico sono in netta ascesa. Al Nord Italia, la riattivazione del flusso atlantico porterà cieli spesso coperti e precipitazioni. In pianura sarà prevalentemente pioggia, escludiamo anche il nevischio, non c’è un cuscinetto freddo pre-esistente, siamo in alta pressione africana, o quasi, mentre in montagna, come detto, si farà festa per la neve.

Per il Centro e il Sud, preparatevi al vento. Una MJO attiva stimola ventilazione sostenuta dai quadranti meridionali. Significa mareggiate sulle coste esposte di Toscana, Lazio e Campania, ventoso in Sardegna e sbalzi termici notevoli: giornate quasi primaverili seguite da bruschi cali di temperatura nel giro di 24 ore. Il meteo cambierà bruscamente, e già lo vedo nelle APP Meteo più sofisticate che anche io consulto per farmi un’idea generale di ciò che state consultando, e valutare come soppesare le mie parole.

L’incognita del Vortice Polare

C’è un però. L’indice MJO è un “driver”, un pilota, ma non è l’unico alla guida. Dobbiamo fare i conti con il Vortice Polare, quella trottola gelida che gira sopra il Polo. Se la spinta della MJO riuscisse a disturbare il Vortice (tramite quello che i tecnici chiamano wave breaking), allora le ondate di freddo potrebbero diventare serie verso l’Epifania. Mica serve sempre e solo lo Stratwarming.

In quel caso, l’aria artica non si limiterebbe a sfiorarci, ma potrebbe tuffarsi nel Mediterraneo, e potrebbe essere di origine polare, portando la neve anche a bassa quota al Centro-Sud. È uno scenario ancora ipotetico (diciamo al 30%), ma possibile.

In sintesi: dobbiamo monitorare e sciolinare

Tirando le somme, l’immagine del modello ECMWF è un chiaro segnale di “sveglia”. L’inverno non ha intenzione di dormire sugli allori. La seconda parte di Dicembre sarà turbolenta. È una buona notizia per gli operatori turistici alpini che aspettavano la materia prima dal cielo e non dai cannoni. Per chi viaggia, il consiglio è d’obbligo: catene a bordo e occhio agli aggiornamenti, perché con una MJO così pimpante, il meteo cambierà volto da un giorno all’altro.

Credit utilizzate per la mia analisi:

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