La ricerca, guidata da Angela Carrillo Ponce del Centro Tedesco di Ricerca per le Geoscienze (GFZ), ha analizzato i dati sismici raccolti da stazioni di monitoraggio situate in diverse parti del mondo. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista The Seismic Records.
Il megatsunami è stato provocato da una vasta frana. Le stazioni sismiche, poste fino a 5.000 chilometri di distanza, hanno rilevato le vibrazioni generate dalla frana come un segnale breve. Tuttavia, è emerso anche un segnale a periodo molto lungo (VLP), che ha perdurato per oltre una settimana.
L’analisi dei segnali sismici – onde d’urto che si propagano attraverso la crosta terrestre per migliaia di chilometri – ha rivelato che dopo la frana si è formata un’onda stazionaria nel fiordo. Inizialmente, le sezioni della parete che sono cadute nell’acqua hanno generato un’enorme onda, che si è diffusa attraverso l’intero fiordo fino a raggiungere l’isola di Ella, situata a oltre 50 chilometri di distanza.
Vicino al punto d’impatto della frana, l’altezza dell’onda ha superato i 200 metri, mentre lungo la costa si è stabilizzata intorno ai 60 metri. L’onda, rimbalzando dai ripidi argini del fiordo, ha generato un’oscillazione che è proseguita avanti e indietro per più di una settimana.
Le onde stazionarie e i relativi segnali VLP sono già noti nella ricerca scientifica, principalmente associati ai grandi distacchi dai margini dei ghiacciai. Tuttavia, in questo caso, la dottoressa Angela Carrillo Ponce ha evidenziato come la particolarità fosse la lunga durata del segnale VLP. I dati provenienti da stazioni sismiche in Germania, Alaska e altre aree del Nord America si sono rivelati di alta qualità per l’analisi.
Un confronto con immagini satellitari ha confermato che i segnali sismici iniziali coincidevano con l’intensità e la direzione della frana che ha scatenato il megatsunami. Gli autori sono riusciti anche a modellare il decadimento lento e il periodo dominante dell’oscillazione dei segnali VLP.
Queste scoperte aprono nuove prospettive per i ricercatori, che sperano di riuscire a rilevare e analizzare altri eventi simili verificatisi in passato. È chiaro che il ritiro dei ghiacciai, precedentemente estesi su intere vallate, e il disgelo del permafrost stanno portando a un aumento delle frane. Il cambiamento climatico sta accelerando lo scioglimento dei ghiacciai, aumentando così il rischio legato ai megatsunami.