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Nucleo di ghiaccio vecchio 800 anni rivela sorprendenti verità sulla vita oceanica

Achille Mancini di Achille Mancini
28 Dic 2023 - 16:48
in Magazine
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La stabilità del fitoplancton nell’Atlantico ‌Nord

(METEOGIORNALE.IT) Il fitoplancton, quei⁤ minuscoli organismi‍ fotosintetici che galleggiano nelle acque ⁤marine, costituisce⁣ la base dell’ecosistema marino⁣ e svolge‍ un ruolo ⁤cruciale per il benessere del nostro pianeta,⁤ producendo circa la⁣ metà dell’ossigeno presente ​nell’atmosfera terrestre.‍ La loro importanza è tale che qualsiasi variazione nella loro popolazione⁤ potrebbe avere ripercussioni significative sull’intero ecosistema marino e sulla chimica dell’atmosfera.⁤

Recentemente, un gruppo di ricerca guidato dall’Università di Washington ha condotto uno studio, pubblicato sulle‌ Proceedings of the National Academy‍ of Sciences, che ha analizzato‍ un ​nucleo di ghiaccio vecchio‌ di 800 anni, proveniente dalla Groenlandia, per indagare le‌ variazioni⁣ delle⁢ popolazioni di fitoplancton nell’Atlantico Nord dall’era industriale ad oggi. I risultati hanno messo in luce una stabilità inaspettata di queste ​popolazioni, contraddicendo le ipotesi ‌di un loro significativo declino.

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Il ruolo del fitoplancton

Il fitoplancton è difficile da contare direttamente, quindi gli scienziati hanno sviluppato metodi alternativi per ⁣stimare⁢ la loro⁤ abbondanza. Una di queste‍ tecniche si basa sulla rilevazione del dimetilsolfuro, un gas dall’odore caratteristico che questi organismi emettono e che, una volta in atmosfera, si ⁤converte in acido metansolfonico (MSA) e solfato.⁣ Questi composti, depositandosi⁣ sulla terra ‍o sulla ​neve, possono essere misurati ‌attraverso l’analisi dei nuclei di ghiaccio, fornendo così una stima indiretta delle​ dimensioni passate‌ delle popolazioni di ⁤fitoplancton.

Le rivelazioni dei nuclei di⁢ ghiaccio⁣ della Groenlandia

L’analisi del nucleo di‌ ghiaccio ha mostrato ⁢che, nonostante un ​calo delle concentrazioni di MSA durante l’era⁣ industriale, che in ⁣precedenza ‌era stato interpretato come un ⁤segnale di declino della produttività primaria nell’Atlantico Nord, la ‍situazione è in⁤ realtà più complessa. Infatti, ​a partire‍ dalla metà del XIX secolo, le attività industriali hanno iniziato a immettere nell’aria ⁤gas ⁤contenenti zolfo, i quali hanno⁣ alterato la ‌chimica dell’atmosfera e, di ‌conseguenza, il destino dei gas emessi dal fitoplancton.

Una ‌prospettiva storica⁤ più ⁤ampia

Lo studio ha preso in considerazione un arco ​temporale più esteso‌ rispetto a‍ precedenti ricerche, analizzando⁤ diverse molecole contenenti zolfo nel nucleo di ghiaccio. Gli autori hanno⁣ dimostrato che⁢ gli‍ inquinanti di origine ⁤umana hanno modificato ‌la ⁤chimica atmosferica,⁣ influenzando così ​il destino dei gas ⁤emessi dal fitoplancton. ⁣In ‌particolare, è‌ stato riscontrato che il ​solfato ⁣derivato ‌dal fitoplancton è aumentato ‌durante l’era industriale, suggerendo che le ⁤emissioni di‌ zolfo derivanti da questi ⁤organismi‌ marini siano rimaste complessivamente stabili.

Implicazioni e ricerche future

Quando si tiene conto⁤ di‌ questo‌ equilibrio nelle analisi, le popolazioni ‌di fitoplancton ⁢sembrano essere rimaste abbastanza ⁣stabili dalla metà del XIX secolo. Tuttavia, gli scienziati⁤ avvertono che gli ecosistemi marini rimangono sotto minaccia da molteplici⁢ direzioni. La misurazione sia dell’MSA che del solfato derivato dal‍ fitoplancton fornisce⁣ un​ quadro più‍ completo di come le emissioni dei⁤ produttori primari marini siano ⁣cambiate​ – o meno – nel tempo.

La metodologia di ricerca

Per arrivare a queste ⁢conclusioni, il‌ team di ricerca ha utilizzato una ⁢combinazione di misurazioni ⁢dei nuclei di ghiaccio e stime indipendenti ⁢dell’abbondanza di fitoplancton, come le misurazioni della clorofilla,​ e ​studi di modellazione che⁢ aiutano a stimare‌ come la chimica atmosferica e il cambiamento climatico si siano evoluti nel tempo. Questo approccio multidisciplinare‌ è fondamentale ⁢per ‍comprendere come la produttività marina sia cambiata nel passato‍ e come potrebbe cambiare in futuro.

In⁢ conclusione, lo studio condotto‍ dall’Università di Washington ⁣ha fornito nuove prospettive sulla stabilità del ⁢fitoplancton nell’Atlantico Nord,‌ sfidando le ipotesi precedenti ‌e sottolineando l’importanza di ‌continuare a monitorare questi organismi ⁤vitali per la salute del nostro pianeta. (METEOGIORNALE.IT)

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