L’avvio meteo del 2024 si è caratterizzato per essere testimone di temperature eccezionalmente elevate su scala globale, segnando un periodo di calore senza precedenti che segue direttamente l’anno registrato come il più torrido per il nostro pianeta. Con gennaio che si posiziona come il mese di apertura dell’anno con le temperature più elevate mai rilevate, il segnale di allarme sul cambiamento climatico diviene sempre più evidente. Questo incremento termico, in particolare, è stato distintamente notato nel corso dell’ultimo gennaio, che ha stabilito un nuovo primato come il mese di gennaio più caldo mai registrato, come annunciato dall’ente di monitoraggio climatico dell’Unione Europea Copernicus.
Le ondate di freddo che abbiamo visto vagare sino alle Isole Britanniche, la Francia, la Germania sono state di breve durata e sostituite rapidamente ogni volta da caldo record. In Spagna a gennaio è stata registrata la temperatura massima più elevata. Ma in giro per il nostro Emisfero le notizie sul caldo estremo sono innumerevoli. Ma attenzione, il freddo c’è ancora.
La situazione climatica ha raggiunto un livello di gravità particolare negli oceani, che hanno registrato temperature superficiali estremamente elevate, quasi paragonabili a quelle del mese di agosto 2023, precedentemente il mese con le temperature oceaniche più alte mai misurate. Tale tendenza al riscaldamento non ha mostrato segni di rallentamento nemmeno all’inizio di febbraio, superando i record di calore giornalieri stabiliti in agosto.
Il riscaldamento degli oceani è un fenomeno di particolare preoccupazione poiché rappresentano i maggiori accumuli di calore derivante dall’eccesso di gas serra, che viene intrappolato nell’atmosfera terrestre. Questo non solo accelera il riscaldamento globale ma provoca anche un aumento dell’intensità di fenomeni meteorologici estremi come uragani e tempeste, oltre a minacciare direttamente la biodiversità marina.
Da otto mesi a questa parte, le temperature medie, sia terrestri che marine, hanno costantemente superato i record storici per i rispettivi periodi, confermando il 2023 come l’anno più caldo registrato in più di centocinquanta anni. Questa escalation termica è principalmente attribuita all’uso intensivo di combustibili fossili, alla deforestazione e ad altre attività umane che hanno contribuito a un aumento della temperatura globale per oltre un secolo. A ciò si aggiunge l’attuale fase di El Niño, che favorisce il rilascio di ulteriore calore dall’oceano all’atmosfera.
Sebbene le cause immediate del surriscaldamento globale siano ben note alla comunità scientifica, il persistere di temperature elevatissime nel tempo solleva interrogativi su possibili altri fattori coinvolti, ancora oggetto di studio e dibattito tra i ricercatori.
Samantha Burgess, vice direttrice di Copernicus, ha sottolineato l’importanza cruciale di una rapida diminuzione delle emissioni di gas serra per arrestare l’escalation della temperatura globale. I dati di Copernicus mostrano che il calore di gennaio ha colpito duramente regioni come il Canada orientale, l’Africa nordoccidentale, il Medio Oriente e l’Asia centrale, mentre alcune aree degli Stati Uniti hanno sperimentato temperature al di sotto della media. Anche il Sud America ha risentito di temperature più elevate del normale, contribuendo agli incendi che hanno devastato il Cile centrale.
Le ondate di caldo sottomarino hanno spinto la National Oceanic and Atmospheric Administration a introdurre nuovi livelli di allerta per il calore oceanico, segnalando il rischio di sbiancamento o morte dei coralli. Il modello di El Niño attuale, tipico del Pacifico, è associato a un riscaldamento globale e a variazioni nelle precipitazioni e temperature regionali. Tuttavia, l’effetto di El Niño sulle temperature locali sta diventando meno prevedibile a causa del riscaldamento globale, come osservato da Michelle L’Heureux, scienziata della NOAA, che evidenzia un cambio nei pattern climatici tradizionalmente associati a El Niño.
Credit: Copernicus, NOA, ONU, e varie altre organizzazioni mondiali citate qui sopra.