(METEOGIORNALE.IT) Con l’arrivo della stagione degli uragani, molte delle principali metropoli dell’emisfero boreale si trovano a dover fare i conti con fenomeni atmosferici sempre più intensi e imprevedibili. Mentre in Asia orientale vengono chiamati tifoni, e nei bacini dell’Oceano Indiano sono noti come cicloni tropicali, la sostanza non cambia: si tratta di eventi meteorologici estremi, capaci di devastare aree urbane, paralizzare infrastrutture e causare gravi danni economici e sociali.
Come si misura la potenza degli uragani: la scala Saffir-Simpson
Per comprendere la pericolosità di un uragano, si utilizza la Scala Saffir-Simpson, sviluppata negli Stati Uniti alla fine degli anni ’70. Questa classificazione si basa principalmente sulla velocità dei venti sostenuti, che rappresentano un indicatore diretto del potenziale distruttivo del ciclone. La scala è composta da cinque categorie:
- Categoria 1: venti tra 119 e 153 km/h. Danni limitati.
- Categoria 2: venti tra 154 e 177 km/h. Danni moderati.
- Categoria 3: venti tra 178 e 208 km/h. Danni estesi. Si entra nella soglia degli “uragani maggiori”.
- Categoria 4: venti tra 209 e 251 km/h. Danni devastanti.
- Categoria 5: venti oltre i 252 km/h. Distruzione catastrofica.
Questa scala, tuttavia, non tiene conto delle piogge o del moto ondoso (storm surge), che sono spesso tra i fattori più letali di un ciclone. Secondo il National Hurricane Center, infatti, molte delle vittime sono causate da inondazioni e frane.
New York, Miami e le città atlantiche degli Stati Uniti
Miami, in Florida, è una delle città più esposte agli uragani nel continente americano. Ogni anno, da GIUGNO a NOVEMBRE, la città attiva un sofisticato piano di emergenza, che include l’evacuazione delle zone costiere, il rafforzamento delle infrastrutture critiche e un sistema di allerta precoce in collaborazione con il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration).
Anche New York, pur essendo più a nord, ha vissuto gli effetti drammatici dell’uragano Sandy nel 2012. Da allora, la metropoli ha investito miliardi in progetti di resilienza urbana, come barriere mobili e parchi allagabili, attraverso il programma Rebuild by Design.
Città del Golfo del Messico: Houston e New Orleans
La costa del Golfo del Messico è notoriamente vulnerabile agli uragani. New Orleans ha pagato un prezzo altissimo con l’uragano Katrina nel 2005. Dopo quel disastro, sono stati ricostruiti gli argini e creati nuovi canali di drenaggio. Tuttavia, il cambiamento climatico sta aumentando il livello del mare e rendendo questi sistemi sempre più difficili da mantenere.
Houston, invece, ha puntato su un vasto sistema di bacini di contenimento, anche se eventi recenti come l’uragano Harvey nel 2017 hanno dimostrato che servono strategie integrate tra urbanistica e meteo per gestire le nuove sfide ambientali.
Tokyo, Manila e le città asiatiche alle prese con i tifoni
Nel Pacifico nord-occidentale, città come Tokyo e Manila sono soggette a tifoni tra GIUGNO e OTTOBRE. Il Giappone è un esempio globale per la sua capacità di prevenzione e risposta rapida, grazie a un’efficiente rete di sensori sismici e meteorologici, sistemi di allerta tramite smartphone e rifugi anti-tifone integrati nei piani regolatori urbani (Japan Meteorological Agency).
Manila, capitale delle Filippine, si trova in una posizione altamente esposta: secondo la World Bank, più dell’80% del PIL nazionale è a rischio a causa di eventi climatici estremi. Il governo ha quindi sviluppato piani di decentralizzazione urbana e miglioramento delle costruzioni scolastiche e ospedaliere, che devono resistere a forti venti e inondazioni (World Bank Climate Portal).
Shanghai, Hong Kong e la sfida dell’urbanizzazione
Shanghai e Hong Kong, metropoli costiere della Cina, stanno potenziando le proprie difese contro i tifoni, con investimenti in barriere costiere, sistemi di pompaggio e infrastrutture sotterranee multifunzione. In particolare, Hong Kong dispone di uno dei più avanzati sistemi di preavviso al mondo, che combina radar, satelliti e modelli ad alta risoluzione per prevedere l’arrivo e l’intensità dei cicloni tropicali (Hong Kong Observatory).
Londra, Parigi e la preparazione delle città “insospettabili”
Anche se Europa occidentale non è direttamente colpita da uragani tropicali, fenomeni come la tempesta Ophelia (2017) o Ciarán (2023) hanno mostrato che il rischio di eventi atmosferici estremi si sta espandendo. Londra e Parigi stanno quindi adottando approcci simili a quelli delle metropoli atlantiche, con piani per ridurre la vulnerabilità di trasporti, reti elettriche e aree verdi a ondate di vento e piogge intense.
In un contesto globale in cui il clima si sta tropicalizzando anche nelle medie latitudini, la gestione meteo-urbana diventa cruciale per garantire la sicurezza e la resilienza delle grandi città. Il futuro della vivibilità urbana dipenderà sempre più dalla capacità di anticipare e assorbire l’impatto di fenomeni naturali che, fino a pochi decenni fa, sembravano relegati a regioni lontane. (METEOGIORNALE.IT)
