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Home A La notizia del giorno

Melissa, categoria 5, l’uragano che sta riscrivendo la storia dei Caraibi

Giovanni Mezher di Giovanni Mezher
28 Ott 2025 - 18:49
in A La notizia del giorno, Cronaca Meteo
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(METEOGIORNALE.IT) L’uragano di categoria 5 Melissa ha raggiunto la Giamaica in una giornata che resterà impressa nei libri di meteorologia: martedì 28 ottobre 2025. I dati raccolti da aerei “cacciatori di uragani” e dai centri di previsione confermano venti massimi prossimi a 295 km/h e una pressione centrale crollata fino a 892 hPa, numeri che lo collocano tra i cicloni più intensi mai osservati sull’Atlantico. La combinazione di onde di tempesta fino a 4 metri, piogge torrenziali e un movimento molto lento sta generando una situazione definita “estrema” dalle autorità.

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Nelle ore precedenti il landfall, la popolazione è stata invitata a ripararsi in strutture sicure e ad abbandonare le zone costiere esposte. Melissa ha già provocato vittime e gravi danni in varie isole caraibiche e punta ora verso Cuba e le Bahamas, mantenendo caratteristiche di uragano maggiore nonostante l’attraversamento di territori montuosi.

 

Perché Melissa è così potente

Melissa è l’esempio scolastico di rapid intensification, l’impennata di intensità che avviene quando un ciclone trova acque molto calde, alto contenuto di calore oceanico e wind shear debole. In Caribe questi ingredienti si sono allineati: la superficie del mare sopra la media stagionale ha alimentato il “motore” del ciclone, mentre un’atmosfera umida e poco ventilata ha ridotto i fattori frenanti. Il risultato è un occhio compatto e simmetrico, pareti del muro dell’occhio estremamente attive e bande esterne capaci di riversare in poche ore la pioggia di un mese.

L’ulteriore peculiarità è la lentezza del moto: un sistema che avanza a pochi chilometri all’ora prolunga l’esposizione delle stesse aree a vento, pioggia e storm surge, moltiplicando l’impatto idrogeologico. È il motivo per cui gli esperti insistono più sulle inondazioni che sui valori massimi di vento.

 

Giamaica: l’impatto di un “mostro” meteo

Il landfall è avvenuto lungo la costa sud-occidentale della Giamaica, con il centro del ciclone transitato a breve distanza da località come Negril e Alligator Pond. Le coste meridionali hanno sperimentato mareggiate con onde di tempesta tra 3 e 4 metri, sovrapposte a onde frangenti e marea astronomica: condizioni sufficienti a sommergere infrastrutture a ridosso del litorale e a spingere acqua salata nell’entroterra. Nelle zone interne, soprattutto lungo i rilievi, il pericolo principale è rappresentato da frane e flash flood per cumulate che in alcuni bacini possono toccare 700–1000 mm.

Il passaggio del nucleo su un’isola montuosa comporta un indebolimento parziale del vento, ma non del rischio. Le raffiche canalizzate nelle valli, la caduta di alberi e linee elettriche, le strade interrotte e la difficoltà di raggiungere le comunità isolate disegnano uno scenario di emergenza che può protrarsi per giorni, anche con il miglioramento del tempo.

 

La traiettoria nelle prossime 48 ore

Dopo aver attraversato la Giamaica, Melissa tende un graduale arco verso nord-nordest. Le proiezioni indicano un passaggio sull’est di Cuba tra la notte e la mattina di mercoledì, con indebolimento ma persistenza di venti da uragano. La successiva rotta porta il sistema verso le Bahamas sud-orientali tra mercoledì e giovedì, dove sono attese condizioni pericolose: mareggiate, piogge intense e vento in grado di provocare danni severi agli edifici più vulnerabili. A seguire, tra oceano aperto e Bermuda, il ciclone dovrebbe perdere progressivamente energia e intraprendere la transizione a extratropicale sul Nord Atlantico.

Per le coste della Florida e lungo la East Coast degli USA, gli effetti indiretti più probabili sono mareggiate, correnti di risacca e incrementi delle precipitazioni nei prossimi giorni, senza un impatto diretto del nucleo principale.

 

Onde di tempesta e piogge: perché sono così pericolose

La storm surge è l’innalzamento anomalo del livello del mare spinto dal vento e dalla bassa pressione. In baie esposte a sud e sud-est della Giamaica l’acqua può accumularsi e superare gli argini, invadendo aree costiere e porti. Quando la marea astronomica coincide con il picco della surge, pochi decimetri aggiuntivi possono fare la differenza tra bagnasciuga e strade invase da un metro d’acqua. Sulla terraferma, le piogge torrenziali saturano rapidamente suoli già carichi, trasformando ruscelli in torrenti e torrenti in fiumi di fango. È la dinamica che spiega i danni diffusi anche lontano dalla costa.

 

Cosa guardare per capire se la situazione migliora

Un segnale positivo è la perdita di simmetria dell’occhio e l’erosione del muro dell’occhio sul lato dove soffia lo shear o dove interagisce con le montagne di Cuba. Anche l’aumento della pressione centrale e l’espansione di aree di subsidenza più secca attorno al nucleo indicano un indebolimento. Tuttavia, finché il carburante oceanico resta elevato e la ventilazione in quota modesta, Melissa potrà conservare per molte ore caratteristiche da uragano intenso, soprattutto in mare aperto e nelle Bahamas.

 

Indicazioni pratiche per chi si trova nell’area

Restare in rifugi o abitazioni solide fino al messaggio ufficiale di fine allerta, evitare strade allagate e ponti, non attraversare flussi d’acqua in auto, tenere a portata un kit con acqua potabile e dispositivi di comunicazione. Le comunicazioni possono risultare intermittenti: le informazioni più affidabili arrivano dai bollettini ufficiali e dai servizi meteorologici nazionali.

 

Credit: National Hurricane Center, Reuters, The Washington Post, The Guardian, Al Jazeera

  (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: allerta uraganoatlanticobahamasBermudaCaraibiCategoria 5Cubaeast coast usaevacuazioniGiamaicalandfallmareggiateNHCpiogge torrenzialipressione 892 hparapid intensificationstorm surgeuragano Melissavento 295 km/h
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