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Mi trasferisco a Bologna: tra torri, portici e tortellini mi sento già a casa

Luisa Bruno di Luisa Bruno
13 Apr 2025 - 17:01
in Viaggi e Clima
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(METEOGIORNALE.IT) Non so esattamente quando sia nata in me questa attrazione per BOLOGNA, ma è cresciuta come una fame lenta, profonda. Forse è colpa dei racconti di amici che ci hanno vissuto, oppure dei film italiani in cui compare sempre come sfondo autentico, col suo rosso terracotta e quell’accento emiliano che sa di casa e di ironia. Ora che il trasferimento è diventato realtà, mi trovo a scrivere queste righe con l’entusiasmo di chi sta per iniziare una nuova avventura in una città che, lo so già, mi cambierà.

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Una geografia che accoglie

BOLOGNA si distende nella parte settentrionale dell’ITALIA, nel cuore dell’EMILIA-ROMAGNA, su una pianura fertile che si estende tra il fiume RENO e i primi rilievi dell’APPENNINO TOSCO-EMILIANO. Camminando per le sue strade, mi rendo conto che non è una città chiusa su se stessa: da un lato si apre verso la PIANURA PADANA, dall’altro sembra già abbracciare le colline, come se volesse fondersi con la natura circostante. E poi c’è quella sua aria di passaggio e di permanenza insieme, perché BOLOGNA è da sempre crocevia di persone, merci, idee.

Il clima: tra nebbie poetiche e primavere dolcissime

Mi aspettavo inverni rigidi e nebbie fitte, ma la verità è che il clima bolognese è piacevolmente temperato, con estati calde ma sopportabili e primavere spettacolari. L’autunno, invece, è un tripudio di colori: i portici diventano rifugi silenziosi dalla pioggia leggera, e l’aria profuma di legna e castagne. L’inverno porta un freddo secco, a volte accompagnato da nebbia che avvolge la città in un’atmosfera quasi cinematografica. Ma basta un cappuccino bollente al bar e tutto si fa più familiare.

Le torri che scrutano il cielo

Ogni volta che sollevo lo sguardo, BOLOGNA mi ricorda la sua storia verticale: le torri medievali, a cominciare dalla Torre degli Asinelli e dalla Garisenda, sembrano custodire secoli di storie, di amori e complotti. Eppure non intimoriscono: sono lì a testimoniare un passato glorioso, ma con la stessa naturalezza con cui una vecchia signora si siede sulla panchina del parco. Da lassù si vede tutto: la città rossa, le colline, i tetti in terracotta, e io mi sento minuscolo e felice.

I portici: un abbraccio lungo 40 chilometri

Forse non c’è nulla di più bolognese dei suoi portici. Mi piace pensare che siano una metafora perfetta della città: protettivi ma aperti, continui ma mai uguali. Camminarci sotto quando piove è un privilegio. Camminarci sempre è un’esperienza che rende ogni tragitto un piccolo viaggio. E poi c’è quel portico infinito che sale fino al Santuario di San Luca, 666 arcate che sembrano voler portare i tuoi pensieri verso l’alto. L’ho percorso la prima volta in silenzio, con il cuore pieno.

Un’economia che sa di mani e ingegno

BOLOGNA è un territorio laborioso, dove si fondono tradizione manifatturiera e innovazione tecnologica. La meccanica avanzata, l’automazione e il biomedicale convivono con il saper fare artigiano che si respira nei piccoli laboratori e nelle botteghe storiche. Mi ha colpito la naturalezza con cui qui si parla di imprese, di cooperative, di progetti condivisi. C’è un tessuto sociale ed economico dinamico, fortemente radicato ma sempre in fermento, come la pasta all’uovo appena lavorata.

L’università: il cuore giovane della città

Essere qui significa anche sentire la presenza viva dell’Università, la più antica d’EUROPA. Gli studenti affollano piazze, osterie, biblioteche. La sera le strade si riempiono di voci, di strumenti suonati dal vivo, di discussioni appassionate. Mi capita spesso di camminare per Via Zamboni e pensare a quanto questa città sia intellettualmente viva, senza mai essere snob. Una vitalità che contagia, che ti fa venire voglia di imparare, di discutere, di scrivere.

Il cibo: ogni giorno una scoperta

Quando dico che a BOLOGNA si mangia divinamente, sto dicendo molto meno di ciò che è. Ogni piatto qui è una celebrazione della semplicità e della generosità. Dai tortellini in brodo alla lasagna alla bolognese, dalla mortadella ai taglieri di salumi accompagnati dal tipico pane crescenta, ogni morso è un ricordo nuovo. Sono entrato in una trattoria del centro e ho sentito la cuoca dirmi: “Questi li ho fatti io stamattina”. E lì ho capito che qui la cucina è una questione personale.

Vivere a Bologna: tra cultura e gentilezza

BOLOGNA è accogliente. C’è qualcosa nello sguardo delle persone, nella cortesia degli sconosciuti, che ti fa sentire incluso. I bolognesi hanno un modo diretto ma mai invadente, e anche se non ti conoscono, se sbagli strada, ti indicano come se fossi un amico. In poche settimane ho già i miei luoghi del cuore: il Giardino Margherita per le pause lente, la Libreria Coop Ambasciatori per perdermi tra le pagine, il Mercato delle Erbe per comprare ingredienti freschi con cui reinventare le ricette della nonna.

Informazioni utili per un expat italiano

Arrivare qui da italiano è un po’ come cambiare casa senza cambiare famiglia. Il costo della vita non è tra i più bassi, ma si può vivere bene scegliendo i quartieri giusti, come San Donato, Saragozza, o Bolognina, che stanno vivendo una seconda giovinezza. I trasporti pubblici funzionano bene, la rete ciclabile si sta espandendo, e con un po’ di spirito di adattamento si può rinunciare all’auto. Inoltre, la posizione strategica della città la rende perfetta per visitare il resto del paese: FIRENZE è a meno di un’ora, MILANO a un’ora e mezza, e in poco tempo si arriva anche al MARE ADRIATICO.

BOLOGNA mi ha accolto come se mi stesse aspettando. E io, giorno dopo giorno, scopro che trasferirmi qui è stato come ritrovare una parte di me che avevo dimenticato. (METEOGIORNALE.IT)

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