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Italia, il picco di Ghiaccio in Italia tra il 10 e 20 Gennaio. Prime proiezioni

Federico De Michelis di Federico De Michelis
06 Gen 2025 - 12:20
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Meteo News, Zoom
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(METEOGIORNALE.IT) Nella seconda settimana di gennaio, le principali simulazioni indicano che il Vortice Polare (PV) potrebbe subire un allungamento particolarmente evidente, con effetti riscontrabili soprattutto in America e in Asia, ma verosimilmente anche in Europa. Questo fenomeno favorirebbe l’arrivo di masse di aria eccezionalmente fredda, alimentando la probabilità di nevicate, in particolare a quote relativamente basse. Il quadro generale resta comunque incerto, poiché i modelli di previsione non forniscono ancora una visione univoca dell’evoluzione atmosferica nel lungo periodo.

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Gli scenari attuali, tuttavia, convergono su un punto cruciale: la circolazione atmosferica appare estremamente dinamica, con possibili variazioni repentine nella distribuzione delle masse d’aria. I segnali di un possibile passaggio a un modello W2, tipico di La Niña, rafforzano l’idea di una stagione invernale instabile. Se le prossime analisi dovessero confermare questo scenario, l’Europa si troverebbe di fronte a un pattern di correnti complesse che potrebbero esporre diverse regioni a fasi di freddo intenso.

 

L’indice di robustezza del Vortice Polare appare, al momento, piuttosto elevato, anche se non emergono segnali evidenti di un suo pieno accoppiamento con la Troposfera. Questa condizione implica che l’evoluzione delle masse d’aria fredde resta soggetta a rapidi cambiamenti, specialmente in presenza di anomalie oceaniche e oscillazioni tipiche di La Niña.

 

Le ultime elaborazioni di GFS e ECMWF mostrano differenze sostanziali, con proiezioni che disegnano possibili scenari distinti per l’Europa. Se tali discrepanze persistessero, le ripercussioni climatiche sarebbero notevoli: alcune regioni potrebbero sperimentare intrusioni di aria gelida dai quadranti artici, mentre altre aree subirebbero solo un raffreddamento moderato. In aggiunta, un eventuale Atlantico in fase negativa fornirebbe ulteriore supporto all’ipotesi di un getto che si innalza verso latitudini più settentrionali, aprendo la strada a correnti nord-orientali.

 

È fondamentale valutare quale tipo di rottura d’onda (AWB o CWB) si verificherà nelle prossime settimane. Se dovesse prevalere l’onda anticiclonica di rottura (BLO) in prossimità del Regno Unito, l’Europa potrebbe assistere a un blocco in Atlantico che faciliterebbe la discesa di aria molto fredda verso sud. In tale contesto, vaste zone del continente si troverebbero sotto l’influenza di venti rigidi, con possibili nevicate anche in località non abituate a fenomeni di questo tipo.

 

Al contrario, qualora l’onda ciclonica di rottura (-NAO) prendesse il sopravvento nei pressi della Groenlandia, il flusso artico si dirigerebbe maggiormente verso l’Europa centrale, interessando in misura minore quella meridionale. In ogni caso, l’incertezza rimane elevata e richiede un monitoraggio costante. I meteorologi sottolineano che persino un Vortice Polare solido può cedere rapidamente, qualora insorga un significativo riscaldamento in Stratosfera.

 

Queste prospettive meteorologiche evocano i ricordi del febbraio 2018, quando l’Italia e gran parte dell’Europa furono interessate da un’ondata di gelo eccezionale di matrice siberiana. Il responsabile fu un fenomeno di Stratwarming: un improvviso riscaldamento in quota che indebolì e distorse il Vortice Polare, favorendo la migrazione di aria artica a latitudini più basse. Le temperature in molte zone europee si abbassarono sensibilmente, con abbondanti precipitazioni nevose che coinvolsero anche aree normalmente meno esposte a bufere di neve.

 

In quell’occasione, il Buran, vento proveniente dall’estrema Siberia, colpì con forza soprattutto le regioni adriatiche e il Sud della Italia, dove provocò disagi significativi. La neve cadde in modo inusuale anche a Roma e Napoli, evidenziando la natura estrema dell’evento. Le infrastrutture soffrirono gli effetti di questa ondata gelida, mentre la domanda di riscaldamento aumentò in modo considerevole, mettendo sotto stress il sistema energetico nazionale.

