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Meteo Estate: perché senza l’Alta Pressione delle Azzorre il caldo è più afoso

Piero Luciani di Piero Luciani
25 Mag 2025 - 14:30
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Quando si pensa al caldo d’estate, il pensiero corre subito ai giorni più roventi, a quel sole implacabile che cuoce l’asfalto e rende impossibile uscire a mezzogiorno. Ma non tutto il caldo è uguale. Il modo in cui lo percepiamo cambia e, spesso, ciò che ricordiamo non è tanto la temperatura reale, quanto la sensazione fisica che ci ha lasciato addosso. È qui che entra in gioco un concetto chiave della meteorologia moderna: l’indice di calore, o heat index.

 

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Che cos’è l’Heat Index

L’heat index è una misura che combina temperatura reale e umidità relativa per indicare come il corpo umano percepisce effettivamente il caldo. Non è quindi un dato registrato dal termometro, bensì una valutazione soggettiva standardizzata del disagio termico. In altre parole, può fare 33°C, ma se l’umidità è elevata, il nostro corpo ne percepisce 36°C o più. Questo accade perché, con l’umidità alta, il sudore evapora più lentamente e dunque il corpo riesce a disperdere meno calore, aumentando la fatica e la sensazione di sofferenza.

È come se l’atmosfera si incollasse alla pelle. Ecco perché, in giornate con un tasso di umidità elevato, ci sentiamo spossati anche con temperature non estreme. Questo fenomeno è monitorato seriamente da centri come il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), che fornisce tabelle e algoritmi ufficiali per calcolare l’indice di calore.

Puoi trovare una spiegazione scientifica dettagliata sul sito NOAA – National Weather Service, che spiega anche i rischi sanitari associati ai valori alti di heat index, come i colpi di calore e la disidratazione.

 

L’Alta Pressione delle Azzorre mitiga il caldo

I ricordi meteo degli anni Ottanta e Novanta sono spesso legati all’Alta Pressione delle Azzorre, una figura barica che regalava estati soleggiate ma ventilate, con aria relativamente secca proveniente dall’Oceano Atlantico. Sotto questo anticiclone, le temperature massime si aggiravano attorno ai 30°C, ma il caldo era tollerabile proprio perché l’umidità era contenuta e il corpo poteva raffreddarsi con maggiore efficacia.

Oggi, invece, i protagonisti delle nostre estati sono anticicloni subtropicali africani, che portano masse d’aria più calde ma soprattutto molto più umide. Così, anche solo 2 o 3 gradi in più possono diventare insopportabili. Si passa dai 30°C secchi ai 35°C umidi. Ma soprattutto si passa da un indice di calore di 30°C a uno che sfiora o supera i 40°C percepiti.

 

Dalla percezione al dato strumentale: l’importanza delle misurazioni ufficiali

Nel mondo della meteorologia, non bastano le percezioni. Conta ciò che si misura, rigorosamente secondo gli standard fissati dalla WMO (World Meteorological Organization). I dati ufficiali, quelli da cui si costruiscono le medie climatiche e si studiano le tendenze del riscaldamento globale, provengono da strumenti posizionati in capannine meteorologiche, a 1,25 – 2 metri dal suolo, su prato naturale, lontano da fonti di calore artificiali.

Eppure, anche se l’indice di calore non è una temperatura reale, è uno strumento fondamentale per prevenire i rischi per la salute. È il termometro della nostra fisiologia, ed è per questo che viene ormai diffuso regolarmente da agenzie come il Met Office britannico, il DWD tedesco o il già citato NOAA statunitense.

 

Il mito del caldo “di una volta”

Quando si dice che “una volta il caldo era diverso”, non si mente. Ma si dimentica un dettaglio cruciale: la diversa qualità dell’aria e dell’umidità. I 30°C sotto l’Alta Pressione delle Azzorre non sono paragonabili ai 35°C con l’afa africana. Il corpo lo sa, e ce lo fa sentire. È per questo che ricordiamo con nostalgia quei giorni, quando la notte si dormiva senza aria condizionata e la giornata si sopportava con un ventilatore acceso.

In definitiva, senza l’Alta Pressione delle Azzorre, perdiamo quel filtro naturale che mitigava il calore, rendendolo non solo accettabile, ma persino piacevole. Un’estate senza di lei è un’estate più difficile da vivere, anche se i numeri sembrano solo leggermente più alti. Perché, come abbiamo visto, non è solo una questione di gradi, ma di come il nostro corpo li subisce. (METEOGIORNALE.IT)

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Piero Luciani

Piero Luciani

Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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