L’inverno 2025/2026 è alle porte e potrebbe rivelarsi una stagione estremamente complessa e diversa dagli inverni, monotoni, precedenti. Non avremo un inverno “pulito”, lineare, guidato da un’unica grande forzante, come può avvenire negli anni dominati da un forte El Niño o da una Niña molto intensa. Al contrario, quello che i modelli mostrano è una sorta di mosaico in cui dicembre, gennaio e febbraio potrebbero assumere comportamenti quasi indipendenti, come se la stagione avesse tre volti diversi.
Tornano gelo e neve, si parte da Dicembre
Il primo mese è quello di dicembre, che risulta il più interessante perché è quello nel quale si osservano segnali chiari e relativamente coerenti. La QBO negativa gioca un ruolo importante: quando questa oscillazione è negativa, permette una più efficiente propagazione verso l’alto delle onde planetarie che possono disturbare il Vortice Polare. Un vortice più vulnerabile significa una maggiore facilità nel rilascio del freddo verso l’Europa.
A confermare questa impostazione è anche il modello stagionale C3S, che per dicembre mostra anomalie di geopotenziale positive sopra Groenlandia e Islanda e negative sull’Europa meridionale: una struttura tipica della NAO negativa, che rallenta le correnti occidentali e favorisce gli scambi meridiani. In soldoni: maggior probabilità di irruzioni fredde in Europa e nel Mediterraneo.
Gennaio diverso?
Gennaio ribalta quasi completamente il quadro di Dicembre. In questa fase la Niña potrebbe perdere gran parte della sua capacità di influenzare l’Atlantico e il Vortice Polare tende a diventare più forte, con correnti più tese da ovest verso est. Il modello C3S suggerisce un pattern East Atlantic positivo, con ondulazioni spostate verso sud-ovest e maggiore influenza dell’alta pressione sull’Europa centrale. Non è un gennaio primaverile, ma certamente più stabile e meno favorevole al freddo.
Ultime indiscrezioni su Febbraio
Febbraio è il mese più incerto e meno leggibile. La Niña perde quasi del tutto il suo potere teleconnettivo e il Vortice Polare tende a consolidarsi ulteriormente. I modelli non mostrano un pattern definito, ma con un vortice polare in ripresa ci sarebbe spazio, tutt’al più, per veloci incursioni fredde o molto fredde dall’est Europa verso il lato adriatico ed il sud Italia.
I tre mesi in breve
- Dicembre: dinamico, con più chance di freddo e incursioni invernali.
- Gennaio: più stabile e mite, con prevalenza di alta pressione.
- Febbraio: molto incerto, potenzialmente influenzabile da irruzioni fredde continentali per il Sud ed il lato Adriatico.
Il ruolo chiave dello stratwarming
Un elemento, però, può cambiare completamente l’assetto invernale: il rischio di riscaldamento stratosferico improvviso (SSW). Tutto lo scenario previsto dai modelli è valido solo “in assenza di SSW”. Se invece a dicembre o inizio gennaio avvenisse un riscaldamento significativo, il vortice polare potrebbe indebolirsi o addirittura collassare.
Quando questo accade, dopo 10–20 giorni si osservano spesso:
- Blocchi anticiclonici in Atlantico
- Irruzioni fredde verso Europa e Mediterraneo
Uno SSW rilevante può ribaltare completamente l’inverno e generare quelle fasi gelide che spesso arrivano proprio tra fine dicembre e gennaio.
In condizioni “normali”, come quelle descritte in questo articolo, l’Italia avrebbe le maggiori possibilità di freddo e neve nella prima parte della stagione Gennaio potrebbe risultare più tranquillo e febbraio dipenderà dall’evoluzione del vortice polare.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche.

