Noble ha evidenziato che l’emergere di forme multicellulari dalle cellule di organismi morti suggerisce l’esistenza di questo stato intermedio, che oltrepassa i limiti convenzionali. Una delle domande fondamentali sollevate dalla ricerca è se le cellule smettano di vivere nello stesso istante in cui l’organismo muore. Le evidenze mostrano che non sempre è così: la capacità di trapianti di organi, tessuti e cellule dimostra che alcune cellule possono continuare a vivere, anche dopo la morte dell’individuo.
In condizioni particolarmente favorevoli – come la presenza di nutrienti, ossigeno, bioelettricità o segnali biochimici – alcune cellule sono in grado di crescere e formare organismi multicellulari con nuove funzioni. Un esempio significativo di questo processo è lo studio del 2021 sui xenobot, organismi multicellulari creati da cellule cutanee prelevate da embrioni anfibi deceduti. Questi xenobot, oltre a potersi muovere autonomamente, hanno dimostrato la capacità di auto-replicarsi attraverso un meccanismo noto come auto-replicazione cinematica.
Risultati simili sono stati osservati in cellule polmonari umane, che hanno dato origine a piccoli organismi multicellulari chiamati anthrobots. Questi ultimi non solo possono spostarsi autonomamente, ma hanno anche dimostrato una sorprendente capacità di riparare se stessi e i neuroni circostanti.
Le implicazioni del “terzo stato” per la medicina sono straordinarie: le cellule in questo stato potrebbero essere ingegnerizzate per risolvere problemi medici complessi, come la creazione di sistemi avanzati per il rilascio controllato dei farmaci o per la rigenerazione dei tessuti.
Noble ha posto l’accento sul ruolo cruciale delle strutture cellulari, come i canali e le pompe specializzate presenti nelle membrane esterne delle cellule. Queste strutture funzionano come circuiti elettrici, permettendo alle cellule di comunicare tra loro e di eseguire funzioni vitali come crescita e movimento.
Il percorso di ricerca è iniziato nel 2009, incontrando inizialmente scetticismo da parte della comunità scientifica. Tuttavia, il team ha perseverato, convinto della rilevanza della propria indagine. I risultati ottenuti hanno successivamente trovato conferma in altri studi, come l’osservazione di un aumento significativo dei trascritti mRNA nei pesci zebra (Danio rerio) diversi giorni dopo la loro morte.
Questa linea di ricerca apre nuove prospettive sulla fisiologia cellulare, estendendo i limiti convenzionali che riguardano la comprensione di vita e morte negli organismi viventi.