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Raffreddamento improvviso: quando il meteo della Terra si raffredda invece di scaldarsi

Federico De Michelis di Federico De Michelis
23 Mag 2025 - 17:50
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Nel pieno dibattito globale sul riscaldamento climatico, è legittimo porsi una domanda inquietante ma fondata: cosa accadrebbe se, invece, il pianeta andasse incontro a un raffreddamento improvviso? Un’ipotesi apparentemente paradossale, ma che ha radici profonde nella storia climatica della Terra e che la comunità scientifica non solo prende in considerazione, ma studia da decenni.

 

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Contrariamente all’idea di un clima in continuo riscaldamento, la Terra ha vissuto in epoche relativamente recenti eventi di raffreddamento drammatico e improvviso. Uno dei più noti è la cosiddetta “Piccola era glaciale”, che interessò l’Europa e il Nord America tra il XIV e il XIX secolo, causando inverni lunghissimi, estati fresche e carestie. Secondo studi pubblicati sulla rivista Nature Geoscience (link allo studio), questo raffreddamento fu probabilmente innescato da una combinazione di attività vulcanica intensa, ridotta attività solare e modifiche nella circolazione oceanica.

 

Il caso estremo: il “Younger Dryas”

Per comprendere come un raffreddamento catastrofico possa avvenire in tempi brevissimi, gli scienziati analizzano un evento straordinario: il Younger Dryas, avvenuto circa 12.800 anni fa. Dopo un lungo periodo di riscaldamento post-glaciale, il clima tornò bruscamente a condizioni glaciali in meno di un secolo. Le temperature, in Gran Bretagna e nell’Europa settentrionale, crollarono anche di 10°C in pochi decenni.

Secondo il National Centers for Environmental Information (NOAA) degli Stati Uniti, la causa più accreditata è il rilascio massiccio di acqua dolce nel Nord Atlantico, dovuto alla rottura delle dighe glaciali, che interruppe la Corrente del Golfo, bloccando il trasporto di calore verso il nord Europa (fonte NOAA).

 

Il ruolo cruciale della Corrente del Golfo

Il sistema di circolazione termoalina, e in particolare la AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), è uno degli elementi più delicati del clima terrestre. Secondo una ricerca pubblicata su Nature Climate Change nel 2021 (fonte), ci sono evidenze crescenti che questa corrente stia perdendo forza, forse anche in modo irreversibile.

Un collasso dell’AMOC avrebbe effetti devastanti: inverni rigidissimi in Europa, un rallentamento del monsone africano, disastri agricoli su larga scala. Non si tratterebbe di un ritorno a un’era glaciale, ma di un’alterazione climatica repentina e brutale.

 

Vulcani e aerosol: gli inneschi naturali del gelo globale

Un’altra delle principali cause naturali di raffreddamento climatico è rappresentata dalle eruzioni vulcaniche esplosive, che immettono nella stratosfera enormi quantità di aerosol solfatici. Questi formano una patina riflettente che blocca la radiazione solare, abbassando le temperature globali.

Il caso più emblematico è l’eruzione del Tambora, nel 1815, che portò al “anno senza estate” nel 1816. Secondo la American Meteorological Society (link allo studio), le temperature crollarono, le colture fallirono e milioni di persone in Europa e Nord America soffrirono la fame.

Uno studio più recente su Geophysical Research Letters ha evidenziato che una singola eruzione tropicale sufficientemente potente potrebbe causare una diminuzione della temperatura media globale fino a 2°C per diversi anni (fonte).

 

Possibili eventi futuri: l’inversione del meteo e gli impatti in Europa

La combinazione tra una Corrente del Golfo instabile, una possibile grande eruzione e la diminuzione dell’attività solare, è tra le ipotesi esplorate dai modelli climatici come quelli elaborati dal Max Planck Institute for Meteorology in Germania, i quali simulano scenari in cui l’Europa del Nord potrebbe sperimentare temperature simili a quelle della Siberia nel giro di pochi decenni.

Il giornale britannico The Guardian ha dedicato un’inchiesta al possibile collasso dell’AMOC, riportando le valutazioni del Met Office e di scienziati del Potsdam Institute for Climate Impact Research che indicano come questa eventualità non sia solo plausibile, ma probabilmente già in corso (link all’articolo).

 

Un paradosso climatico: il gelo che nasce dal caldo

Il grande paradosso, dunque, è che un clima sempre più caldo potrebbe innescare fenomeni di raffreddamento drammatici. La fusione dei ghiacci artici, sebbene legata al riscaldamento, altera la salinità oceanica e quindi destabilizza le correnti. In questo contesto, l’Europa, posizionata proprio lungo il percorso della Corrente del Golfo, è tra le aree più vulnerabili a un ribaltamento climatico.

Come sottolineato anche dalla NASA nel suo studio sulle forzanti climatiche naturali e antropiche (link diretto), le interazioni tra eventi naturali estremi e cambiamenti climatici indotti dall’uomo rendono difficile prevedere il futuro, ma rendono ancora più urgente il monitoraggio continuo dei segnali di cambiamento. (METEOGIORNALE.IT)

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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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