

(METEOGIORNALE.IT) Un sentiero antico nascosto nella Sierra Nevada
Mi trovo immerso nel cuore verde e pulsante della Sierra Nevada de Santa Marta, una delle catene montuose più alte al mondo a sorgere così vicino al mare. Qui, protetta dalla natura e dal tempo, si cela Ciudad Perdida, una delle meraviglie archeologiche più misteriose della COLOMBIA. Raggiungerla non è impresa semplice: occorrono diversi giorni di cammino, attraversando fiumi, scalando salite fangose, sfidando il caldo soffocante. Eppure, ogni goccia di sudore, ogni passo nel fango, ogni notte umida in tenda valgono l’incontro con questo luogo fuori dal tempo.
La magia della giungla tropicale
Il viaggio verso Ciudad Perdida comincia tra le voci della giungla. Gli alberi altissimi formano una cattedrale naturale sopra la mia testa, mentre l’umidità impregna ogni cosa, rendendo l’aria densa e viva. Intorno, un intreccio di liane, orchidee selvatiche e muschio ricopre ogni superficie, come a voler proteggere i segreti di un passato millenario.
Il clima è caldo e umido, persistente, con piogge improvvise e torrenziali che si abbattono sulla foresta con una forza primitiva. Quando piove, la vegetazione esplode in un tripudio di profumi e colori, e i fiumi gonfi si fanno impetuosi. Ma è proprio questa abbondanza d’acqua a dare forma all’atmosfera lussureggiante che rende unico questo territorio.
Un cammino di spirito e resistenza
Per raggiungere la città perduta bisogna affrontare un trekking di circa 4-6 giorni, percorrendo in tutto circa 50 chilometri tra andata e ritorno. Il percorso si snoda lungo sentieri scivolosi, antichi scalini in pietra e attraversamenti a guado. Ogni tappa è un banco di prova fisico, ma anche una lezione di umiltà: ci si misura con i propri limiti, ma anche con la potenza e la bellezza della natura selvaggia.
Si dorme in campi base essenziali, spesso condivisi con altri viaggiatori, sotto tetti di lamiera o teli di plastica, accompagnati dal concerto notturno degli insetti e dai racconti delle guide indigene. I Kogui, discendenti diretti del popolo Tairona che costruì Ciudad Perdida intorno al VIII secolo, sono i custodi spirituali di queste terre. Parlano poco, ma ogni loro parola è densa di significato. Viverli da vicino è uno degli aspetti più autentici e preziosi del viaggio.
L’arrivo alla città nascosta
Dopo giorni di cammino, fiumi attraversati, salite vertiginose e discese insidiose, si giunge a una scalinata in pietra composta da oltre 1.200 gradini: è l’ultima fatica prima della rivelazione. Al termine della salita, all’improvviso, tra alberi e nebbia si apre un anfiteatro verde di terrazze concentriche, muri ciclopici e sentieri lastricati. È Teyuna, come la chiamano i Kogui, la vera Ciudad Perdida.
Cammino tra i resti di un’antica metropoli precolombiana, centro politico e religioso della civiltà Tairona, popolata forse da migliaia di persone. Le terrazze servivano da fondamenta per le case circolari in legno e palma, oggi scomparse. Rovine silenziose, eppure vive: la città non è abbandonata, è semplicemente custodita, protetta dalla giungla e dal tempo.
Il fascino del mistero e della storia
Ciudad Perdida fu “scoperta” ufficialmente solo nel 1972 da alcuni tombaroli locali, ma per i popoli indigeni non è mai stata perduta. Il suo isolamento ha contribuito a preservarne l’aura mitica: è uno dei pochissimi siti archeologici dove si può percepire ancora una connessione profonda con le forze naturali e spirituali del luogo.
Camminando tra le rovine, sotto una pioggia leggera che avvolge tutto in una nebbia quasi irreale, sento che ogni pietra, ogni gradino, ogni scolpitura racconta una storia non scritta. Mi fermo più volte, in silenzio, a guardare il paesaggio che si apre davanti: montagne coperte di nubi, vallate lussureggianti, suoni lontani. È come essere al centro di una narrazione epica, in cui la giungla è il libro e il cammino è la trama.
Un’esperienza trasformativa
Non si torna uguali da Ciudad Perdida. Non solo perché si affrontano le proprie paure e debolezze, ma perché si viene in contatto con qualcosa di più grande: un’armonia antica tra uomo e natura, un senso di appartenenza al tempo e alla terra. Ogni fatica del viaggio viene ricompensata da una sensazione rara: quella di essere parte di un racconto ancestrale, in cui il protagonista non è il viaggiatore, ma la memoria del luogo stesso.
