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Le persone sorde adottano diverse modalità di pensiero, influenzate da una varietà di fattori individuali come l’età in cui hanno perso l’udito o il grado di formazione vocale ricevuta. Non esiste un’unica modalità che caratterizzi il modo di pensare di tutte le persone sorde. Alcuni individui nati sordi potrebbero non avere un riferimento interno per i suoni del linguaggio parlato, mentre chi ha perso l’udito in età più avanzata può mantenere memorie delle comunicazioni verbali.

 

Il linguaggio dei segni, utilizzato da molte persone sorde, non è uniforme a livello mondiale; ci sono circa 300 lingue dei segni differenti, ciascuna con caratteristiche proprie. Pertanto, il tipo di linguaggio che una persona sorda immagina mentalmente dipende dal dialetto specifico che utilizza. Per esempio, una persona che usa la lingua dei segni americana avrà un pensiero visivo diverso rispetto a chi usa la lingua dei segni britannica o altre varianti.

 

La professoressa Bencie Woll, esperta di linguistica presso l’University College London, ha osservato che i bambini sordi possono essere visti mentre “parlano” a se stessi tramite il linguaggio dei segni, in modo simile ai bambini udenti che parlano tra sé e sé. Questa forma di auto-comunicazione visiva può comprendere anche immagini mentali e l’uso di parole scritte.

 

Studi scientifici hanno dimostrato che pensare tramite il linguaggio dei segni attiva la corteccia frontale inferiore sinistra del cervello, la stessa area coinvolta quando le persone udenti formulano pensieri verbalmente. Questo suggerisce che i processi cognitivi siano simili tra chi usa una voce interna e chi utilizza una “firma interna”, cioè la comunicazione tramite il linguaggio dei segni.

 

Già negli anni ’70, ricerche indicavano l’importanza della firma interna per la memoria a breve termine, in un ruolo analogo a quello del discorso interno nelle persone udenti.

Un aspetto affascinante riguarda il fatto che alcune persone, sorde o udenti, non hanno un vero e proprio monologo interno, ma i loro pensieri consistono in immagini o concetti astratti, senza componenti verbali. Non è ancora del tutto chiaro quanto questo fenomeno sia comune tra le persone sorde o se si verifichi con la stessa frequenza riscontrata nella popolazione udente.

 

In aggiunta, esiste una condizione chiamata afantasia, caratterizzata dall’incapacità di generare immagini mentali. Tuttavia, mancano studi approfonditi sull’incidenza di questa condizione tra le persone sorde. Comprendere come le persone sorde affette da afantasia sperimentino i loro pensieri, senza riferimenti uditivi o visivi chiari, potrebbe fornire nuovi spunti per la ricerca neuroscientifica e psicologica.

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