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Tra cielo e lago: incanto senza tempo a Puno, Perù

Rossana Brambilla di Rossana Brambilla
02 Apr 2025 - 15:01
in Viaggi e Clima
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(METEOGIORNALE.IT) Inviato da un lettore e rivisto dalla redazione

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Non appena sono arrivato a PUNO, nel cuore dell’altopiano andino peruviano, ho percepito una vibrazione diversa, un’energia primitiva che mi ha subito travolto. Situata a oltre 3.800 metri sul livello del mare, questa città si affaccia sulle rive dello splendido Lago Titicaca, il più alto navigabile al mondo, e regala panorami che sembrano usciti da un sogno dipinto con le sfumature più intense dell’altopiano.

 

Il territorio di PUNO è una sinfonia di elementi naturali e culturali: da un lato il blu profondo del lago che si estende come uno specchio d’acqua infinita, dall’altro le colline brulle e dorate che si rincorrono all’orizzonte, costellate da piccoli villaggi dove il tempo sembra essersi fermato. L’aria è rarefatta ma incredibilmente pura, e ogni respiro mi collegava sempre di più a quella terra carica di spiritualità e mistero.

 

Il clima qui è sorprendentemente piacevole, nonostante l’altitudine. Durante il giorno, il sole splende con forza, regalando calore e luce intensa, mentre la sera l’aria si fa frizzante, perfetta per infilarsi in una coperta di lana alpaca e gustare una tazza di mate de coca, l’infuso tradizionale utile anche per combattere il mal di montagna. Le stagioni sono ben definite: tra maggio e settembre il clima è secco, ideale per visitare le isole e partecipare ai festival, mentre i mesi estivi, da novembre a marzo, portano piogge leggere e un verde lussureggiante che avvolge ogni angolo del paesaggio.

 

Mi sono lasciato trasportare dall’atmosfera mistica che si respira in ogni angolo della città. Passeggiare per le strade di PUNO è come camminare in un museo vivente: le facciate colorate delle case, i mercati pieni di artigianato e le persone che, con i loro abiti tradizionali, raccontano una storia che si tramanda da generazioni. La cultura aymara e quechua, qui, non è solo un ricordo del passato, ma una realtà viva, vissuta e condivisa con orgoglio.

 

Uno dei momenti più emozionanti del mio viaggio è stato senza dubbio l’incontro con le comunità delle isole galleggianti degli Uros, costruite interamente con le canne di totora, una pianta acquatica che cresce nel lago. Salire su una di queste isole è come entrare in un altro mondo: tutto è fatto di totora, dalle case alle barche, persino i letti! Le famiglie che vi abitano sono di una gentilezza disarmante e nonostante vivano in condizioni semplici, la loro ricchezza spirituale è profonda. Hanno condiviso con me storie, canti e un sorriso autentico che porterò sempre nel cuore.

 

Ma PUNO è anche sinonimo di festa. Se capitate a febbraio, non potete perdervi la Fiesta de la Virgen de la Candelaria, una celebrazione che fonde religione cattolica e riti ancestrali in un’esplosione di danze, musica e colori. Migliaia di ballerini e musicisti invadono la città con costumi elaborati e maschere che evocano antichi spiriti. Partecipare a questa festa è stato come entrare in un turbine di emozioni e folklore, dove il sacro e il profano si fondono in un abbraccio eterno.

 

Dal punto di vista geografico, PUNO si trova nell’estremo sud-est del PERÙ, al confine con la BOLIVIA. L’intera regione si estende sull’Altopiano del Collao, una vasta area andina caratterizzata da paesaggi aperti, ventosi e straordinariamente suggestivi. Il Lago Titicaca, che bagna le coste di PUNO, è il cuore pulsante di questa zona: non solo una meraviglia naturale, ma anche una fonte inesauribile di leggende. Secondo la mitologia inca, fu proprio dalle sue acque che emersero Manco Cápac e Mama Ocllo, i fondatori della civiltà incaica.

 

Le opportunità di svago nella regione sono tante e variegate. Oltre alle isole Uros, ho visitato l’isola di Taquile, un luogo dove la tessitura è un’arte millenaria tramandata solo dagli uomini, e quella di Amantaní, dove ho trascorso la notte ospite in una famiglia locale. L’esperienza dell’homestay è stata autentica e intensa: abbiamo cucinato insieme, ballato al suono di strumenti tradizionali e osservato le stelle da una terrazza naturale affacciata sul lago. Non dimenticherò mai la sensazione di pace assoluta che si prova lontano da tutto, immersi solo nella bellezza silenziosa della natura.

 

Anche l’archeologia qui ha molto da offrire. Poco fuori PUNO ho esplorato le chullpas di Sillustani, antiche torri funerarie preincaiche che dominano la laguna di Umayo. Camminare tra queste strutture misteriose, circondate da un paesaggio lunare, è stato come tornare indietro nel tempo. Ogni pietra racconta una storia, ogni ombra sussurra un segreto.

 

Tra una gita e l’altra, mi sono concesso anche momenti di relax nei caffè del centro, dove è possibile assaggiare piatti tipici come la trucha del Titicaca, un pesce di lago preparato alla griglia o in zuppa, e il quinoa chaufa, una deliziosa rivisitazione andina del classico riso saltato. Le spezie, i colori, i profumi: tutto qui ha un sapore più intenso, come se il tempo, rallentando, avesse reso ogni cosa più vera.

 

PUNO, con la sua anima sospesa tra acqua e cielo, mi ha insegnato a rallentare, a guardare le cose con occhi diversi, a sentire l’essenza delle tradizioni che ancora oggi vibrano forti nei cuori della sua gente. Non è solo una meta da visitare, ma un mondo da ascoltare, da vivere, da custodire nel profondo dell’anima. (METEOGIORNALE.IT)

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