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Perché si potrebbe aprire la porta del gelo siberiano tra Novembre e Dicembre

Realizziamo un articolo tutto dedicato all’avvento di quel fenomeno atmosferico chiamato Burian, ovvero aria gelida proveniente dalla Siberia che provoca

Realizziamo un articolo tutto dedicato all’avvento di quel fenomeno atmosferico chiamato Burian, ovvero aria gelida proveniente dalla Siberia che provoca ondate di freddo particolarmente imponenti in Europa e in Italia. Come è noto, la temperatura è aumentata a livello globale e il suo valore, dal periodo preindustriale, è prossimo a 1,5°C. In Italia e in Europa il Riscaldamento Globale è stato di maggiore rilevanza, e si stima che molte località italiane abbiano avuto un aumento addirittura di 2,5°C dal periodo preindustriale. Ovviamente questo ha un impatto considerevole su tutto il tempo atmosferico delle diverse stagioni, e anche sulla circolazione atmosferica che interessa l’Europa.

Principalmente, un aumento della temperatura determina solitamente un incremento della quantità di pioggia o neve che cade durante gli eventi di precipitazione, perché l’atmosfera contiene una maggiore quantità di umidità. Inoltre sono più frequenti le ondate di caldo, mentre si riducono quelle di freddo. In effetti, negli ultimi 15 anni si sono ridotte sensibilmente le ondate di freddo provenienti dalla Siberia, che in Europa hanno diversi appellativi, ma che in Italia chiamiamo Burian.

In effetti gli unici eventi di Burian dal 2013 in poi sono stati quelli di gennaio 2017 e della fine di febbraio 2018. Prima di allora ci fu quello di febbraio 2012, che fu effettivamente rilevantissimo, con un fenomeno di gelo imponente soprattutto in Italia, e nevicate di incredibile intensità dall’Emilia Romagna verso il settore adriatico. In alcune località di collina tra la Romagna e le Marche caddero anche oltre 3 metri di neve. In precedenza si ebbero altre ondate di gelo provenienti dalla Siberia con minore intensità, ma comunque in grado di garantire sulla Pianura Padana la formazione del cuscinetto di aria fredda che, successivamente, con il transito di perturbazioni provenienti dall’Oceano Atlantico, portava la neve.

Tuttavia, la genesi di correnti dalla Siberia non è un fenomeno frequente, e non lo è stata neppure negli ultimi 30-50 anni, essendo un evento meteo che vede le correnti ruotare al contrario dei venti dominanti dovuti alla rotazione terrestre, ovvero da ovest. La domanda che viene spontanea è se avremo durante il prossimo inverno un evento atmosferico di Burian. In effetti lo stiamo aspettando, ormai dal 2018 non si presenta e quindi più passa il tempo, maggiori sono le possibilità che questo si verifichi. In realtà, in annate recenti ci sono state ondate di freddo particolarmente importanti sul settore orientale dell’Europa che poi si sono tuffate verso il Mar Egeo, portando la neve nelle mitissime isole, oppure verso il Mar Nero. Altre volte abbiamo visto che questo grande freddo si è spinto soprattutto a est della Turchia e ha raggiunto anche la Penisola Arabica, con nevicate sino a quote insolite del suo deserto.

Tuttavia, in Europa, e soprattutto in Italia, sbagliamo a considerare gli eventi di freddo esclusivamente correlati al Burian, perché anche le correnti provenienti dall’Artico russo oppure quelle che scorrono attraverso la Scandinavia possono determinare ondate di gelo imponenti anche nell’Europa meridionale e quindi in Italia, e di questo ci sono numerosissime testimonianze storiche. Pertanto non dobbiamo aspettare un forte riscaldamento della stratosfera e un’inversione dei venti del Vortice Polare per avere un’ondata di freddo. Questi sono fenomeni piuttosto rari. Uno di questi, particolarmente eccezionale, fu raccontato da Andrea Baroni nella trasmissione televisiva Che tempo che fa a gennaio 1985, e precedeva la fortissima ondata di gelo che colpì l’Europa e l’Italia, una delle peggiori del secolo. Ecco, non possiamo collegare le ondate di freddo ai venti meteo esclusivamente storici.

