
(METEOGIORNALE.IT) Ormai è ufficiale. Parte la Niña. Perché non lo sapesse, si tratta di un fenomeno atmosferico che prende vita nel cuore dell’Oceano Pacifico, ma i cui effetti meteo climatici si estendono a livello planetario. Anche se distante, questa dinamica oceanica è in grado di modificare la circolazione atmosferica globale, alterando il regime delle piogge, spingendo irruzioni fredde e cambiando la posizione dei sistemi di alta e bassa pressione. Insomma prepariamoci ad avere importanti novità nei prossimi periodi.
Come nasce la Niña
Facciamo un piccolo approfondimento tecnico. La Niña rappresenta una delle tre fasi principali del ciclo ENSO, insieme al suo opposto El Niño e alla condizione neutrale. Si manifesta quando le acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale si raffreddano in modo anomalo, mentre gli alisei – venti costanti che soffiano da est verso ovest lungo l’equatore – si intensificano. Vi mostriamo questa immagine che sancisce in maniera inequivocabile che siamo in una condizione di Nina.

Secondo le più recenti rilevazioni della NOAA, l’agenzia americana specializzata nello studio delle dinamiche oceaniche e atmosferiche, la superficie dell’Oceano Pacifico si sta raffreddando rapidamente. La Niña è quindi confermata per i mesi di novembre, dicembre e gennaio.
Cosa cambia?
Quando le acque equatoriali del Pacifico si raffreddano in maniera considerevole ci sono conseguenze a livello planetario. Nel Sud-Est asiatico, ad esempio, i monsoni diventano più intensi e portano con sé piogge torrenziali e frequenti alluvioni. In diverse aree dell’Africa, del Brasile e dell’Australia, il surplus di precipitazioni incide pesantemente sull’agricoltura e sugli ecosistemi locali.
Nel Nord America, invece, la Niña tende a favorire inverni più freddi e nevosi, in particolare nel Midwest e nel Nord-Est degli Stati Uniti, dove l’aria gelida viene spinta più a sud dalle correnti a getto alterate dal raffreddamento oceanico.
E per noi?
Anche il Vecchio Continente non resta immune dai suoi effetti, pur in maniera più indiretta, proprio per la ingente distanza geografica. Il cambiamento nella posizione e nella forza delle correnti a getto può condizionare la dinamica atmosferica europea, favorendo irruzioni fredde alle medie e basse latitudini.
Gli studi più recenti indicano che, durante gli inverni dominati dalla Niña, cresce la probabilità di afflussi artici. Ma attenzione. Parliamo proprio in campo probabilistico e non di certezza. Potremmo avere delle irruzioni fredde particolarmente ingenti. Ma non è detto che colpiscono il pieno il nostro Paese.
E il Vortice Polare?
C’è anche un’altra conseguenza importante. Non è da escludere che la Niña abbia una certa forza pure sulla stabilità del Vortice Polare, aumentando la possibilità di episodi di riscaldamento stratosferico. In queste circostanze, masse d’aria gelida provenienti dall’Artico potrebbero scivolare verso l’Europa centrale e meridionale.
Vere e proprie colate gelide. Che però non è detto che colpiscano effettivamente il nostro paese, sia chiaro…
Quello che è sicuro è che potremmo avere un inverno finalmente un po’ più movimentato rispetto agli ultimi tre. Altamente condizionati da alte pressioni ingombranti e vere e proprie pause secche di settimane. Staremo a vedere.
Credit
L’articolo è stato redatto analizzando i dati dei modelli meteo ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE (METEOGIORNALE.IT)
