(METEOGIORNALE.IT) Un “collasso” delle correnti oceaniche chiave dell’Atlantico potrebbe causare un drastico crollo delle temperature invernali in tutto il Nord Europa, superando il riscaldamento provocato dalle attività umane. È quanto emerge da una nuova ricerca pubblicata su Geophysical Research Letters, che esamina l’impatto combinato del collasso della Circolazione Meridionale Atlantica (AMOC) e del riscaldamento globale sulle temperature del Nord Europa.
Gli scienziati hanno da tempo avvertito che il cambiamento climatico causato dall’uomo sta probabilmente indebolendo l’AMOC e che il continuo riscaldamento potrebbe spingerla verso un “punto di non ritorno”. Lo studio suggerisce che, in uno scenario di emissioni intermedie, il riscaldamento dovuto ai gas serra non sarebbe in grado di controbilanciare l’impatto di raffreddamento del collasso dell’AMOC.
L’AMOC è un sistema di correnti oceaniche che svolge un ruolo cruciale nel mantenere caldo il clima europeo. Trasporta acque calde verso nord dai tropici all’Europa e acque fredde e profonde verso sud. Questo gigantesco nastro trasportatore oceanico muove ogni secondo l’incredibile quantità di 17 milioni di metri cubi d’acqua verso nord, equivalente a 6.800 piscine olimpioniche, trasferendo 1,2 petawatt di calore – circa 100 volte superiore alla produzione energetica globale totale della Terra.
Il potenziale collasso di queste correnti oceaniche è causato dall’afflusso di acqua dolce proveniente dallo scioglimento dei ghiacci e dall’aumento delle temperature dell’aria, ed è considerato da alcuni scienziati un “punto di svolta” che, una volta innescato, sarebbe irreversibile su scale temporali umane. Recenti studi pubblicati su Science Advances hanno utilizzato segnali di allerta precoce basati sulla fisica per dimostrare che l’AMOC attuale è sulla traiettoria verso il punto di svolta.
La possibilità di un collasso dell’AMOC entro questo secolo rimane oggetto di intenso dibattito scientifico. Mentre alcuni ricercatori hanno stimato che un collasso potrebbe verificarsi in questo secolo, altri hanno messo in dubbio la robustezza dei segnali di allarme precoce interpretati come evidenza di un imminente arresto. L’ultima valutazione dell’IPCC ha trovato che l’AMOC si indebolirà molto probabilmente del 4-46% entro il 2100 in uno scenario a basse emissioni, e del 17-55% in uno scenario ad alte emissioni.
Nel mondo modellato dallo studio, uno su dieci inverni a Londra potrebbe vedere estremi di freddo che si avvicinano ai -20°C. Gli estremi invernali a Oslo, in Norvegia, potrebbero precipitare intorno ai -48°C. Le temperature fredde sono previste essere guidate dalla perdita di trasferimento di calore dai tropici tramite le correnti oceaniche, così come dalla diffusione del ghiaccio marino verso il Nord Europa nei mesi invernali.
La ricerca nota che il raffreddamento dalla ridotta trasferimento di calore dalle correnti oceaniche sarebbe amplificato da un’espansione “estensiva” del ghiaccio marino fino alle coste del Nord-Ovest Europa. Il ghiaccio marino riflette la luce solare in arrivo, risultando in minore assorbimento di calore e temperature più fredde in generale.
La scoperta più “sorprendente” dello studio è che un collasso dell’AMOC in un mondo che è 2°C più caldo risulterebbe in un’Europa più fredda di oggi. Il Nord-Ovest Europa affronterebbe un “raffreddamento profondo”, caratterizzato da estremi invernali più intensi. Le temperature estive, d’altra parte, sarebbero leggermente più fresche di quelle che sarebbero in un clima pre-industriale, significando che gli europei sperimenterebbero oscillazioni drammatiche di temperature durante l’anno.
Questi cambiamenti drastici hanno precedenti storici. Gli eventi Dansgaard-Oeschger, che si sono verificati 25 volte durante l’ultima era glaciale, sono stati collegati a cambiamenti rapidi nell’AMOC. Questi eventi paleoclimatici mostravano riscaldamenti rapidi di 8-16°C in pochi decenni, seguiti da raffreddamenti graduali, fornendo evidenza che l’AMOC può subire transizioni abrupte.
La ricerca sui proxy paleoclimatici suggerisce che questi eventi erano collegati a cambiamenti nell’AMOC indotti da perturbazioni di acqua dolce nel Nord Atlantico, proprio come quello che potrebbe accadere oggi con lo scioglimento accelerato del ghiaccio della Groenlandia.
L’incertezza di fronte a un pericolo serio non è certamente una ragione per ignorarlo. Quarantaquattro scienziati del clima hanno pubblicato una lettera aperta nel 2024, sostenendo che secondo studi scientifici degli ultimi anni, il rischio di collasso dell’AMOC è stato enormemente sottovalutato e può verificarsi nei prossimi decenni, con impatti devastanti specialmente per i paesi nordici.
Le implicazioni per la società e i decisori politici sono enormi. Come sottolinea il ricercatore principale Dr. René van Westen dell’Università di Utrecht: “Parti dei Paesi Bassi e parti del Regno Unito sperimenteranno estremi di freddo spettacolari fino a -20°C o anche più bassi. La nostra struttura sociale e la nostra infrastruttura non sono costruite per questi estremi di freddo.”
Recenti modelli climatici avanzati confermano che, anche se la probabilità rimane incerta, le conseguenze di un collasso dell’AMOC sarebbero così catastrofiche che richiedono seria considerazione nelle politiche climatiche. L’adattamento a una tale catastrofe climatica severa potrebbe non essere un’opzione praticabile, rendendo la prevenzione attraverso la riduzione rapida delle emissioni l’unica strategia responsabile.
La posta in gioco non potrebbe essere più alta: stiamo giocando con uno dei principali regolatori del clima terrestre, un sistema che ha mantenuto stabili le condizioni europee per millenni. Una volta superato il punto di non ritorno, non ci sarebbe modo di tornare indietro per secoli o millenni, trasformando drasticamente non solo il clima europeo, ma l’intero sistema climatico globale. (METEOGIORNALE.IT)

