Nel contesto dell’attuale crisi climatica e del crescente impatto della desertificazione e dei cambiamenti atmosferici, un recente studio pubblicato su Science of the Total Environment introduce un innovativo sistema per prevedere giornalmente la probabilità di arrivo della polvere desertica africana su varie aree del Mediterraneo occidentale.
Le polveri provenienti dal Sahara, trasportate dai venti sinottici, hanno un impatto rilevante sulla qualità dell’aria e sulla salute pubblica nei Paesi dell’Europa meridionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sottolineato il ruolo di questi eventi atmosferici nel peggiorare l’inquinamento da PM10, associandoli a un aumento dei disturbi cardiovascolari e respiratori.
Le autorità sanitarie, proprio per mitigare i rischi, promuovono la creazione di sistemi di allerta precoce. Lo studio risponde a questa esigenza introducendo un approccio basato su parametri termodinamici dell’atmosfera, con l’obiettivo di prevedere in modo più accurato quando e dove si verificheranno le ondate di polveri africane.
Gli autori hanno analizzato le regioni della Penisola Iberica e delle Isole Baleari utilizzando tre variabili meteorologiche fondamentali:
- GT (spessore geopotenziale) tra 1000 e 500 hPa: indica la quantità di aria calda presente nell’atmosfera.
2. TPOT (temperatura potenziale media) tra 925 e 700 hPa: misura la stabilità dell’aria.
3. TANOM (anomalia di temperatura) a 850 hPa rispetto al periodo 1981–2010: evidenzia eventi termici fuori norma.
Combinando questi parametri con i dati reali registrati dal 2001 al 2021, è stato possibile creare un modello di regressione multilineare in grado di stimare con precisione la PROB-ADO (probabilità di insorgenza di un evento di polvere africana) per ogni singolo giorno.
Secondo i risultati dello studio, la frequenza degli eventi di polvere sahariana è più alta d’estate, con picchi tra Giugno e Agosto. La zona sudorientale della Penisola Iberica (SE-IP) è risultata la più colpita, con il 33% dei giorni annui interessati da episodi di ADO.
Nel periodo invernale, la probabilità scende notevolmente, ma sta aumentando negli ultimi anni, probabilmente a causa dei cambiamenti nella circolazione atmosferica legati all’espansione dell’anticiclone delle Azzorre, come confermato da altre ricerche recenti.
Attraverso un’analisi statistica dei dati meteorologici dal 1940 al 2021, lo studio ha evidenziato trend in crescita per tutti e tre i parametri termodinamici utilizzati. Ciò indica che le condizioni atmosferiche favorevoli al trasporto di polveri sahariane stanno diventando sempre più frequenti.
La probabilità giornaliera di ADO (PROB-ADO) ha mostrato un aumento significativo nel tempo, con un incremento medio annuo tra 0,018% e 0,054% a seconda delle regioni. Gli aumenti più marcati si sono registrati in estate e inverno, periodi tradizionalmente meno colpiti.
Il grande vantaggio di questo metodo è la sua semplicità e replicabilità. Può essere applicato facilmente ad altre aree geografiche, adattando i parametri locali, ed è basato su dati meteorologici già disponibili nei principali modelli previsionali. Questo lo rende un alleato strategico per la protezione della salute pubblica, soprattutto nelle aree mediterranee frequentemente esposte a queste intrusioni di polveri.
In particolare, la metodologia può essere integrata nei sistemi meteo regionali per segnalare con anticipo la probabilità di eventi ADO superiori al 60%, soglia oltre la quale si osservano effetti tangibili sulla qualità dell’aria.
In un contesto di riscaldamento globale accelerato, gli eventi meteo legati alle polveri desertiche non sono solo una minaccia per l’ambiente e la salute, ma anche indicatori sensibili del cambiamento climatico. L’aumento della PROB-ADO nei decenni passati conferma che il Sahara, spinto da correnti atmosferiche sempre più instabili, raggiungerà sempre più spesso il cuore dell’Europa.
Per questo motivo, integrare i modelli meteo con strumenti previsionali come quello sviluppato in questo studio rappresenta una scelta strategica per enti pubblici, amministrazioni locali, aziende agricole, servizi sanitari e cittadini.
Credit sciencedirect.com
