
(METEOGIORNALE.IT) Un meteo sempre più estremo. Temporali sempre più violenti. Oramai è chiaro e consolidato. Questa tendenza è legata a un complesso sistema di fattori climatici che si sono accentuati, soprattutto a partire dagli ultimi decenni. Con un colpevole: l’aumento costante delle temperature globali, che ha reso l’atmosfera un ambiente carico di energia e fortemente predisposto allo sviluppo di fenomeni convettivi estremi.
La legge fisica
Quando le masse d’aria si riscaldano, aumentano in modo significativo la loro capacità di trattenere vapore acqueo. Secondo il principio fisico conosciuto come legge di Clausius-Clapeyron, per ogni grado in più di temperatura l’atmosfera riesce a contenere fino al 7% di umidità aggiuntiva.
Questo incremento, seppur percentualmente contenuto, fornisce un apporto notevole di energia potenziale ai sistemi temporaleschi. In parole semplici, maggiore calore equivale a più “carburante” per i temporali. E le evidenze sono sotto gli occhi di tutti.
C’è un motivo geografico
L’Italia, incastonata al centro del Mar Mediterraneo, si trova in una posizione geografica particolarmente vulnerabile a questi eventi. Qui, masse d’aria con caratteristiche termiche e igrometriche molto diverse si scontrano frequentemente.
A titolo di esempio, dai quadranti meridionali, giungono correnti calde e cariche di umidità dal Nord Africa, mentre da ovest o da nordest possono irrompere flussi più freschi di origine atlantica o continentale. Questo contrasto rappresenta un meccanismo naturale di innesco per fenomeni convettivi di forte intensità.
Durante l’Estate, le differenze di temperatura tra la terra e la superficie marina si fanno ancora più marcate. Questo crea un forte gradiente termico che, a sua volta, favorisce la formazione di celle temporalesche supercellulari, ovvero veri mostri temporaleschi di inaudita violenza.
Diamo due indici..
La quantità di energia disponibile per le correnti ascendenti viene misurata attraverso un parametro chiamato CAPE (Convective Available Potential Energy). Negli ultimi anni, i valori registrati in Italia durante i mesi estivi sono costantemente aumentati, indicando un’atmosfera sempre più energizzata e instabile.
Parallelamente, si osservano modifiche anche nel comportamento del jet stream, la corrente a getto che corre a grande altezza nella troposfera. Oggi mostra un andamento più ondulato e persistente, il che favorisce situazioni meteo stagnanti con presenza prolungata di aria calda e umida in superficie.
Il Mar Mediterraneo: un amplificatore di bombe
Il Mar Mediterraneo ha subito negli ultimi decenni un riscaldamento medio superiore a 1,5 gradi, un cambiamento che non è affatto trascurabile. Le acque superficiali, più calde, aumentano in maniera continua i tassi di evaporazione, immettendo grandi quantità di vapore nell’atmosfera sovrastante. Questa dinamica è attiva anche durante le ore notturne, poiché il calore immagazzinato negli strati superficiali del mare si mantiene a lungo.
Tale disponibilità costante di umidità atmosferica diventa un ingrediente essenziale per la formazione di temporali esplosivi, capaci di generare precipitazioni torrenziali in tempi brevissimi, con gravi conseguenze sul territorio. In questi contesti, il wind shear – cioè la variazione di velocità e direzione del vento con l’altitudine – diventa un ulteriore fattore di instabilità.
Le condizioni di shear favorevoli portano alla formazione di supercelle temporalesche con caratteristiche rotanti, denominate mesocicloni, responsabili di eventi violenti come grandinate di grosse dimensioni, raffiche discendenti (downburst) e trombe d’aria. Basti pensare, a mero esempio, che ora il Mediterraneo è CINQUE GRADI più caldo della norma!
Il nuovo dominatore
La presenza di aree di Alta Pressione di matrice africana è indubbiamente in aumento. Esse risultano ben più persistenti rispetto al passato e, com’è intuitivo, impediscono il passaggio di perturbazioni e favoriscono l’accumulo di calore in superficie.
Ma paradossalmente, proprio la persistenza del tempo stabile e caldo innesca una maggiore instabilità quando finalmente le perturbazioni riescono a penetrare. In altre parole, più a lungo persiste il caldo secco, più violente saranno le piogge successive. Insomma, si creano le condizioni predisponenti a fenomeni estremi.
Questo quadro meteo, che caratterizza ormai le Estati italiane, ci racconta di una nuova normalità climatica, dove i temporali estivi non sono più eventi brevi e localizzati, ma sistemi potenti e devastanti, in grado di cambiare il volto di un’intera stagione in poche ore. E le cronache dicono così ogni benedetta volta che piove, almeno al Nord. (METEOGIORNALE.IT)
