(METEOGIORNALE.IT) C’è un cambiamento di circolazione atmosferica in corso da oltre un decennio, definito come fluttuazione del clima. Questa fase è divenuta persistente nel tempo, variando solo occasionalmente. Mi riferisco al pattern meteorologico invernale che favorisce l’instaurarsi di alte pressioni sull’Europa, richiamando spesso aria mite dalle regioni sub-tropicali.
Tali alte pressioni, un tempo, si alternavano e si posizionavano prevalentemente nel centro dell’Atlantico Settentrionale, come sottolineato dal Servizio Meteo Spagnolo (AEMET). Questo fenomeno è responsabile dei lunghi periodi di siccità che colpiscono d’inverno la Penisola Iberica, dove solitamente si registrano le maggiori precipitazioni annuali. La loro assenza ha drasticamente ridotto sia il numero di giorni di pioggia che le quantità complessive stagionali. Inoltre, a causa del cambiamento climatico, si è osservato un aumento dell’intensità dei fenomeni meteorologici.
Una delle cause della riduzione delle nevicate nella Pianura Padana è attribuibile proprio a questo pattern sfavorevole, caratterizzato dalla presenza di alte pressioni in Europa piuttosto che sull’Oceano Atlantico settentrionale.
Questa configurazione riduce significativamente, se non addirittura annulla, le occasioni di ondate di aria fredda provenienti dalla Siberia, le quali si dirigono prima verso la Russia per poi espandersi sulla Scandinavia e le pianure europee. Nel dicembre 2009, a metà mese, nell’Europa orientale era presente una massa d’aria estremamente fredda, con isotermie che raggiungevano -24 °C alla quota di 850 hPa. Il 16 dicembre, isotermie di circa -10 °C erano già presenti sulle regioni alpine, con valori di -6 °C nella Pianura Padana, sempre alla stessa quota.
Condizioni atmosferiche in Italia nel dicembre 2009
Come spesso accade, le basse pressioni mediterranee sono determinanti. In quei giorni era presente un minimo di 997 hPa sul Basso Tirreno e un secondo sullo Jonio, che richiamavano aria fredda da nord-est verso l’Italia. Questo fenomeno si avvertiva maggiormente nelle regioni settentrionali: a Milano Linate, ad esempio, il 16 dicembre 2009 si registravano una temperatura minima di -4 °C e una massima di +5 °C.
L’instabilità atmosferica in Valpadana favoriva la formazione di nebbie dense.
Il 17 dicembre, la temperatura massima a Milano Linate non superava i +3 °C, mentre la minima era di -2 °C. Il 18 dicembre la minima scendeva ancora a -2 °C e la massima si fermava a +1 °C. In quota, la situazione peggiorava: il 18 dicembre le regioni settentrionali si trovavano sotto un campo di bassa pressione, con il minimo sul Mar Tirreno, mentre aria fredda proveniente dai Balcani continuava ad affluire sul Nord Italia, portando le isoterme a 850 hPa a valori di -10 °C in Friuli-Venezia Giulia, -8 °C a Brescia e -7 °C a Milano.
Il peggioramento del 19 dicembre 2009
Il 19 dicembre, il minimo di bassa pressione si spostava sul Golfo Ligure, mentre in Pianura Padana continuavano a soffiare correnti fredde da est, causando diffuse precipitazioni nevose. A Milano Linate, il 19 dicembre, si registrava una temperatura minima di -5 °C e una massima di -1 °C, condizioni ideali per le nevicate, che erano già iniziate il giorno precedente, sparse in tutta la Valpadana.
Il giorno 20 dicembre era particolarmente freddo: Milano Linate era avvolta dalla nebbia per tutto il giorno, con l’albedo della copertura nevosa che accentuava il raffreddamento. La temperatura massima non superava i -3 °C, mentre la minima crollava a -7 °C. Nei dintorni della città, il freddo era ancora più intenso: a Milano Malpensa, il 18 dicembre si registravano -8 °C, il 19 -14 °C e temperature simili si mantenevano il 20 e il 21 dicembre, quando arrivò la grande nevicata.
Isoterme significative durante l’ondata di freddo
Nella giornata del 20 dicembre, le isoterme a 850 hPa mostravano valori significativi: -11 °C in Friuli-Venezia Giulia, -10 °C in Veneto e Romagna, mentre in Lombardia occidentale oscillavano tra -9 °C e -8 °C nella zona di Malpensa. Da evidenziare che l’isoterma di 0 °C raggiungeva la Sicilia settentrionale, coprendo praticamente tutta l’Italia. Si trattava di un’ondata di freddo notevole: a Roma, a 850 hPa, si registravano -5 °C, lo stesso valore rilevato in Sardegna.
Un mix perfetto per la neve
La presenza di alte pressioni sull’Atlantico, lontane dalle Isole Britanniche, e la conseguente espansione di aria fredda verso i Balcani e l’Europa centrale, accompagnata da un minimo di bassa pressione sul Tirreno, aveva creato un mix perfetto. Questa configurazione aveva favorito nevicate diffuse non solo al Nord Italia, ma anche in altre regioni, come accadde proprio il 20 dicembre 2009.
