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Campanello d'allarme sull'Estate, ma non siamo pronti

Le città italiane sotto ondate di calore sempre più intense

L’estate del 2023 ha frantumato diversi primati termici in Italia, eppure, guardando alle proiezioni di fine secolo, potrebbe passare alla storia come una stagione persino mite. Nel 2023, Roma ha vissuto 11 giorni di canicola consecutivi, quasi il doppio rispetto al lontano 2003, anno già ricordato per la sua eccezionale calura.

Proiezioni per il 2080: Roma e Milano in prima linea
Un’analisi diffusa dal Copernicus Climate Change Service dell’Unione Europea indica che, intorno al 2080, Roma potrebbe sperimentare in media 28 giorni di ondata di calore se le emissioni di gas serra culminano a metà secolo, che diventano 54 qualora le emissioni continuino a crescere. Uno scenario analogo investe Milano, destinata a passare da 30 a 60 giorni di afa a seconda dell’efficacia o meno delle politiche di mitigazione del clima.

Notte tropicali in aumento costante
Il numero di notti con temperature superiori a 20 °C, le cosiddette “notti tropicali”, è anch’esso in ascesa. Ogni anno, dal 1990, uno dei nove anni più caldi viene superato dal successivo in tutte le principali città analizzate dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC).

Il ruolo cruciale del CMCC e delle università
Nel 2021 il team guidato da Paola Mercogliano ha ricostruito tre decenni di clima urbano su una griglia di 2 km per Bologna, Milano, Napoli, Roma, Torino e Venezia. Lo studio, inserito in un rapporto del CMCC, sottolinea che le previsioni sulle precipitazioni restano incerte, mentre quelle termiche risultano decisamente più affidabili. Secondo la climatologa, le prove sono solide e le amministrazioni devono predisporre piani di adattamento concreti per la popolazione.

Personalmente lo scrivo da tempo, servono politiche per favorire la disponibilità di climatizzazione anche alle fasce più a rischio, di cui fanno parte soprattutto pensionati.

Eventi estremi sempre più frequenti
Una ricerca preliminare della collaborazione World Weather Attribution esamina l’ondata di afa che ha investito l’Europa meridionale tra il 12 e il 18 luglio 2023. Gli scienziati calcolano che, senza l’influenza antropica dei gas serra, un episodio simile risulterebbe almeno mille volte meno probabile. Nel clima attuale, invece, tali eventi si ripresentano mediamente ogni 10 anni; con un riscaldamento globale di 2 °C, il ritorno si accorcerebbe a un intervallo compreso fra 2 e 5 anni. Non so se è chiaro il concetto, se il Pianeta continuerà a scaldarsi con gli attuali ritmi, per altro sempre più con velocità maggiori, avremo ondate di calore peggiori e più frequenti.

Piani di adattamento
Fin dal 2008 le sei città considerate dal CMCC hanno aderito al Patto europeo dei sindaci per il clima e l’energia, impegnandosi a ridurre le emissioni di almeno il 40 % entro il 2030 e a delineare dettagliati piani di adattamento e quindi resilenza. Bologna e Torino hanno sviluppato valutazioni del rischio climatico considerate di riferimento internazionale, mentre altre realtà, fra cui Roma, si affidano più intensamente alla collaborazione con enti di ricerca.

Di recente sono stati pubblicati interessanti studi sulle isole di calore urbano, aspetto non poco trascurabile nell’accentuazione degli effetti del caldo estremo sulla popolazione. Questi sottolineano come le aree con scarsa vegetazione siano soggette a temperature più elevate. Ma non servono solo alberi, inoltre anche la presenza di voluminosi arbusti lungo le strade rappresenta un ulteriore rischio durante i violenti temporali, e Milano il 25 Luglio 2023 ne ha avuto una chiara dimostrazione.

Il caso di Roma: 560 000 nuovi alberi entro il 2026
A gennaio 2023, il Comune di Roma ha siglato accordi con il CMCC e con l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) per studiare stress idrico e trend termici destinati a orientare la futura strategia di adattamento. L’iniziativa di forestazione urbana, finanziata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, prevede la messa a dimora di circa 560 000 alberi entro il 2026.

Uno studio dell’Università Roma Tre e dell’ENEA, pubblicato nel 2015, ha individuato nell’area orientale della città la zona più esposta agli impatti climatici, complice la scarsa presenza di verde pubblico e condizioni socio-economiche più fragili. È da lì che il programma intende partire, sebbene nessuno dei 130 000 alberi inizialmente previsti per il 2022 sia stato ancora piantato, situazione che accomuna altre grandi città italiane secondo una recente analisi della fondazione Openpolis.

Tutte queste iniziative sono ammirevoli. Ma una città del Sud America si è fatta avanti con una iniziativa unica del genere.

Medellín, in Colombia, ha affrontato il problema delle isole di calore urbano con un ambizioso progetto chiamato “Corredores Verdes”. La città ha trasformato strade, viali e corsi d’acqua in corridoi ecologici piantando migliaia di alberi e piante autoctone, creando vere e proprie reti verdi tra i quartieri.

Questo intervento ha portato a una riduzione fino a 2°C della temperatura in alcune aree urbane, migliorando la qualità dell’aria, riducendo l’inquinamento acustico e offrendo spazi pubblici più vivibili per la popolazione. Il modello di Medellín è ora considerato un esempio internazionale di rigenerazione urbana climatica.