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      Home » Meteo, settimana a rischio GRANDINE: anche a Maggio ormai è distruttiva
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      Meteo, settimana a rischio GRANDINE: anche a Maggio ormai è distruttiva

      Luca Martini
      Luca Martini
      Pubblicato: 12/05/2025
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      5 Min Lettura
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      Un fenomeno antico, ma ora più violento e improvviso

      La grandine, da sempre presente nel panorama meteo primaverile italiano, negli ultimi anni ha assunto caratteristiche molto più aggressive, sia per frequenza che per intensità. I mesi di Aprile, Maggio e Giugno, un tempo considerati di transizione verso la bella stagione, stanno diventando il teatro preferito di eventi atmosferici estremi, con chicchi ghiacciati grandi come noci — o peggio — che colpiscono colture, auto, tetti e città intere.

      Si tratta di un cambiamento che non può più essere considerato casuale. Le condizioni atmosferiche che favoriscono la formazione della grandine si stanno intensificando, e il cambiamento climatico in corso ha un ruolo chiave in questa trasformazione.

       

      Come si forma la grandine e perché la primavera è così favorevole

      Per comprendere il motivo dell’aumento dei fenomeni grandinigeni, occorre tornare alle basi della meteorologia. La grandine si forma all’interno di nubi temporalesche molto sviluppate verticalmente, dette cumulonembi. All’interno di queste nubi, forti correnti ascensionali sollevano gocce d’acqua fino a quote molto elevate, dove la temperatura è ampiamente sotto lo zero. Qui l’acqua congela e si aggrega in piccoli nuclei ghiacciati che, risalendo e scendendo più volte nella nube, si ingrandiscono fino a diventare veri e propri proiettili di ghiaccio.

      La primavera è la stagione ideale per questo processo, perché unisce l’energia solare in aumento con masse d’aria ancora fredde in quota. Questo contrasto termico verticale è ciò che alimenta le nubi temporalesche e, in particolare, i fenomeni più violenti. Quando queste condizioni si manifestano in modo improvviso e localizzato, ecco che i temporali intensi con grandine diventano più probabili.

       

      Il ruolo del riscaldamento climatico e dei nuovi estremi meteo

      Una delle conseguenze più visibili del riscaldamento globale è proprio l’intensificazione dei fenomeni estremi. L’aumento della temperatura al suolo fornisce una maggiore energia potenziale all’atmosfera, che si traduce in una più intensa attività convettiva: le nubi temporalesche diventano più alte, più cariche d’acqua e più violente.

      Inoltre, la maggior quantità di vapore acqueo presente in atmosfera — sempre per effetto delle temperature più elevate — contribuisce ad aumentare l’intensità dei fenomeni. Così, quando si verifica un temporale, è più probabile che questo evolva in supercella, una struttura temporalesca capace di generare grandinata di grosse dimensioni, accompagnata talvolta anche da raffiche di vento distruttive e trombe d’aria.

       

      Le aree più colpite in Italia: dal Nord alle regioni centrali

      Negli ultimi anni, a pagare il prezzo più alto delle grandinata primaverili sono state soprattutto le regioni del Nord Italia. Pianura Padana, Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, ma anche Piemonte e parte del Friuli-Venezia Giulia sono frequentemente investite da queste tempeste. Tuttavia, l’allarme si estende anche verso le regioni centrali, come Toscana e Marche, e in alcuni casi persino al Sud, in particolare sulle zone interne della Campania e della Basilicata.

      L’urbanizzazione crescente, con molte superfici impermeabili e strutture esposte, aumenta il rischio di danni economici ingenti. La frequenza delle richieste di risarcimento assicurativo legate alla grandine, sia per l’agricoltura che per le auto danneggiate, è salita in modo significativo negli ultimi dieci anni.

       

      Agricoltura sotto assedio: raccolti a rischio

      Il settore più esposto è senza dubbio quello agricolo. Le grandinate primaverili colpiscono infatti nel momento critico della fioritura e delle prime formazioni fruttifere, causando danni irreversibili. Vigneti, frutteti, ortaggi e cereali possono essere compromessi in pochi minuti. In alcune zone del Nord, gli agricoltori sono ormai costretti a installare reti antigrandine su vaste estensioni di terreno, con costi elevati e manutenzioni frequenti.

      Anche il ciclo stagionale delle colture viene messo a dura prova: l’aumento della frequenza dei fenomeni impedisce una programmazione sicura e costante delle semine, irrigazioni e raccolti.

       

      Il rischio grandine questa settimana

      La formazione di un ciclone afro-mediterraneo e il contemporaneo afflusso di correnti fredde nord-orientali, potrebbero creare le condizioni meteo ideali per lo sviluppo di temporali grandinigeni sulle regioni meridionali italiane, in particolar modo a partire da giovedì. Sarà fondamentale seguire l’evoluzione meteo nei prossimi giorni per una conferma o smentita di questo rischio.

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