Nei prossimi giorni le grandi nevicate si avranno nel nostro Appennino, finalmente, anche perché l’Appennino è stato in questi anni dimenticato dalle precipitazioni nevose. Se in una prima fase – cioè con la prima irruzione – la neve non cadrà a quote particolarmente basse, le successive irruzioni d’aria fredda promettono di portarla a quote via via inferiori.
Innanzitutto, la situazione meteorologica è estremamente complessa, quindi fare previsioni a lungo termine diventa assai arduo. Tuttavia, si nota una linea di tendenza nella prima decade di Dicembre verso il freddo, con irruzioni d’aria artica e non solo, anche dai Balcani con matrice russa. Insomma, si sta aprendo un periodo insolito che non vedevamo da anni, anche perché non è destinato a durare 24-48 ore come talvolta in passato: il fenomeno si alimenterà con ulteriori impulsi di aria fredda e altre perturbazioni che giungeranno in Italia.
Ecco che l’Appennino italiano, dapprima sul versante tirrenico e poi su quello adriatico, farà il pieno di neve. Con l’abbassarsi delle temperature, la neve che all’inizio cadrà a quote più alte – basse sul Nord dell’Appennino, più elevate sull’Appennino centrale (forse sopra i 1000 metri) e intorno ai 1500 metri nell’Appennino meridionale – scenderà gradualmente verso la fine del mese e i primi di Dicembre a quote probabilmente molto più basse. È una situazione meteo davvero evolutiva.
Va considerato che lo zero termico è molto indicativo sulle nostre regioni e per l’Appennino, anche perché le precipitazioni intense abbassano la quota neve rispetto al valore dello zero termico. Quest’ultimo è una temperatura misurata in libera atmosfera: non è quella registrata dalle stazioni meteorologiche al suolo, e spesso si viene ingannati osservando i dati sparsi di varie stazioni a diverse altitudini per stimarlo. Lo zero termico, invece, è un indicatore fondamentale perché è censito in quota. E poiché è atteso in diminuzione, laddove le precipitazioni saranno copiose – come previsto – vedremo scendere la quota neve molto più in basso: entro la fine di questo mese la neve potrà scendere ben sotto i 1000 metri.
Ovviamente, ora come ora non parliamo di neve in pianura: siamo lontani da condizioni atmosferiche diverse, che si potrebbero concretizzare solo se vari fattori climatici dovessero coincidere – cosa più probabile quest’anno rispetto ad altri. Come si è detto più volte, quest’anno abbiamo numerosi fattori favorevoli e già in questo scorcio di stagione di fine Autunno, dopo un mese molto mite (forse ricorderete che appena qualche giorno fa, anche sulle regioni Tirreniche, avevamo temperature quasi di 25°C in pieno giorno), improvvisamente si patiranno condizioni di freddo con valori in netto calo. È quanto è successo in Francia, dove qualche giorno fa nel sud-ovest si sono registrate temperature altissime, con minime che, per la prima volta da quando si misurano i dati, non sono scese sotto i 20°C.
Viviamo un’epoca di meteo estremo e, in questo contesto, vediamo ora una fase di freddo che potrebbe anche intensificarsi se, come detto, alcuni fattori dovessero coincidere. In quel caso potrebbe giungere aria fredda addirittura dalla Siberia e allora le regioni adriatiche sarebbero estremamente esposte, con il rischio di neve fin sulle coste. Non si può escludere che l’alta concentrazione di umidità sul Mar Mediterraneo porti precipitazioni anche sulle regioni Tirreniche durante un’ondata di freddo: ecco che città come Roma e forse anche Napoli – ipotesi da prendere con cautela al momento – potrebbero vedere la neve.
Molto spesso si legge che previsioni do freddo sono usate come “prova” che il clima non sta cambiando. Eppure il clima non solo sta cambiando: è diventato estremo, e il Riscaldamento Globale è complice di questa configurazione meteorologica così accentuata. Il caldo tenderà purtroppo a prevalere e l’Inverno è lungo: questo scorcio di Meteo invernale potrebbe perfino essere l’unico che vedremo in tutta la stagione, nonostante indici climatici favorevoli, perché anch’essi sono fortemente influenzati dal clima che cambia.
Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica con dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON e ARPEGE.