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Eruzione del Vesuvio vista dal porto: spettacolo tragico e irreale

Gianfranco De Agostini di Gianfranco De Agostini
28 Mar 2025 - 18:50
in A La notizia del giorno, Fantascienza
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(METEOGIORNALE.IT)

NAPOLI – Venerdì, ore 18:37 del 2068.

Il Porto di Napoli è gremito, un fiume umano si riversa lungo la banchina osservando, in un silenzio assordante, la furia esplosiva del Vesuvio. Davanti ai miei occhi, la montagna si è trasformata in un colosso di fuoco e cenere. Una colonna eruttiva, alta almeno dieci chilometri, si staglia nel cielo del Golfo di Napoli, sovrastando tutto con un’energia primordiale che taglia il fiato.

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Racconto ispirato alla libera fantasia dell’autore. Qualunque riferimento a fatti reali è puramente immaginario.

 

Intorno a me, centinaia di persone hanno alzato i loro smartphone, gli schermi brillano come candele in un rito collettivo. Qualcuno prega, altri piangono, ma la maggior parte rimane ipnotizzata. La voce dei bambini si mescola ai sussurri degli adulti. La nube cresce, si espande e avanza con potenza. Si tratta chiaramente di un’eruzione pliniana, simile – per ferocia e imponenza – a quella che nel 79 d.C. cancellò Pompei, Ercolano e Stabia.

 

Il cielo sopra Napoli si è fatto scuro, una luce livida filtra dalle nubi di cenere che rotolano verso sud-est. A est, il cono del Vesuvio vibra, come se fosse scosso da un respiro antico e pesante. Nubi ardenti, le famigerate colate piroclastiche, si stanno staccando dalle pendici, scivolando veloci e mortali lungo i fianchi del monte, divorando boschi e sentieri. La velocità con cui avanzano è inumana, le linee di fuoco che le accompagnano creano un gioco di luci spettrali che sembra uscito da un incubo dantesco.

 

Sopra di noi, un elicottero sorvola la scena. Le sue pale tagliano l’aria densa di cenere mentre una videocamera professionale ruota su sé stessa, trasmettendo in diretta le immagini a migliaia di televisioni. Il riflesso delle sue luci crea un’aura inquietante tra le nuvole, facendo apparire il Vesuvio come un mostro mitologico appena risvegliato.

 

Da via Marina fino a piazza Municipio, la folla si accalca per osservare. Ogni punto panoramico, ogni balcone, ogni tetto sembra ospitare occhi spalancati. L’eruzione è iniziata da circa mezz’ora, eppure pare che il tempo si sia dilatato. I minuti scorrono lenti, pesanti, mentre la cenere inizia a cadere. Prima sottile, quasi impercettibile, poi più densa. I capelli si coprono di grigio, le giacche si impolverano. Napoli è entrata in un film in bianco e nero, irreale e struggente.

 

Non si odono sirene. Le autorità sembrano aver evacuato le zone a rischio in tempo, ma da Portici, Torre del Greco e San Giorgio a Cremano giungono voci contrastanti. Alcuni dicono di aver visto le fiamme lambire le strade. Altri parlano di animali in fuga, di boati che fanno tremare i vetri. Ma qui, al porto, c’è solo stupore. L’umanità che assiste è bloccata tra la meraviglia e il terrore.

 

Dietro di me, una donna con un cappotto beige sussurra: “È come guardare la fine del mondo… ma non riesco a distogliere lo sguardo.” Le sue parole si perdono nel rumore basso e continuo del vulcano, un suono profondo, che sembra provenire dal centro della Terra. I bambini restano immobili, con gli occhi pieni di fuoco e di domande che nessuno sa rispondere.

 

Una polvere grigia comincia a coprire le acque del Golfo, creando un effetto lattiginoso. Le navi attraccate sono silenziose, come sospese in attesa di ordini. Il Castel dell’Ovo, sullo sfondo, appare come una fortezza medievale pronta a resistere all’assalto degli elementi.

 

Un lampo improvviso, seguito da un fragore assordante, squarcia il cielo sopra la cima. È un’esplosione, probabilmente il collasso di parte del cratere. Una nuvola ancora più scura, densa di gas e polveri incandescenti, si riversa giù con una velocità che fa tremare la terra sotto i piedi.

 

Scrivo con le mani tremanti, cercando di descrivere l’indescrivibile. Questo racconto è frutto della mia immaginazione, ma ciò che sento qui, ora, mentre guardo il Vesuvio esplodere davanti a me, è reale solo nella mia mente, nel mio cuore, nei miei occhi. Anche se è solo una visione nata dalla fantasia, anche se il Vesuvio oggi è quieto, dentro di me ha già eruttato. (METEOGIORNALE.IT)

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