Mancano tanti mesi. Ma comunque è sempre valido. Ogni anno, con l’avvicinarsi della stagione fredda, cresce la curiosità su come sarà il meteo l’inverno. Pare logico domandarsi se vivremo un periodo mite, dominato dalle piogge atlantiche, oppure un inverno rigido, caratterizzato da gelo e nevicate. Sappiamo bene che una stagione non è tutto nero o tutto bianco. Non c’è mai l’estremo. Ma qui andiamo oltre. E analizziamo tanti elementi.
Primo elemento: il Vortice Polare
Uno degli elementi chiave da monitorare è senza dubbio il Vortice Polare. il quale che, pur trovandosi a grandi altezze regola il clima delle nostre latitudini. Molti sentono nominare il termine senza comprenderne appieno il significato. Si tratta, in poche parole, un vastissimo sistema di bassa pressione che si forma negli strati alti dell’atmosfera, in particolare nella stratosfera, ossia una regione situata tra i 10 e i 50 chilometri sopra la superficie terrestre.
Il suo “cuore” si trova di solito tra i 30 e i 50 km di quota, sopra l’area del Polo Nord. Qui le temperature sono estremamente basse (decine di gradi sotto zero), e il vortice si presenta come una circolazione di venti molto intensi che girano in senso antiorario, intrappolando l’aria gelida all’interno delle regioni polari.
Nonostante si trovi a un’altitudine che potrebbe sembrare lontana da ciò che viviamo nelle nostre lande, il vortice ha la capacità di condizionare, e mica di poco, le condizioni meteorologiche delle medie latitudini, quindi anche dell’Europa e dell’Italia. Scopriamo di più
Perché è così importante?
La risposta non è scontata. Il comportamento del Vortice Polare determina, in larga parte, l’andamento dell’inverno. Vediamo diversi esempi. Quando il vortice è forte e compatto, la sua circolazione impedisce all’aria fredda di fuoriuscire dalle zone polari. In queste situazioni, l’Europa meridionale e il bacino del Mediterraneo vengono generalmente interessati da correnti miti e umide di origine atlantica, che portano piogge ma non freddo intenso. Maltempo, ma mite. Chiaro?
Viceversa, quando il vortice si indebolisce o va incontro a fenomeni di disturbo (ad esempio per effetto di onde planetarie che risalgono dalla troposfera, vedasi qui), l’aria gelida accumulata al Polo può scivolare verso sud. Questo permette irruzioni fredde che possono colpire con maggiore facilità l’Europa centrale, l’Europa orientale e, in certe annate, anche la nostra Penisola.
Importante notula. Dal punto di vista statistico, un vortice polare debole aumenta le probabilità di ondate di freddo, ma non le garantisce. Ci sono infatti molti altri fattori che contribuiscono a decidere il destino delle masse d’aria una volta che escono dalle regioni artiche.
Il ruolo del cambiamento climatico
Il Vortice Polare non è l’unico protagonista della scena. Negli ultimi decenni un altro elemento si è imposto con forza: il cambiamento climatico. E ovviamente non solo in inverno. Il riscaldamento globale, dovuto all’accumulo di gas serra nell’atmosfera, ha reso gli inverni europei mediamente (e nettamente) più miti rispetto al passato.
Gli esempi son sotto gli occhi di tutti. Le statistiche mostrano un calo progressivo dei giorni di gelo, soprattutto nelle zone pianeggianti, e una riduzione delle nevicate in molte regioni. Questo non significa che il freddo non possa più arrivare, ma che i grandi episodi gelidi tendono a diventare meno frequenti e più concentrati nel tempo.
Inoltre, quando arrivano, spesso generano un forte impatto mediatico proprio perché contrastano con la tendenza generale al riscaldamento. Ci pare anomalo. Quando invece pochi decenni fa era la normalità. Di conseguenza, se da un lato il Vortice Polare può favorire discese di aria artica verso l’Europa, dall’altro l’effetto del Global Warming può attenuarne in parte la portata. Insomma, le condizioni ci sono ma risultano più difficili statisticamente.
La Niña
Accanto al vortice polare e al riscaldamento globale, un altro fenomeno che può influire sull’andamento degli inverni europei è La Niña. Anche qui, per farla breve, diciamo che consiste in un raffreddamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico tropicale centro-orientale. È il fenomeno opposto a El Niño, che invece si caratterizza per un riscaldamento anomalo delle stesse aree oceaniche.