Secondo varie analisi, la probabilità di sperimentare un episodio di Buran durante la stagione invernale del 2025 è superiore a quella riscontrata negli anni successivi al 2018. L’azione di La Niña, unita alla tendenza del Vortice Polare a mostrarsi meno compatto, lascia aperta la strada a evoluzioni meteorologiche potenzialmente estreme. Anche le correnti oceaniche in Atlantico giocherebbero un ruolo determinante, plasmando un quadro in cui non mancherebbero irruzioni fredde di notevole portata.

 

Le ultime previsioni meteo confermano la possibilità di un raffreddamento sensibile sull’Italia entro breve tempo, eventualità che potrebbe agevolare la discesa del Buran sull’Europa e, in un secondo momento, sul nostro Paese. Tale configurazione si concretizzerebbe se le alte pressioni si collocassero in Atlantico e se il getto polare si spostasse verso latitudini settentrionali, liberando la strada a masse d’aria provenienti da nord-est.

La prospettiva di un possibile blocco anticiclonico in Atlantico o di un consolidamento dell’onda ciclonica in prossimità della Groenlandia ribadisce l’importanza di un’analisi sinottica approfondita. Se il blocco anticiclonico dovesse imporsi, l’Europa vivrebbe condizioni termiche molto inferiori alla norma, con nevicate significative anche a quote collinari. L’Italia, in tal caso, sperimenterebbe un ingresso d’aria gelida da nord-est, soprattutto nelle regioni settentrionali e adriatiche.

 

Qualora, invece, l’onda ciclonica di rottura prendesse il sopravvento, le correnti perturbate da ovest limiterebbero la portata del freddo, confinandolo alle zone più settentrionali del continente e lasciando le aree meridionali al riparo dalle ondate glaciali. In questo scenario, l’Italia vedrebbe un calo delle temperature meno incisivo, con nevicate prevalentemente concentrate sulle aree montane.

 

Riflettendo su quanto avvenne nel 2018, emerge l’imprevedibilità dei fenomeni meteorologici estremi. Il ricordo di quel febbraio sottolinea l’urgenza di disporre di strategie di gestione del rischio adeguate, affinché l’Europa e l’Italia possano prepararsi al meglio in vista di eventi simili. Pianificare interventi mirati, basati su dati meteo continuamente aggiornati, risulta imprescindibile per mitigare i danni e proteggere infrastrutture e popolazione.

È indispensabile proseguire nella raccolta di informazioni sulla Stratosfera, sull’intensità del Vortice Polare e sulle anomalie oceaniche, in modo da anticipare con maggiore precisione eventuali episodi di freddo estremo. Le nuove tecnologie di previsione consentono di individuare segnali premonitori di ondate glaciali, come la formazione di blocchi anticiclonici in Atlantico e la tendenza del getto a deviare verso latitudini artiche.

Alla luce dei recenti scenari, l’inverno 2025 potrebbe riservare situazioni di gelo analoghe a quelle sperimentate nel 2018, se non addirittura più intense, qualora si verificasse un deciso spostamento del getto polare e una sostanziale instabilità del Vortice Polare. Se un nuovo Buran si incamminasse dalla Siberia verso l’Europa, i disagi sarebbero significativi e investirebbero diversi settori, dalle attività produttive fino alla mobilità.

 

È cruciale mantenere alta l’attenzione sull’evoluzione del Vortice Polare, valutare i segnali di possibili riscaldamenti in Stratosfera e incrociare i dati dei modelli GFS ed ECMWF. Solo un monitoraggio costante, unito a una visione d’insieme sulla circolazione in Atlantico e sull’influsso di La Niña, consentirà di prevedere con sufficiente anticipo l’arrivo di nuove irruzioni artiche.

 

La lezione del 2018 suggerisce che, di fronte a un potenziale ritorno del Buran, l’azione preventiva rappresenta la risposta più efficace. Preparare infrastrutture, reti di distribuzione energetica e sistemi di trasporto al freddo estremo significa ridurre al minimo le conseguenze economiche e sociali. Se l’Europa e l’Italia sapranno trarre insegnamento dal passato, potranno affrontare con maggiore solidità un eventuale ciclone di ghiaccio proveniente dalla gelida Siberia. L’inverno, con le sue sfide e le sue sorprese, resta dunque una stagione da osservare con grande attenzione, ricordando che i mutamenti del clima possono manifestarsi in modo repentino e incisivo. (METEOGIORNALE.IT)

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Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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