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Ushuaia, alla fine del mondo: tra ghiacci eterni e leggende

Rossana Brambilla di Rossana Brambilla
05 Mag 2025 - 16:01
in Viaggi e Clima
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(METEOGIORNALE.IT) Nel cuore della Terra del Fuoco

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Mi sono trovato a scrutare l’orizzonte più remoto del continente sudamericano, dove la cordigliera delle Ande si tuffa nell’oceano e le nuvole sfiorano cime innevate tutto l’anno. USHUAIA, in ARGENTINA, è il punto più a sud del mondo, la vera “fine del mondo”. Questo remoto avamposto si distende lungo le sponde del Canale di Beagle, incastonato tra montagne scoscese e acque gelide, in uno scenario che sembra sospeso tra sogno e realtà.

Camminare per le sue strade mi ha dato una sensazione di intimità e vastità insieme. La città, pur piccola, conserva un’energia viva, segnata dal passaggio di viaggiatori, esploratori, pescatori e spiriti inquieti.

 

Il respiro glaciale della natura

Il clima di Ushuaia è quanto di più mutevole e severo si possa immaginare. Anche in piena estate – che qui arriva tra dicembre e febbraio – il termometro raramente supera i 15 gradi Celsius. Le giornate sono lunghe, con la luce che si allunga fino a tarda sera, mentre il vento – costante, impetuoso, tagliente – accompagna ogni passo. In inverno, invece, il paesaggio si trasforma completamente: nevi abbondanti, giorni corti e un gelo persistente abbracciano ogni cosa.

Vestirsi “a cipolla” non è solo un consiglio, ma una regola di sopravvivenza. Le nuvole possono aprirsi all’improvviso, regalando squarci di cielo blu e sole freddo, salvo poi richiudersi su una nevicata inaspettata o una pioggia tagliente.

 

Esplorazioni tra i ghiacci e le leggende

Uno dei momenti più emozionanti è stato imbarcarmi per una crociera nel Canale di Beagle, tra isole deserte e scogliere abitate da colonie di leoni marini, pinguini e uccelli marini. Si naviga tra le acque agitate, sfiorando il mitico Faro Les Éclaireurs, spesso confuso con il Faro della Fine del Mondo di Jules Verne, che in realtà si trova più a est.

Ogni angolo qui è un richiamo alla storia: ai pionieri europei, ai missionari, agli indigeni Yámana che per primi affrontarono questi climi estremi. L’antico penitenziario di Ushuaia, oggi museo, racconta storie dure e affascinanti, dove la sopravvivenza era una sfida quotidiana. Camminando tra le sue celle gelide, ho sentito il peso di vite isolate, spezzate dal silenzio e dal ghiaccio.

 

I sentieri della Terra del Fuoco

Nelle giornate più limpide, ho esplorato il Parco Nazionale Tierra del Fuego, a pochi chilometri dalla città. È un mondo a parte: foreste sub-antartiche, laghi glaciali, torbiere e vallate scolpite dal vento. Il silenzio qui è profondo, rotto solo dal richiamo di qualche carancho o dal fruscio delle foglie di lenga e ñire, gli alberi che resistono più di ogni altro in queste latitudini.

Il trekking fino alla Baia Lapataia, dove finisce la leggendaria Ruta Nacional 3, mi ha emozionato. Qui la strada asfaltata termina nel nulla, davanti a un cartello che recita: “Fin del Mundo – Inicio del Camino”. Davanti a me solo l’oceano, e oltre, l’Antartide.

 

Tra mare, montagna e ghiaccio

D’inverno Ushuaia si trasforma in una destinazione sciistica alternativa. Ho provato l’ebbrezza di sciare al Cerro Castor, la stazione più a sud del mondo, con piste moderne e neve abbondante da giugno a ottobre. Il paesaggio, tra boschi e picchi innevati, è magico.

Chi preferisce camminare sul ghiaccio può affrontare le escursioni sui ghiacciai Martial, da cui si domina tutta la baia sottostante, oppure dedicarsi a gite in slitta trainata da cani husky, respirando un’aria pura, pungente, che sembra arrivare direttamente dal Polo Sud.

 

Una gastronomia che scalda l’anima

Dopo le escursioni, mi rifugiavo nei piccoli ristoranti del centro. Qui si gustano piatti robusti, ideali per il clima: centolla (granchio reale), cordero patagonico (agnello alla brace), zuppe calde e dolci ricchi, spesso a base di mirtilli o frutti rossi locali.

Una sera ho assaggiato un piatto fumante di merluza negra, il pesce nero tipico delle acque profonde del sud. Il sapore intenso e la consistenza tenera si sposavano perfettamente con un bicchiere di vino rosso argentino, creando un contrasto avvolgente con l’aria gelida all’esterno.

 

Una finestra sull’Antartide

Ushuaia è anche il punto di partenza per le spedizioni in Antartide. Camminando sul molo ho incrociato navi rompighiaccio pronte per l’ultima frontiera. Ho parlato con viaggiatori, scienziati, fotografi pronti a varcare lo Stretto di Drake, il tratto di mare più burrascoso del pianeta. Solo pochi giorni di navigazione separano Ushuaia dal continente bianco. E la città vive questa vicinanza come un marchio d’identità: ogni negozio, ogni locanda porta con sé storie di spedizioni e di ritorni.

 

Un posto fuori dal tempo

A Ushuaia tutto parla di limite e resistenza. Qui non si viene per cercare comodità, ma per entrare in contatto con una natura primordiale e spietata, per ascoltare il silenzio e misurarsi con sé stessi. Ogni giorno è una sfida climatica, ogni ora è un dono fragile, ogni scorcio un invito alla riflessione.

Eppure, nonostante tutto – o forse proprio per questo – mi sono sentito vivo come raramente mi capita. Perché in fondo, quando si arriva alla fine del mondo, si può solo ripartire da sé stessi.

  (METEOGIORNALE.IT)

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