Sebbene La Niña agisca a migliaia di chilometri di distanza dall’Europa, il suo effetto si propaga attraverso complessi meccanismi atmosferici. Diciamo che vengono modificare le “traiettorie” dei fronti, anche a centinaia di km.
Storicamente, gli inverni che coincidono con episodi di Niña mostrano più spesso caratteristiche fredde in Nord America e, talvolta, anche in Europa. Giova ricordare però non si tratta di una regola assoluta. Infatti, a seconda della posizione e dell’intensità della Nina, il freddo può preferire altre traiettorie, ad esempio dirigersi verso la Russia e l’Asia, lasciando l’Italia in condizioni più miti. Come sempre. Si parla di probabilità e non certezze.
Effetti probabili sul prossimo inverno
Le previsioni stagionali non hanno la precisione delle previsioni a breve termine. Non possiamo sapere oggi con esattezza come sarà ogni singolo mese del prossimo inverno. Chi lo fa vi prende in giro. Risulta plausibile però delineare alcuni scenari, basandoci sugli indizi che la climatologia e i modelli numerici ci mettono a disposizione.
1). Scenario di vortice polare forte e compatto
In questo caso l’inverno italiano tenderebbe a essere più mite, con correnti atlantiche prevalenti. Le nevicate sarebbero più frequenti solo sulle Alpi e a quote medio-alte, mentre le pianure vedrebbero soprattutto pioggia.
2) Vortice polare debole o disturbato
L’aria fredda potrebbe scendere verso l’Europa centrale ed eventualmente verso il Mediterraneo. In Italia aumenterebbe il rischio di ondate gelide, in particolare al Nord e nelle regioni adriatiche.
3) Scenario con una forte Niña
Potrebbe favorire periodi più freddi rispetto alla norma, ma non c’è la garanzia che colpiscano proprio la nostra penisola. L’anomalia fredda potrebbe concentrarsi sui Balcani o sull’Europa orientale, lasciando noi ai margini. O magari sotto anticicloni…
L’importanza delle statistiche
È bene sottolineare che i dati a disposizione non permettono previsioni deterministiche oltre le due o tre settimane. Quando si parla di inverno a livello stagionale, bisogna quindi ragionare in termini di probabilità e tendenze statistiche.
Dire, ad esempio, che l’inverno potrebbe essere più freddo della media non significa che tutti i giorni saranno rigidi, ma che ci sarà una maggiore probabilità di avere episodi gelidi rispetto a un inverno standard, magari con le medie recenti. Questo è un punto fondamentale: chi studia tendenze meteo stagionali lavora -per l’appunto- sulle tendenze, non sul dettaglio quotidiano.
DOMANDE PER CHI VUOLE RISPOSTE CERTE
1. Cos’è il vortice polare?
È un vasto sistema di bassa pressione che si forma nella stratosfera sopra il Polo Nord e influenza il clima delle medie latitudini, compresa l’Italia.
2. Cosa succede se il vortice polare è forte?
L’aria fredda resta intrappolata al Polo e in Europa arrivano correnti miti e umide di origine atlantica.
3. E se il vortice polare è debole?
Aumentano le probabilità di irruzioni fredde verso l’Europa e l’Italia, con rischio di gelo e nevicate.
4. Il cambiamento climatico come influisce sugli inverni?
Ha reso gli inverni mediamente più miti, con meno giorni di gelo e nevicate più rare, specie in pianura.
5. Il freddo intenso può ancora arrivare?
Sì, ma gli episodi gelidi sono meno frequenti e più brevi rispetto al passato.
6. Cos’è la Niña?
Un raffreddamento anomalo delle acque del Pacifico tropicale centro-orientale, con effetti globali sul clima.
7. La Niña porta sempre freddo in Italia?
No, il suo impatto varia in base a intensità e posizione, e può dirottare il freddo altrove.
8. Le previsioni stagionali sono affidabili?
Sono utili per individuare tendenze, ma non possono prevedere con precisione ogni mese o ogni giorno.
9. Perché si parla di probabilità e non di certezze?
Perché i fenomeni atmosferici dipendono da molti fattori interconnessi e non deterministici.
10. Dove sarà più probabile la neve in caso di vortice forte?
Sulle Alpi e a quote medio-alte, mentre le pianure vedranno soprattutto pioggia.