
(METEOGIORNALE.IT) La stagione degli uragani atlantici del 2024 si è distinta per la sua intensità e il devastante impatto, superando di gran lunga la media stagionale degli ultimi anni. Con 18 tempeste denominate, 11 uragani e 5 uragani maggiori, questa stagione ha dimostrato condizioni eccezionali, sia in termini di frequenza che di intensità. Il valore dell’Energia Ciclonica Accumulata (ACE) ha raggiunto 162, un incremento del 33% rispetto alla norma, confermando il 2024 come un anno classificabile come “iperattivo” secondo gli standard della Colorado State University.
Uragani estremi e record stagionali
Le acque insolitamente calde e un basso livello di taglio del vento hanno favorito lo sviluppo di due uragani di categoria 5: Beryl e Milton. Beryl ha raggiunto Carriacou a Grenada il 1° luglio, toccando terra come uragano di categoria 4 con venti che hanno sfiorato i 241 km/h, segnando un record come il ciclone più potente dell’Atlantico fino a quel momento. Tuttavia, è stato Milton a stabilire un nuovo riferimento per forza e distruzione. Con venti che hanno raggiunto i 290 km/h e una pressione centrale minima di 897 mb, Milton si è posizionato tra i cicloni più potenti mai registrati nel bacino atlantico.
L’impatto devastante di Helene
L’uragano Helene, che ha toccato terra nella regione del Big Bend in Florida il 26 settembre, è stato il più distruttivo e letale della stagione. Con venti che hanno raggiunto i 225 km/h, questa tempesta ha causato almeno 243 vittime in sette stati degli Stati Uniti e ha comportato danni economici considerevoli, diventando uno degli uragani più costosi della storia americana.
Frequenza di landfall senza precedenti
Dei 18 cicloni tropicali denominati, 12 hanno toccato terra in diverse aree del bacino atlantico. Di questi, 5 hanno colpito il territorio continentale degli Stati Uniti mantenendo la forza di uragano, sottolineando l’intensità e la frequenza anomala di questa stagione. Questa caratteristica ha rafforzato ulteriormente l’idea di una stagione eccezionalmente attiva.
Condizioni climatiche favorevoli
Le acque superficiali dell’Atlantico hanno registrato temperature vicine ai massimi storici, specialmente durante il picco stagionale tra agosto e ottobre. Allo stesso tempo, il fenomeno climatico La Niña nel Pacifico orientale ha contribuito a ridurre il taglio verticale del vento, una condizione essenziale per la formazione di cicloni tropicali intensi. Il settore principale per lo sviluppo degli uragani (Main Development Region, MDR) ha visto uno shear verticale dei venti tra i più bassi mai registrati, creando l’ambiente perfetto per un’attività ciclonica superiore alla norma.
Una pausa inaspettata e la ripresa tardiva
Nonostante le condizioni favorevoli, un periodo di relativa tranquillità tra agosto e settembre, i mesi generalmente più attivi, ha sorpreso molti esperti. Questo rallentamento è stato attribuito a una combinazione di fattori: uno spostamento verso nord del monsone africano, che ha introdotto aria secca nella MDR; temperature elevate in quota, che hanno aumentato la stabilità atmosferica; e l’influenza di una fase sfavorevole dell’Oscillazione Madden-Julian (MJO). Tuttavia, questa pausa è stata seguita da una ripresa intensa e senza precedenti delle attività cicloniche a partire dalla fine di settembre.
Record di attività tardiva
Dopo il rallentamento iniziale, la stagione ha registrato un picco significativo con 11 tempeste denominate che si sono formate dopo settembre. Questa anomalia ha stabilito nuovi record di attività tardiva, consolidando il 2024 come una delle stagioni più memorabili e devastanti nella storia degli uragani atlantici. (METEOGIORNALE.IT)