Il 21 dicembre 2009: tormenta di neve
Il 21 dicembre 2009 la situazione meteorologica muta profondamente. Inizia a soffiare un vento più mite, ma l’Italia rimane immersa in un clima molto freddo, con isotermie di 0 °C diffuse su gran parte del territorio nazionale. Tuttavia, al Nord Italia, in quota, l’entità del freddo si riduce gradualmente a causa dell’arrivo di una perturbazione da ovest. Questo contesto atmosferico, con isotermie simili a quelle del 21 dicembre, non poteva che portare neve, definita “farinosa” per via delle temperature sottozero a tutte le quote. In Pianura Padana, le temperature erano diffusamente sotto i -5 °C, con valori inferiori ai -8 °C tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia.
Da notare che la -4 °C a 850 hPa si estendeva fino al Lazio e alla Sardegna settentrionale, spingendosi perfino nelle aree interne della Campania, mentre la -6 °C lambiva la Puglia, inglobando il Gargano.
La perturbazione e l’arrivo della neve
L’avanzata della perturbazione era accompagnata da un cambio nella direzione del jet stream, che si poneva da ovest-nordovest, rinforzandosi soprattutto sulle regioni occidentali con l’arrivo del fronte perturbato. Alle 13:00 del 21 dicembre 2009, la situazione atmosferica sul Nord Italia era chiaramente indicativa di nevicate diffuse. Le previsioni annunciavano neve anche sugli Appennini centrali e settentrionali, dove le temperature erano ancora molto basse, nonostante l’incombere di un vento da sud-ovest.
Analizzando le temperature a 850 hPa, il Nord Italia si trovava ancora diffusamente sotto i -5 °C, con valori che raggiungevano i -9 °C nell’estremo nord-ovest e addirittura i -10 °C nell’alto Friuli-Venezia Giulia.
La tormenta di neve del 21 dicembre 2009
La perturbazione ha scatenato una vera e propria tormenta di neve su tutto il Nord Italia, con nevicate particolarmente intense in Lombardia, Piemonte e Emilia occidentale. A Milano, la neve farinosa, caratterizzata da temperature decisamente sottozero, si accumulava su uno strato preesistente di neve gelata, creando una situazione meteorologica insolita. Eventi simili si sono rivisti, seppur con intensità diverse, durante l’ondata di gelo del febbraio 2012.
A Milano, in quel 21 dicembre, caddero oltre 30 cm di neve. L’allerta meteo, purtroppo, non fu gestita adeguatamente: l’allarme venne lanciato solo durante il TG delle 13, quando era ormai troppo tardi per evitare che le strade si riempissero di automobili. Il traffico rimase paralizzato, con migliaia di persone bloccate sotto una tormenta di neve per ore. In alcune aree, si registrarono tempi di attesa fino a 10 ore, mentre i mezzi per la pulizia delle strade non riuscivano a intervenire tempestivamente. La mancanza di una prevenzione concreta fu evidente, nonostante si trattasse di un fenomeno prevedibile.
Gelicidio e il rapido cambiamento meteorologico
La perturbazione, rallentata nel suo movimento verso est, continuò a portare neve su Milano, la Lombardia e ampie aree del Nord Italia per tutta la mattinata del 22 dicembre. Tuttavia, la temperatura cominciò ad aumentare gradualmente. Nel tardo pomeriggio, la neve lasciò spazio alla pioggia, accompagnata da un forte vento di scirocco che spazzò via il grande freddo. Alle 12:00 del 22 dicembre, le isoterme a 850 hPa mostravano valori appena sotto i -3 °C nel Piemonte più freddo, mentre a Milano la temperatura si attestava intorno a -1 °C, e cominciava a piovere.
Questo repentino cambiamento portò a un fenomeno di gelicidio, che interessò molte aree del Nord Italia, inclusa la Liguria. A Genova, il gelicidio colpì in modo particolare. Questo fenomeno, causato dalla pioggia che congela su superfici con temperature sottozero, si verificò perché, nonostante il vento di scirocco, la temperatura dell’aria al suolo era ancora attorno a 0 °C.
L’epilogo e il ritorno del freddo
Durante la giornata del 22 dicembre, la situazione migliorò gradualmente, con l’aumento delle temperature che favorì lo scioglimento della neve in parte inzuppata dalla pioggia. A Milano Malpensa, il 24 dicembre, sotto un forte diluvio, si registravano una minima di +1 °C e una massima di +4 °C. La pioggia cessò solo il giorno di Natale, ma le gelate tornarono rapidamente, causando il congelamento della neve impregnata d’acqua. La Pianura Padana riprese a perdere calore, con il freddo che si diffuse nuovamente nelle aree metropolitane. A Milano Linate, il 28 dicembre, la temperatura minima sfiorava i -3 °C.
Conclusioni sull’evento del 21 dicembre 2009
La grande nevicata del 21 dicembre 2009, seguita dal gelicidio, rappresenta un caso emblematico delle conseguenze e le condizioni ideali per la formazione di un cuscinetto d’aria fredda in Pianura Padana. Tuttavia, queste configurazioni atmosferiche sono ormai rare a causa della persistente presenza di alte pressioni sull’Europa anziché sull’Oceano Atlantico.
Sebbene le temperature globali siano aumentate negli ultimi 15 anni, il grande freddo in Russia e Siberia persiste. Sarebbe sufficiente una riapertura del flusso da nord-est per trascinare aria fredda fino all’Italia, creando di nuovo le condizioni ideali per una nevicata in pianura. Tuttavia, un simile evento appare sempre più difficile in un contesto di cambiamento climatico. (METEOGIORNALE.IT)
