
(METEOGIORNALE.IT) La presenza di una La Niña debole-moderata, un Riscaldamento Stratosferico Improvviso (SSW) avvenuto insolitamente presto e una configurazione euro-atlantica tutt’altro che stabile stanno componendo uno scenario sfaccettato, ricco di possibili risvolti sia per l’Europa sia per il Nord America.
La Niña: un pattern forte per il Nord America, più attenuato per l’Europa
Le acque del Pacifico equatoriale mostrano anomalie negative ben consolidate: una La Niña di intensità debole-moderata destinata a dominare tutto l’inverno. Questo assetto rafforza gli alisei e intensifica l’upwelling di acque fredde, favorendo un classico schema invernale: alta pressione tenace sul Nord Pacifico, getto polare più ondulato e frequenti afflussi freddi su Canada occidentale e Stati Uniti settentrionali.
Per l’Europa l’effetto è più indiretto. La distanza dal “motore” tropicale fa sì che il segnale ENSO arrivi molto attenuato e venga spesso superato dall’influenza dei pattern atlantici, come NAO e AO, e dalle configurazioni bariche sull’Atlantico settentrionale. In altre parole: La Niña può influenzare, ma non decidere l’inverno europeo.
SSW precoce: vortice polare disturbato e maggiori irruzioni fredde
Uno dei fattori più rilevanti di questa stagione è la stratosfera. Il forte SSW avvenuto in novembre, evento rarissimo in termini di precocità, ha già mostrato effetti evidenti sul vortice polare stratosferico, che risulta compresso, disturbato e spostato rispetto alla sua posizione climatologica.
Storicamente, quando il vortice si indebolisce così presto, aumenta la probabilità di scambi meridiani intensi e di discesa di aria artica verso il Nord America. Gli analoghi storici – 1958, 1968, 2000 – mostrano un chiaro schema: dicembre molto più freddo del normale su Canada e Stati Uniti, mentre il segnale europeo risulta più sfumato, confinato soprattutto alle alte latitudini.

Europa: innevamento sotto media secondo ECMWF e UKMO
Le proiezioni stagionali per l’Europa indicano un inverno con innevamento tendenzialmente ridotto, soprattutto a dicembre. Secondo ECMWF, il deficit nevoso sarà legato più alla mancanza di precipitazioni che a un eccessivo sopramedia termico.
- Dicembre appare il mese più povero di neve, anche in montagna.
- Gennaio mostra qualche segnale di recupero su sud-est e nord Europa.
- Febbraio mantiene deficit ridotti ma non annulla la tendenza.
- Marzo, sorprendentemente, potrebbe vedere un ritorno di fasi nevose sull’Europa centro-meridionale in caso di flussi più settentrionali.
Il modello UKMO conferma il quadro generale di neve sotto media, ma nell’ultimo aggiornamento mostra un aumento del potenziale nevoso su Europa centrale, Regno Unito e Irlanda, probabilmente legato all’interazione tra SSW e pattern atlantici più dinamici.
Nord America: inverno da manuale La Niña con rischio di neve intensa
Sul Nord America, La Niña lavora in pieno: getto depresso, traiettorie più meridiane e frequenti irruzioni fredde. Le simulazioni ECMWF evidenziano un potenziale nevoso crescente su Stati Uniti settentrionali e Canada meridionale, e in parte su Midwest e Nord-Est.
Mancherà invece neve in modo più marcato su Southwest, Plains centrali e Canada orientale. Il modello UKMO conferma lo schema, con surplus nevoso su Northwest, Northern Plains, Upper Midwest e buona parte del Canada. In combinazione con un vortice polare disturbato, aumenta sensibilmente il rischio di forti nevicate e snowstorm alimentate anche dai Grandi Laghi tramite lake-effect snow.
In sintesi, l’inverno 2025/2026 si profila come una stagione in cui Nord America e Eurasia potrebbero vivere scenari molto diversi: più dinamico e nevoso il primo, più irregolare e dipendente dai pattern atlantici il secondo. Un quadro che meriterà aggiornamenti costanti man mano che i segnali stratosferici e troposferici si accoppieranno nei prossimi mesi.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche. (METEOGIORNALE.IT)
