
(METEOGIORNALE.IT) Negli ultimi anni il tema delle temperature marine è diventato centrale nelle analisi meteo di medio e lungo periodo. Non si tratta di un argomento ripetuto così giusto per, ma di una questione particolarmente complessa e profonda.
Cerchiamo di farla semplice. Seguite il nostro ragionamento. In linea generale, quando i nostri mari risultano troppo caldi, aumenta la possibilità (non la certezza!) che i mesi successivi possano trasformarsi in un terreno fertile per fenomeni meteorologici severi. O addirittura estremi.
Cosa è cambiato rispetto a un tempo
Qualche decennio fa tale aspetto veniva trascurato. Se ne parlava pochissimo. Oggi invece il monitoraggio della temperatura superficiale marina è costante e molto discusso nei mesi estivi e autunnali. Il motivo è semplice: le ondate di calore, sempre più frequenti e durature, lasciano nei bacini del Mediterraneo un’enorme quantità di energia accumulata. Chiaramente, essa trova la valvola di sfogo nel momento in cui le prime perturbazioni organizzate si affacciano sul bacino del Mare Nostrum.
Un cambiamento epocale
Ciò che un tempo sembrava impossibile ora talvolta può essere addirittura realtà. Alcuni studi mettono a confronto i mari italiani con i Caraibi e, sorprendentemente, i dati confermano in parte delle simili. Durante la fine dell’estate, infatti, le temperature mediterranee raggiungono valori che un tempo erano esclusivi delle acque tropicali.
Questa trasformazione sta modificando anche l’ecosistema marino, rendendo il Mediterraneo sempre più ospitale per specie provenienti da altri habitat. Avere una superficie a 27 gradi a ottobre, oppure averne una a 32 in agosto sono due autentiche follie.
Fenomeni estremi
Un mare eccessivamente caldo diventa una condizione predisponente per temporali distruttivi, nubifragi eccezionali e grandinate di dimensioni impressionanti. Tutte cose che che fino a pochi decenni fa non pareva ci riguardassero. Non serve più guardare Oltreoceano per avere esempi di eventi estremi.
Questo proprio perché è lo stesso Mediterraneo a trasformarsi in teatro di fenomeni meteo estremi. Ovviamente, non si verificheranno mai uragani paragonabili a quelli della fascia intertropicale. Ma ciò non toglie che la fenomenologia severa sia in forte ascesa.
Un’ultima considerazione
È necessario chiarire un punto molto importante. Il calore marino non è l’elemento scatenante, ma una condizione che predispone all’innesco di eventi meteo severi. La scintilla rimane e rimarrà sempre la perturbazione.
Piccolo problema. Da metà ottobre a metà dicembre arriva il culmine della frequenza delle perturbazioni durante l’anno. Per questo motivo si parla di statistica e probabilità: non è possibile prevedere con precisione ciò che accadrà tra qualche settimana, ma è evidente che il rischio di assistere a temporali intensi e nubifragi estremi sarà tutt’altro che marginale. Ne riparleremo nei prossimi aggiornamenti meteo.
Credit
L’articolo è stato redatto analizzando i dati dei modelli meteo ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE (METEOGIORNALE.IT)
