MeteoGiornale Production

Tsunami rilevati via satellite: una svolta dal caso in Alaska

L'8 maggio 2022, nei pressi di Lowell Point, vicino a Seward, nell'estremità meridionale dell’Alaska, una frana sottomarina ha generato un modesto

Un'onda anomala di appena 6 centimetri

L’ 8 maggio 2022 , nei pressi di Lowell Point , vicino a Seward , nell’estremità meridionale dell’ Alaska , una frana sottomarina ha generato un modesto tsunami. L’evento in sé non avrebbe attirato particolari attenzioni se non fosse stato per un dato sorprendente: per la prima volta nella storia , un’ onda tsunami innescata da una frana è stata rilevata da una nave attraverso un sistema GNSS (Global Navigation Satellite System) ad altissima precisione. La protagonista della scoperta è stata la R/V Sikuliaq , una nave da ricerca dell’ Università dell’Alaska attraccata poco distante.

Il rilevamento dell’onda, alta appena 6 centimetri , è stato possibile grazie a sofisticati sensori di posizionamento verticale. Ma ciò che ha colpito maggiormente la comunità scientifica è stata la corrispondenza perfetta tra i dati registrati dalla nave e i modelli al computer che avevano previsto l’effetto della frana sulla superficie marina. Il risultato è stato pubblicato in un articolo su Geophysical Research Letters e può essere consultato integralmente a questo link .

Tecnologia GNSS: la nuova frontiera del monitoraggio tsunami

Il GNSS di bordo della Sikuliaq ha registrato spostamenti verticali minimi , ma con una precisione tale da poterli associare chiaramente al passaggio di un’onda anomala. Secondo lo studio, questo tipo di rilevazione apre un capitolo completamente nuovo: monitorare gli tsunami non solo attraverso reti sismiche terrestri o boe oceaniche , ma utilizzando le stesse navi commerciali o da ricerca , già operative in mare aperto. Si tratta di una rivoluzione potenziale per la sicurezza globale , soprattutto in contesti remoti dove non esistono infrastrutture di rilevamento.

L’uso del GNSS con risoluzione al centimetro può trasformare le flotte marittime globali in un’estesa rete passiva di rilevamento tsunami. Le navi non necessitano di strumentazioni aggiuntive oltre a quelle già impiegate per la navigazione e, grazie agli aggiornamenti in tempo reale, potrebbero fornire dati utili ai sistemi di allerta precoce , guadagnando minuti preziosi in caso di eventi distruttivi.

Conferma da articoli e media scientifici

Secondo il commento riportato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) , questo tipo di rilevamento è particolarmente promettente per gli tsunami generati da frane , che spesso non provocano terremoti e quindi sfuggono ai sistemi di allerta convenzionali . Lo studio dimostra che persino un’onda modesta, invisibile a occhio nudo e lontana dalle coste, può essere individuata grazie al GNSS.

Nel contesto italiano, Il Meteogiornale ha spesso trattato il tema degli tsunami secondari legati a crolli di versanti montani o distacchi glaciali , come in articoli sulla vulnerabilità dei fiordi norvegesi o sulla situazione potenziale delle Eolie . Anche Tempo Italia ha pubblicato analisi legate al rischio tsunami da frana nei bacini chiusi come il Mar Tirreno , sottolineando la mancanza di dati in tempo reale.

Immaginare una rete silenziosa ma pervasiva di navi che raccolgono continuamente informazioni sulla superficie dell’oceano offre scenari inediti per la prevenzione dei disastri naturali . I dati GNSS, se condivisi in tempo reale, possono essere integrati nei sistemi di protezione civile internazionali, migliorando la capacità di risposta e la resilienza di intere popolazioni.

Questa scoperta segna un cambiamento di paradigma : non è più necessario attendere che un’onda colpisca la costa per accorgersi della sua esistenza. Con le nuove tecnologie, il mare stesso può diventare sentinella .