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Credit NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

La sonda New Horizons, attualmente a una distanza di circa 8,7 miliardi di chilometri dal nostro pianeta, ha raccolto dati fondamentali per comprendere meglio la luminosità dell’universo lontano. Trovandosi in una regione remota del sistema solare, la sonda è immersa in un ambiente estremamente buio, ideale per condurre misurazioni precise del fondo ottico cosmico (COB), una radiazione debole che deriva dall’emissione combinata di antiche galassie e stelle. Questo fenomeno è simile alla radiazione cosmica di fondo a microonde (CMB), ma riguarda la luce visibile e altre lunghezze d’onda più corte.

 

Il COB rappresenta una sorta di bagliore fossile, prodotto dalla nascita e dalla morte di trilioni di stelle e galassie durante l’intera evoluzione dell’universo. Recenti stime indicano che questa luce sia incredibilmente debole, fino a 100 miliardi di volte meno intensa rispetto alla luce visibile sulla Terra.

 

Dopo aver superato Plutone nel luglio del 2015, la sonda New Horizons ha continuato il suo viaggio nelle profondità del sistema solare, e durante l’estate del 2023, ha impiegato la sua fotocamera per osservare aree dell’universo situate a latitudini galattiche elevate. Queste regioni sono ideali per evitare la contaminazione da fonti luminose vicine, come le stelle più luminose o la brillantezza del centro della Via Lattea. Grazie a queste immagini, gli astronomi sono riusciti a ottenere misurazioni straordinariamente precise del COB.

 

Per migliorare l’accuratezza delle misurazioni, gli scienziati hanno dovuto eliminare la luce dispersa dalla polvere che circonda la Via Lattea. Una volta eliminato questo disturbo, hanno stimato il valore del fondo ottico cosmico a circa 11 nanowatt per metro quadrato, misurato su un’area vasta quanto 130 volte il diametro apparente della Luna vista dalla Terra.

 

Questi risultati, perfettamente in linea con i modelli attuali sulla formazione delle galassie, confermano le teorie esistenti riguardo la storia cosmica. Non sono emerse nuove fonti di luce sconosciute, il che rafforza la comprensione consolidata senza introdurre anomalie o elementi inaspettati.

 

Questo studio sottolinea l’importanza di tecnologie avanzate e di osservazioni strategicamente condotte in zone remote dello spazio profondo per ottenere nuove informazioni sulle proprietà fondamentali dell’universo. I risultati della ricerca sono stati pubblicati il 28 agosto sulla rivista The Astrophysical Journal.

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