Seguici su Google

Nel cuore del Neolitico, il sito di Stonehenge in Inghilterra continua a rivelare i suoi segreti, attirando l’attenzione degli studiosi con le sue imponenti strutture di pietra e i misteri che avvolgono la loro origine. Recentemente, un team di ricercatori delle università di Curtin e Aberystwyth ha identificato l’origine della Pietra dell’Altare, un massiccio blocco di arenaria situato al centro del monumento, che proviene dal nord-est della Scozia, a circa 750 chilometri di distanza.

 

Questa Pietra dell’Altare, lunga circa 5 metri e larga 1 metro, è stata tradizionalmente considerata parte delle bluestones gallesi. Tuttavia, grazie a innovative analisi geochimiche, è stato possibile determinare una composizione granulare simile alla Old Red Sandstone dell’area Orcadiana in Scozia. La chiave di questa scoperta risiede nell’analisi dei minerali contenenti uranio presenti nella pietra, che agiscono come orologi atomici naturali, poiché il decadimento dell’uranio a piombo permette di tracciare con precisione l’origine della roccia.

 

Il trasporto di un blocco di pietra di ben 6 tonnellate attraverso un territorio così vasto e impegnativo rappresenta una sfida logistica straordinaria anche con le tecnologie odierne. Immaginare questo trasporto durante il Neolitico, in un paesaggio dominato da fitte foreste e catene montuose come i Pennini e i Grampiani, rende l’impresa ancora più impressionante. Gli scienziati ipotizzano che la roccia potrebbe essere stata trasportata via mare, data la complessità del viaggio via terra.

 

Un altro elemento sorprendente è la direzione nord-sud del trasporto, che contrasta con i flussi glaciali predominanti verso nord, documentati nell’ultimo milione di anni. Nonostante non vi siano tracce evidenti di erosione glaciale sulla pietra, l’evidenza archeologica suggerisce che nel Neolitico le rotte marittime erano già ben consolidate in Europa e che le imbarcazioni utilizzate potevano essere molto più avanzate di quanto si fosse mai ipotizzato.

 

Questa scoperta non solo espande la nostra comprensione delle capacità logistiche delle popolazioni neolitiche, ma indica anche una maggiore interconnessione culturale tra le diverse regioni europee. Il trasporto della Pietra dell’Altare potrebbe rappresentare il più lungo viaggio marittimo conosciuto per qualsiasi pietra utilizzata in costruzioni monumentali dell’epoca.

 

I risultati di questa ricerca, pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature, offrono nuove prospettive sulla complessità tecnologica e culturale delle società neolitiche, suggerendo che i popoli di quell’epoca possedessero un livello di organizzazione e capacità tecniche sorprendentemente avanzato. Questo studio, dunque, non solo illumina un aspetto poco conosciuto di Stonehenge, ma arricchisce anche il nostro sapere riguardo alle connessioni e alle influenze culturali tra le diverse popolazioni dell’Europa neolitica.

 

Seguici su Google