(METEOGIORNALE.IT) Nelle Highlands scozzesi, dove le valli si perdono tra colline avvolte dal silenzio e i venti sussurrano parole dimenticate, si racconta da secoli di una creatura che emerge solo nelle notti senza luna. Un’entità avvolta nella nebbia fitta che si insinua tra i pascoli, dove i pastori solitari vegliano i greggi. Nessuno sa con certezza quale sia il suo vero nome, ma nei racconti tramandati oralmente, viene chiamata Anwynn, “colei che cammina tra i mondi”.
Secondo la tradizione orale, la creatura non uccide né ferisce: rapisce. Coloro che scompaiono nella nebbia non lasciano tracce. Non rimane che un bastone spezzato o un manto di lana abbandonato. Si dice che Anwynn li conduca in un regno immateriale, dove il tempo non scorre e la memoria del mondo svanisce. Un luogo di eterna sospensione, ai confini del sogno e della follia.
Questo regno viene spesso paragonato al concetto celtico di Tír na nÓg, la “terra dell’eterna giovinezza”, ma con una sfumatura più oscura: non un paradiso, bensì un limbo tra realtà e incubo. Lì, i pastori perduti vagherebbero senza età, dimentichi della loro vita passata.
Nei villaggi di Fort William, Inverness e nelle isole interne come Skye, le storie di Anwynn vengono sussurrate ancora oggi, specialmente durante i mesi autunnali, quando le nebbie si fanno più fitte e il buio arriva presto. Alcune testimonianze risalenti all’epoca vittoriana sono conservate negli archivi della Scottish Folklore Collection, un progetto nato all’interno dell’Università di Edimburgo, che raccoglie racconti tradizionali tramandati da generazioni.
Una testimonianza del 1894 racconta di un certo Dougal MacLeish, pastore di Glen Affric, che scomparve misteriosamente in una notte d’ottobre. Il suo cane fu ritrovato giorni dopo, tremante e con il pelo intriso di brina, ma Dougal non tornò mai più. Sua moglie, Isobel, giurò fino alla morte di averlo visto in sogno, in piedi su un’altura immersa nella nebbia, con lo sguardo perso nel vuoto.
Alcuni studiosi moderni, influenzati dalle teorie della fisica quantistica e della multidimensionalità, hanno tentato di dare una lettura meno mistica alla leggenda. Il fisico britannico David Deutsch, pioniere della teoria dei multiversi, ha ipotizzato che in determinate condizioni di coerenza quantistica, sia teoricamente possibile l’interazione tra mondi paralleli.
Se queste interazioni avvenissero in modo incontrollato in luoghi carichi di energia geomagnetica — come alcune zone delle Highlands, famose per le anomalie del campo terrestre — allora i racconti su Anwynn potrebbero essere una trascrizione mitologica di esperienze vissute in stati alterati di percezione, o addirittura di trasferimenti momentanei tra dimensioni.
Questa teoria trova una curiosa eco nei lavori della NASA e della European Space Agency, che hanno studiato le aperture temporanee nel campo magnetico terrestre, note come punti X, che mettono in comunicazione l’atmosfera terrestre con il vento solare. Se un simile fenomeno si verificasse a livello del suolo, potrebbe avere effetti imprevedibili sulla percezione umana.
In alcune notti, chi ha osato attraversare le valli nebbiose delle Highlands ha raccontato di aver udito voci indistinte, canti sommessi, o lamenti portati dal vento. Questi fenomeni potrebbero avere una spiegazione acustica: il suono viaggia in modo anormale nella nebbia, che agisce come una lente riflettente, amplificando e distorcendo rumori a grande distanza. Tuttavia, vi sono testimonianze che parlano di lingue sconosciute e suoni non attribuibili a nessun animale o presenza umana.
Lo studio condotto nel 2018 dall’Acoustic Research Centre dell’Università di Southampton ha dimostrato come certi fenomeni di rifrazione atmosferica possano produrre illusioni sonore così forti da influenzare il comportamento umano, causando stati di panico, disorientamento e in alcuni casi amnesie temporanee.
La leggenda di Anwynn è anche un potente simbolo della fragilità della memoria e del paesaggio interiore umano. La nebbia, in questo senso, non è solo un fenomeno meteorologico, ma una metafora dell’oblio. Gli studiosi di antropologia culturale come Claude Lévi-Strauss hanno spesso sottolineato come i miti nascano per dare forma a ciò che è informe: paura, morte, assenza.
Nelle Highlands, dove la natura domina e il tempo sembra rallentare, la mente è più predisposta a costruire archetipi, figure che spiegano l’inspiegabile. La creatura della nebbia diventa così l’incarnazione della solitudine, della perdita e dell’ignoto.
Negli ultimi anni, il mito della “rapitrice delle Highlands” ha conosciuto una nuova popolarità grazie al fenomeno del dark tourism. Escursioni notturne, documentari indipendenti e persino romanzi ispirati alla leggenda hanno attirato curiosi e appassionati del paranormale.
Nel 2022, la produzione britannica Shadow Mist Films ha lanciato un cortometraggio intitolato Whispers of Anwynn, proiettato al Festival internazionale del cinema di Edimburgo, in cui viene esplorata l’ipotesi che la creatura rappresenti una forma antica di coscienza collettiva.
Nel frattempo, team universitari di psicologi cognitivi e studiosi del folklore continuano a esplorare i meccanismi percettivi che possono dare origine a queste esperienze. Ma ogni spiegazione, per quanto razionale, non cancella il fascino oscuro di Anwynn, né l’istinto di voltarsi di scatto quando la nebbia scende improvvisa, portando con sé l’eco di passi che non dovrebbero esserci.

