Neve in Pianura Padana: scomparsa per sempre o pronta a tornare? Le risposte degli esperti
Inverni di nebbia e neve Per chi è cresciuto tra Milano, Torino, Lodi, Cremona, Bologna, ma così anche nei piccoli centri della Pianura Padana, l’inverno
Inverni di nebbia e neve
Per chi è cresciuto tra Milano, Torino, Lodi, Cremona, Bologna, ma così anche nei piccoli centri della Pianura Padana, l’inverno voleva dire nebbia, brina, ghiaccio e poi varie occasioni di vedere la neve. La nevicata non si faceva attendere poi così tanto, soprattutto nel dopo Natale; in alcune circostanze arrivava prima dell’Immacolata, precocemente, ma le maggiori nevicate si verificavano di solito verso gennaio e febbraio. A volte la neve, non raramente, si palesava nella prima parte di marzo. La neve era un fenomeno atmosferico ben documentato: ci sono testi a disposizione, bei libri che parlano della neve in Pianura Padana, una sorta di storia indelebile di quel meteo che effettivamente negli ultimi anni non c’è più.
Un’analisi meteo, non un racconto di nostalgia
Questo articolo non intende essere nostalgico: vuole semplicemente raccontare e provare quantomeno a spiegare perché in Pianura Padana la neve sembra essere scomparsa. In effetti sembra una contraddizione dire “sembra”, quando d’altronde non nevica più come succedeva in passato, perché la realtà dei fatti è che la neve non c’è più. Qualche evento isolato si è visto. Un fenomeno ragguardevole fu quello del 28 dicembre 2020, quando cadde neve soprattutto a Milano (circa 20 centimetri) con una temperatura tutto sommato non gelida. Alla fin fine moltissime nevicate succedevano con temperature di quell’ordine di grandezza. Però fu un evento rilevante, e devo dire che nella prima decade di gennaio 2021 fu importantissimo: soprattutto nelle Prealpi e nelle Alpi nevicò tantissimo, sull’Appennino Settentrionale pure, ma nella Pianura Padana cadde pioggia. Il cuscinetto d’aria fredda, di cui parleremo, portava freddo ma non più neve: si era addolcito, la temperatura era salita nel corso dei giorni.
Le condizioni necessarie
Mi chiedete che cosa serve perché nevichi in Pianura Padana. Innanzitutto sono necessarie almeno due condizioni. La prima è il cosiddetto cuscino d’aria fredda padano, che si forma con afflussi di aria fredda nei giorni precedenti. Poi c’è la possibilità di avere il cuscinetto d’aria fredda anche solo da inversione termica, ma questo è fragile. C’è bisogno di una sorta di marcia in più: un po’ di aria fredda, e poi la Pianura Padana farà il suo, perdendo calore e raffreddandosi giorno dopo giorno, con le sue inversioni termiche, le nebbie successive alle notti serene. L’assenza di radiazione solare di giorno, per la nebbia favorisce la conservazione del cuscinetto d’aria fredda che viene intrappolato nel basso strato atmosferico a causa dell’assenza di ventilazione, magari con l’alta pressione. Ma ecco, è necessario che ci siano le precipitazioni.
A questo punto serve una perturbazione ben organizzata, che fornisca umidità e che scavalchi innanzitutto le Alpi Marittime o, meglio ancora, l’Appennino Ligure, portando precipitazioni, e che soprattutto non venga preceduta da una fortissima sciroccata, perché allora sarebbero guai: il cuscinetto d’aria fredda verrebbe subito eroso. Oppure, se la temperatura in quota salisse troppo, in pianura cadrebbe pioggia con temperatura inizialmente anche sottozero e si avrebbe un fenomeno atmosferico chiamato gelicidio: precipitazione piovosa che, una volta raggiunte le superfici fredde al suolo, congela. Un fenomeno molto raro in Pianura Padana, in passato meno raro: circa dieci anni fa se ne è verificato uno piuttosto importante che ha procurato parecchi danni e numerosi feriti tra i passanti, oltre a numerosissimi incidenti stradali, perché è una delle condizioni atmosferiche più insidiose: ghiaccio scuro, invisibile.
Quando nevica davvero
Ma torniamo alla neve. Se la temperatura è quella giusta anche in quota, i fiocchi di neve raggiungono il suolo, si adagiano sul terreno e imbiancano la Pianura Padana. Questa sarebbe la norma: una media climatica che vedeva dai cinque ai nove giorni di nevicate all’anno in Val Padana. Ora questa media non solo è scesa, ma è praticamente crollata, anche perché gli eventi di neve vera e propria si sono ridotti a valori inferiori a un giorno medio all’anno. La coincidenza di questi fattori oggi è molto più rara.
Cosa è cambiato
Ci sono diversi elementi che hanno alterato le condizioni. Innanzitutto la persistenza, per lunghissimi periodi, di aree di alta pressione che inibiscono le precipitazioni: in sostanza non passa alcuna perturbazione. Non piove, non nevica, quindi mancano quei fenomeni indispensabili: anche se fa molto freddo – potrebbero esserci temperature anche di 0°C in pieno giorno – se mancano le precipitazioni, la neve non c’è. Il cielo, molto spesso in Pianura Padana negli ultimi dieci anni, è rimasto grigio, minaccioso, con una foschia densissima, nebbia anche diurna. Ci sono state anche temperature massime inferiori a 0°C in varie località, ma sono mancate le precipitazioni perché c’era una forte alta pressione e un’inversione termica.
