
(METEOGIORNALE.IT) Articolo inviato da un lettore e rivisto dalla redazione
Non avrei mai pensato che un luogo potesse far vacillare la mia percezione del tempo. Eppure, il Parco Nazionale Canaima, nascosto tra gli angoli più remoti del sud-est del VENEZUELA, ha fatto proprio questo. Appena atterrato sulla minuscola pista della località omonima, con il fragore delle cascate in lontananza e il profumo selvatico della giungla nell’aria, ho capito che stavo entrando in un mondo a parte. Un mondo dove le montagne non hanno le cime appuntite, ma sembrano enormi tavole sospese nel cielo. Dove l’acqua cade dal nulla, e scende per oltre un chilometro d’altezza. Dove la natura non solo domina, ma racconta storie che si perdono nella notte dei tempi.
Il Parco Nazionale Canaima si trova nello stato di BOLÍVAR, nel cuore della Gran Sabana, vicino al confine con il BRASILE e la GUYANA. È una delle aree protette più vaste del continente sudamericano, estendendosi su oltre 30.000 chilometri quadrati. Questa vasta distesa è dominata da una formazione geologica unica al mondo: i tepuy, antichissimi altipiani di arenaria dalle pareti verticali, emersi oltre due miliardi di anni fa, tra le più antiche superfici terrestri ancora intatte. Alcuni di questi giganti pietrosi sono alti più di 3.000 metri, e sembrano fluttuare sopra la vegetazione lussureggiante che si stende ai loro piedi.
Tra tutti, uno spicca su ogni altro: l’Auyantepuy. È da qui che nasce il Salto Ángel, la cascata più alta del mondo, con i suoi 979 metri di caduta libera. Vederla dal vivo è un’esperienza quasi spirituale. Il volo in aereo leggero che mi ha portato sopra il tepuy è stato turbolento, ma ogni scossone veniva dimenticato quando mi affacciavo dal finestrino e vedevo il fiume trasformarsi in un velo d’acqua impalpabile, che sembrava dissolversi nel vuoto.
Il paesaggio qui è qualcosa che nemmeno la fantasia più fervida potrebbe creare. Non a caso, questo scenario ha ispirato il celebre film d’animazione Up della Pixar. E camminare tra questi giganti di roccia, tra foreste nebulose e fiumi color ambra, è davvero come esplorare una terra dimenticata dal tempo. L’acqua qui è scura, quasi rossastra, a causa dell’alto contenuto di tannino delle foglie in decomposizione. Ma è pulita, fresca, viva.
Il mio itinerario è cominciato dal villaggio di Canaima, raggiungibile solo in aereo, vista la totale assenza di strade praticabili. Questo piccolo insediamento è la porta d’ingresso al parco, e si affaccia su una laguna spettacolare, circondata da palme e dominata da una serie di cascate scenografiche come El Sapo e El Hacha. Navigare in canoa sulla laguna è stata una delle prime esperienze che mi hanno fatto innamorare del posto. Le acque sembrano dipinte con colori irreali, riflettendo i tepuy sullo sfondo come in un quadro.
Il viaggio per raggiungere il Salto Ángel, però, è un’avventura a sé. Da Canaima si risale il fiume Carrao in curiara, una lunga e sottile canoa motorizzata usata dagli indigeni Pemon. Il tragitto, che dura diverse ore, è intervallato da rapide, sponde ricoperte di vegetazione fittissima e improvvisi scorci mozzafiato. Si dorme in amache, sotto tettoie di foglie di palma, ascoltando il suono incessante della giungla.
Durante il giorno, il sole picchia forte, ma l’umidità è costante, avvolgente. Il clima a Canaima è caldo e umido durante tutto l’anno, con temperature medie che oscillano tra i 25 e i 32 gradi. Ci sono due stagioni ben distinte: la stagione delle piogge, che va da maggio a novembre, e la stagione secca, da dicembre ad aprile. Io ho viaggiato a fine ottobre, e ho potuto assistere alla potenza delle cascate nel loro massimo splendore. I fiumi sono più pieni, le rapide più impetuose, la vegetazione più verde e viva. Ma non mancano i rovesci improvvisi: in pochi minuti, un cielo sereno può trasformarsi in un temporale tropicale che sembra voler lavare via il mondo intero.
Una volta raggiunto il campo base, si prosegue a piedi, con una camminata intensa ma emozionante nella foresta pluviale. L’ultima salita, prima di raggiungere il punto panoramico del Salto Ángel, è faticosa, scivolosa e immersa in una nebbia quasi surreale. Ma quando finalmente si apre la vista sulla cascata, si resta in silenzio. Ogni parola sembra inadeguata di fronte a quella colonna d’acqua che cade senza sosta, sfidando la gravità e il tempo.
Oltre all’esplorazione del Salto Ángel, Canaima offre infinite possibilità di avventura e contemplazione. Ho nuotato ai piedi delle cascate El Sapo, attraversandole dietro un velo d’acqua fragorosa, con la pelle percossa dal getto ma il cuore colmo di emozione. Ho visitato villaggi indigeni dove il tempo sembra essersi fermato, parlato con guide locali che conoscono ogni sentiero, ogni albero, ogni spirito della foresta.
La fauna è un’altra delle meraviglie del parco. Ho avuto la fortuna di vedere tucani colorati, scimmie che saltavano tra gli alberi e farfalle grandi come la mia mano. In lontananza, il ruggito di un giaguaro ricordava che qui la natura è ancora sovrana.
Il cielo, poi, ha regalato uno degli spettacoli più memorabili della mia vita. Lontano da ogni inquinamento luminoso, le notti a Canaima sono una cattedrale di stelle. Sdraiato nella mia amaca, guardavo le costellazioni emergere una ad una, mentre il vento soffiava tra le foglie e un silenzio profondo abbracciava ogni cosa.
In questo angolo remoto del VENEZUELA, dove la geografia si fa leggenda e il tempo pare rallentare, ho trovato qualcosa che va oltre la bellezza. Ho trovato una connessione profonda con la terra, con l’acqua, con l’aria. Ho sentito il battito del mondo primordiale, quello che esisteva prima di noi e che, con ogni probabilità, continuerà a esistere dopo.
Canaima non è un semplice luogo da visitare. È un viaggio dentro un sogno antico, scolpito nella pietra, incastonato tra le nuvole, e custodito dalla giungla. (METEOGIORNALE.IT)
