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      Home » Nuove scoperte dal più grande Vulcano del Mediterraneo, e non è l’Etna
      A La notizia del giornoA Scelta dalla RedazioneMagazine

      Nuove scoperte dal più grande Vulcano del Mediterraneo, e non è l’Etna

      Valerio Venturi
      Valerio Venturi
      Pubblicato: 07/06/2025
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      4 Min Lettura
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      Foto che non rappresenta il vulcano Marsili.

      Il Marsili, il più imponente vulcano sottomarino d’Europa, si erge per circa 3.000 metri dal fondale del Mar Tirreno meridionale, con la sua sommità situata a circa 500 metri sotto il livello del mare. Questo colosso geologico, lungo 70 chilometri e largo 30, si trova a metà strada tra Palermo e il Cilento, a nord delle Isole Eolie.

      Contents
      • Attività vulcanica e struttura interna
      • Rischio di collasso laterale e potenziale tsunami
      • Monitoraggio e studi
      • Conclusioni

       

      Attività vulcanica e struttura interna

      Attualmente, il Marsili è classificato come vulcano attivo, sebbene non abbia manifestato eruzioni recenti. Le ultime due eruzioni documentate risalgono a circa 5.000 e 3.000 anni fa, entrambe di bassa intensità esplosiva e avvenute nel settore centrale dell’edificio vulcanico, a circa 850 metri di profondità.

      L’attività attuale è caratterizzata da fenomeni secondari, in particolare degassamento sottomarino e sismicità di bassa magnitudo indotta da processi vulcano-tettonici e idrotermali.

      Studi recenti hanno rivelato una struttura interna complessa, con camere magmatiche situate a circa 10-12 chilometri di profondità e zone più piccole di accumulo di magma a circa 5 chilometri. Il magma risale verso la superficie attraverso fratture eruttive nel settore centrale e condotti sub-circolari nei settori settentrionale e meridionale.

       

      Rischio di collasso laterale e potenziale tsunami

      Una delle principali preoccupazioni riguarda la possibilità di un collasso laterale del vulcano, che potrebbe generare uno tsunami nel Mar Tirreno meridionale. Sebbene non vi siano evidenze morfologiche di grandi frane o collassi nel passato, la presenza di zone a bassa densità e la circolazione di fluidi idrotermali indicano una possibile instabilità strutturale.

      Simulazioni numeriche hanno mostrato che frane di piccole dimensioni non sono in grado di produrre tsunami significativi. Tuttavia, frane di medie dimensioni, se avvengono in acque poco profonde coinvolgendo la parte sommitale del vulcano, possono generare onde che raggiungono le Isole Eolie in circa 10 minuti e le coste della Calabria e della Sicilia in 20 minuti.

       

      Monitoraggio e studi

      Attualmente, il Marsili è monitorato da una rete di sensori e strumenti sismici per osservare l’attività vulcanica e prevenire potenziali pericoli. Gli scienziati continuano a studiare il vulcano per comprendere meglio la sua struttura e il rischio potenziale che potrebbe rappresentare per la regione circostante.

      È fondamentale proseguire con studi approfonditi per valutare la stabilità dei versanti del vulcano, il volume di roccia potenzialmente coinvolto in un collasso e le modalità di movimento lungo il pendio. Una volta noti tutti i parametri, sarà possibile verificare se il volume di roccia e la dinamica della frana sottomarina sono compatibili con l’innesco di uno tsunami.

       

      Conclusioni

      Il Marsili rappresenta un elemento geologico di grande interesse e potenziale rischio nel Mar Tirreno meridionale. Sebbene l’attività attuale sia limitata a fenomeni secondari, la possibilità di un collasso laterale e la conseguente generazione di uno tsunami richiedono un monitoraggio continuo e studi approfonditi per garantire la sicurezza delle popolazioni costiere.

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