È bene ricordare un altro elemento che è praticamente sparito, o si palesa davvero eccezionalmente: il vento proveniente da est, quello dei Balcani e, ancor meglio, dalla Siberia. Un fenomeno che non era legato sempre a ondate di gelo storiche: spesso era sufficiente quell’aria fredda di tramontana, che poi colpiva il Centro Italia – Roma compresa – portando una sensazione invernale, e che però sul Nord Italia dava condizioni meteorologiche ideali, al transito di una perturbazione, per una nevicata. Andando a ritroso nel tempo, ci sono tantissime nevicate avvenute con queste condizioni meteo, perché quella era la normalità. Ora, in assenza di correnti fredde – anche se la temperatura globale è aumentata, e questa è sicuramente una causa – probabilmente si è instaurato un regime di alte pressioni; ma soprattutto manca quella che si chiama la situazione sinottica ideale.
Non basta dire “cambiamento climatico”
Nessuno studio – perché, perlomeno, non è presente in pubblicazioni scientifiche note – spiega in dettaglio perché in Pianura Padana non nevica più. Si parla sempre di Cambiamento Climatico, ma si deve anche osservare il perché non succede: è variato notevolmente il regime pluviometrico, cioè le precipitazioni sono sporadiche durante la stagione invernale; il freddo è minore; e, come abbiamo detto prima, non ci sono irruzioni di aria fredda, non ci sono apporti freddi, non ci sono perturbazioni.
Mancano quindi le condizioni ideali. Rimangono l’inversione termica e il cuscinetto d’aria fredda: una situazione invernale che poi porta nebbia per alcune giornate. È un inverno che si è sensibilmente addolcito, e questa situazione si palesa anche in montagna: ad esempio tutte le aree alpine vedono poca neve rispetto al passato – alcune annate con buone nevicate, altre assai meno – e poi nevica sempre a quote superiori, tanto che ci sono problemi per molti impianti sciistici.
Quindi non è solo un problema della Pianura Padana: non nevica lungo l’Appennino, non nevica alle basse quote dell’Italia centro-meridionale e sulle isole. Tutto ciò perché effettivamente è cambiata la circolazione atmosferica, e questo è successo su ampia scala non solo in Italia, ma a livello europeo.
Il confronto con l’Europa
Non nevica come in passato a Londra, a Parigi, a Berlino, a Varsavia. Nevica molto, invece, ancora a Mosca – ovviamente siamo in un altro clima – e addirittura lì nevica con molta più abbondanza che in passato, perché le temperature sono aumentate e c’è una maggiore concentrazione di umidità: ogni qualvolta che cade la neve, nevica talmente tanto da creare grossi problemi al traffico.
Eventi simili succedono anche in Scandinavia: grossi problemi al traffico avvengono ormai ogni inverno a Stoccolma, a Helsinki, a Oslo, a Bergen. Il traffico impazzisce perché gli spazzaneve non riescono a ripulire le strade: d’altronde non erano preparati a vedere quantità così abbondanti. In genere cadevano 4-5 centimetri di neve per ogni evento meteo, magari “abbondante”; attualmente ne cadono anche 20-30 centimetri, e quindi la situazione è molto diversa. Capita di leggere articoli su Stoccolma, ad esempio, dove più di una volta le persone sono rimaste a dormire in autostrada, bloccate dalla grande nevicata.
Eventi isolati
Però gli eventi di freddo, seppur isolati, ancora si mostrano: ci fu un’ondata importante, sempre qualche anno fa, in Spagna, a Madrid; fu un episodio rilevantissimo. Un’altra ondata di freddo e una nevicata importante ad Atene, con quantità da record; forte nevicata poi anche a Istanbul e nevicate eccezionali nel nord della Turchia sulle coste. Insomma, i fenomeni meteo succedono. Poi, se ci spostiamo in altri continenti, magari più favoriti dalle irruzioni di aria fredda, le cose cambiano parecchio.
Per concludere, in Pianura Padana non nevica più in parte per il Cambiamento Climatico, ma anche perché la situazione sinottica, le precipitazioni e le alte pressioni hanno azzerato le intrusioni di aria fredda. Le precipitazioni spesso non ci sono e, quando arrivano, magari capitano nei momenti meno adatti in cui poteva nevicare. E allora? Per ora questo può essere causato dal Cambiamento Climatico, ma anche e soprattutto dalle fluttuazioni del clima. Il freddo siberiano, scandinavo ci sono, e sarebbero elementi fondamentali per il freddo intenso padano. Le precipitazioni avvengono raramente, ma sono violente anche d’inverno, rammento il 6 gennaio 2024 a Milano caddero con cuscinetto freddo da inversione termica, quasi 70 mm di pioggia che con 2°C in meno circa, sarebbe stata neve. Una nevicata storica. Ed il rischio di un evento meteo estremo è quello che si potrebbe realizzare in questo clima che non è riconoscibile per chi ha più di 30 anni di età.
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