Inoltre, si dice anche che la temperatura è aumentata e che, siccome la temperatura in Europa e in Italia a livello medio è cresciuta, in futuro non avremo più ondate di gelo e di freddo. Se da una parte questo potrebbe essere in parte vero, non lo è affatto in determinate situazioni o, meglio, circostanze. Ad esempio, con correnti provenienti dalla Siberia la temperatura può scendere su valori davvero bassissimi, con gelo che potremmo definire, per le nostre latitudini climatiche, siderale. Quindi ciò non esclude il freddo, e mi riferisco al Riscaldamento Globale. Ma anche un’ondata di freddo proveniente dalla Scandinavia può essere particolarmente eccezionale. Appena due anni fa la Scandinavia ha avuto un inverno gelido, probabilmente il più freddo da oltre 100 anni, eppure questo è avvenuto in un periodo di Riscaldamento Globale. Sempre in un periodo di Riscaldamento Globale, varie parti del pianeta hanno visto ondate di gelo particolarmente importanti, da record, anche a latitudini assolutamente insolite. Per quanto riguarda questi eventi possiamo citare, per esempio, il Texas, ma potrei aggiungere anche altri casi.

Perciò, escludere che possa esserci in futuro un fenomeno atmosferico di grande freddo è un’informazione non corretta. Questo è il mio avviso. Ovviamente non possiamo prevedere quando ciò potrebbe accadere. C’è da dire che, in questo inverno che si annuncia, abbiamo degli indici di comportamento del clima che possono dare la possibilità di avere una stagione più fredda rispetto alla passata, ma ciò non vuol dire ondate di gelo a catena e nevicate fortissime in pianura. Nessuno può dire che ciò possa succedere, e soprattutto che non possa accadere.

Un altro aspetto non trascurabile è il fatto che anche a novembre si possono verificare ondate di freddo importanti. Ora, dal punto di vista delle previsioni meteo, non ne sono annunciate. In Europa c’è una situazione piuttosto complicata, eppure abbiamo un Vortice Polare piuttosto debole, tanto che questo aspetto andrà a favorire una repentina ondata di freddo sulla parte centro orientale del Nord America. Ma questa area è piuttosto vulnerabile alla variabilità del Vortice Polare, assai più che l’Europa. Ma allo stesso tempo, anche alcune aree dell’Asia lo sono.

Per quanto riguarda il freddo intenso, vorrei ricordare un’ondata che ci siamo ormai dimenticati. Avvenne esattamente ai primim di dicembre 2012, quando la temperatura in Pianura Padana, a seguito di una improvvisa sfuriata di vento proveniente da est, e non era Burian, scese nei giorni successivi anche a 10 gradi sotto zero. Questo dopo le diffuse nevicate del giorno dell’Immacolata.

Successivamente si forò un consistente cuscinetto di aria fredda che garantì le condizioni per le forti nevicate che si ebbero nelle settimane precedenti al Natale 2012.

C’è anche da dire che in passato ci sono state annate in cui in Pianura Padana non si è visto un fiocco di neve. Però, in questi anni, effettivamente, la neve non solo non si è vista, ma spesso non ci sono state le condizioni, e soprattutto si è avuta siccità durante la stagione invernale.

Sono situazioni che, coincidendo, non portano la neve. Oppure abbiamo avuto episodi di freddo e poi non ci sono state precipitazioni. In effetti, per avere la neve serve soprattutto che ci siano le precipitazioni. Gli inverni stanno diventando tendenzialmente più asciutti, o meglio, registriamo un deficit precipitativo che si traduce spesso in fenomeni molto localizzati e concentrati in brevi periodi. Questo, purtroppo, non è favorevole ad avere poi condizioni di neve in pianura, ma neppure a garantire nevicate sulle regioni alpine, per fare un altro esempio non trascurabile.

Ecco, per finire, la porta della Siberia si potrebbe aprire tra fine novembre e dicembre in quanto abbiamo, e avremo ulteriori fasi del Vortice Polare debole, basse pressioni mediterranee che fanno da catalizzatore richiamando il freddo da est nord est, e poi la presenza ricorrente di alta pressione tra le Isole Britanniche e la Scandinavia, condizioni ideali per irruzioni d’aria fredda, non tanto di Burian, ma dall’Artico russo o attraverso la Scandinavia. Ovviamente, sono necessarie conferme.

Credit: World Meteorological Organization, NOAA Climate, Met Office, ECMWF, IPCC

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