(METEOGIORNALE.IT) Seguendo la logica prospettata dai modelli matematici stagionali, dovremmo avere sia il mese di Luglio che quello di Agosto con temperature superiori alla media. A questo punto, si potrebbe includere anche Settembre, visto che il mese si avvicina e i modelli matematici, in teoria, dovrebbero avere un margine di errore inferiore, e per quel mese non prevedono certo il fresco.
La domanda che mi pongo è: se ondate di calore associate a un anticiclone africano, simili a quelle che colpirono l’Italia tra l’ultima decade di Luglio e la prima decade di Agosto del 1983, dovessero ripetersi, quali temperature si raggiungerebbero in Italia?
Ebbene, a questa domanda qualche meteorologo coraggioso in Europa ha risposto, prospettando picchi termici anche superiori ai 50 °C. Sarebbero davvero temperature atroci, questo è certo. Un’ondata di calore come quella del 1983 sarebbe apocalittica, nonostante oggi siamo molto più organizzati per affrontarla.
Le nostre case, però, non sono progettate per respingere il calore. Servirebbe tenere i climatizzatori accesi 24 ore al giorno, e non è detto che tutti possano reggerlo — o che gli impianti non vadano in fumo, per così dire.
Poi ci sono le altre problematiche: in particolare la rete di distribuzione dell’energia elettrica, che già con temperature inferiori a quelle registrate nel 1983 va in crisi. Ci sarebbero quindi blackout diffusissimi, interessando soprattutto le grandi città, tutte le aree densamente popolate, lasciando milioni di persone senza energia elettrica, dunque senza climatizzazione.
In poche parole, l’innovazione, la preparazione che molti di noi hanno sviluppato per affrontare il caldo, sarebbe inutile se non potessimo utilizzare i climatizzatori, se non per brevi attimi, nei rari momenti in cui la corrente elettrica torna.
Ecco perché, come hanno detto alcuni esperti, in questi giorni stiamo avendo un assaggio di quello che potrebbe accadere se fossimo colpiti da eventi di calura straordinari.
Nel 1983, questo evento di calore avvenne, e allora eravamo ben lontani da tutte le teorie che oggi sono avvalorate da tutta la scienza che conta, da tutta la comunità scientifica che studia, pubblica e parla di cambiamento climatico.
Un cambiamento climatico con temperature in crescita, confermato non solo dalla scienza, ma anche palpabile dal cittadino comune.
Sono ormai numerose le indagini svolte da vari istituti tra i cittadini europei, italiani, americani e non solo. Una buona parte delle persone si sente indifesa davanti ai cambiamenti climatici, e le percentuali sono altissime.
La realtà non è lontana dalla percezione che ha il cittadino, perché, effettivamente, di fronte a certe situazioni meteo estreme, non siamo pronti ad affrontarle.
Se in città come Roma, Milano, Firenze, Bergamo e altre località, l’energia elettrica salta già con temperature inferiori a quelle raggiunte nel 1983, la situazione sarebbe molto più grave se accadesse qualcosa di simile oggi.
Con l’aggravante che, una nuova ondata di calore come quella, potrebbe diventare un trampolino di lancio per temperature ancora superiori.
Questo significa che non siamo veramente preparati ad affrontarle, come accadde allora.
In sostanza, si fa troppo poco, ancora oggi, per affrontare picchi di calura che prima o poi si ripresenteranno. Sia perché hanno dei tempi di ritorno naturali nel contesto del clima storico, sia perché, con il cambiamento climatico, quei tempi di ritorno si sono drasticamente accorciati.
Sempre nello stesso periodo dell’anno, tra fine Luglio e la prima decade di Agosto del 2017, si verificò un’altra ondata di calore notevole.
Questa, però, non raggiunse l’intensità del 2003 né del 1983.
Questo significa che eventi meteo così estremi sono replicabili, e va considerato che possono essere peggiori del caldo attuale.
Potrebbero essere paragonabili alla calura che si sta registrando in Francia, Germania e addirittura in Spagna, causata da un caldo proveniente dalla Penisola Iberica, che si è surriscaldato ulteriormente sulle aree continentali, raggiungendo l’Europa centrale.
Da noi fa molto caldo, assolutamente, ma non stiamo raggiungendo quei livelli estremi di calura che stanno colpendo Francia, Germania e Spagna — e per fortuna. In quei paesi, la calura non è isolata, ma interessa aree vastissime, centinaia e centinaia di chilometri quadrati. In Italia, però, il problema sarebbe maggiore, perché abbiamo una densità di popolazione molto più alta per chilometro quadrato rispetto a Francia e Spagna.
Abbiamo città che sono vere e proprie trappole di calore, molto più di quelle francesi o spagnole.
Abbiamo soprattutto un’area geografica estremamente critica: la Pianura Padana, che tende a surriscaldarsi più di altre zone d’Italia, dove il vento praticamente non circola in determinate condizioni atmosferiche.
Quindi ecco un punto chiave su cui intervenire: dobbiamo iniziare a proteggere ancora di più, rispetto a quanto fatto finora, quelle aree vulnerabili nel caso di ondate di calore estremamente violente.
Se in passato tali ondate avevano tempi di ritorno di 50 o 100 anni, oggi questi intervalli potrebbero essere molto più brevi.
E questo significa che torneranno, e speriamo che ciò non accada nel 2025, perché, nell’ipotesi — si spera remota — di un’ondata di calore come quella del 1983, avremmo un trampolino di lancio per temperature record in Italia, mai misurate prima.
Credo che questo aspetto debba essere riflettuto seriamente. (METEOGIORNALE.IT)




