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Firme Soniche: Come i Geologi del MIT Mappano i Strati Nascosti della Terra

Giovanni Mezher di Giovanni Mezher
26 Dic 2023 - 14:15
in Magazine
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La musica delle⁤ rocce: come i suoni rivelano la stabilità del sottosuolo

(METEOGIORNALE.IT) Immagina di poter ascoltare il ⁣suono delle rocce che compongono la crosta terrestre. Le crepe, i pori e i difetti che ⁤attraversano⁣ queste rocce sono come corde che risuonano quando vengono sottoposte a pressione‌ e stress. Un gruppo⁤ di geologi del MIT ha scoperto che il ritmo​ e il⁤ tono di questi suoni ‍possono rivelare ‌informazioni sulla profondità e la resistenza delle rocce circostanti.

 

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Il canto delle rocce

Un linguaggio sotterraneo

“Se ascoltassi le rocce, sentiresti che cantano ​a toni sempre più ​alti, man mano che scendi più in profondità”, ‌afferma il geologo del⁢ MIT Matěj Peč. Peč e i⁣ suoi ⁢colleghi stanno ascoltando le rocce per vedere se⁢ emergono dei modelli acustici, o “impronte digitali”, quando vengono sottoposte a ‍varie pressioni. Nei loro studi in laboratorio, hanno dimostrato‌ che campioni di marmo, sottoposti ⁣a basse ‌pressioni, emettono “boati” a bassa frequenza, mentre a pressioni più elevate, le‍ rocce generano una sorta ‍di ‘valanga’ di crepitii ad alta frequenza.

 

Applicazioni⁣ pratiche

Secondo Peč, questi modelli acustici nelle rocce possono aiutare gli scienziati a stimare i tipi di crepe, fessure⁤ e altri difetti che la crosta terrestre sperimenta con la profondità. Queste informazioni possono poi essere utilizzate per identificare regioni instabili sotto la superficie, dove c’è il ⁣potenziale per terremoti o eruzioni. ​I risultati del team, pubblicati il 9 ottobre sulle Proceedings of⁣ the National Academy of Sciences, potrebbero anche aiutare gli sforzi dei topografi per perforare alla ricerca di energia geotermica rinnovabile.

Frattura e flusso

La crosta terrestre: una pelle fragile

La crosta terrestre⁣ è spesso paragonata alla pelle di⁢ una mela. Al suo punto più spesso, la crosta può essere profonda 70 chilometri, una frazione infinitesimale del diametro ⁤totale del globo, che è di 12.700 chilometri. Eppure, le rocce che compongono la sottile buccia del⁢ pianeta⁢ variano‍ notevolmente nella loro ⁣resistenza e stabilità. I geologi ritengono che le rocce vicino alla superficie siano fragili e‍ si fratturino facilmente, ⁢rispetto⁢ alle rocce​ a maggiori profondità, ​dove le immense pressioni e il calore proveniente dal nucleo possono far fluire le rocce.

La transizione da fragile a duttile

Il fatto che le rocce siano fragili in superficie ​e più⁣ duttili in profondità implica che ci deve essere un punto intermedio, una fase in cui le rocce passano da uno stato all’altro, e possono avere‌ proprietà di entrambi, in grado ‌di fratturarsi come il granito e fluire come il miele. Questa “transizione da fragile a duttile” ⁤non è ben compresa, anche se i geologi ritengono che possa essere il punto in cui le rocce sono al loro massimo di resistenza all’interno della crosta.

Un sasso in un luogo ⁢difficile

Esperimenti in laboratorio

Nel loro esperimento,‍ il team ha testato cilindri di marmo⁢ di Carrara. “È lo stesso ⁤materiale da cui è fatto il David di​ Michelangelo”, nota Peč. “È un materiale ⁢molto ‍ben caratterizzato, e ⁢sappiamo esattamente cosa dovrebbe fare”. Il team ha ⁢posizionato ogni cilindro di marmo in un dispositivo simile a un morsetto fatto di pistoni di alluminio, zirconio e acciaio, che insieme possono generare stress estremi. Hanno posto il morsetto in una camera pressurizzata, e poi hanno sottoposto ogni cilindro a pressioni simili a quelle‌ che le rocce sperimentano ⁤in tutta la crosta terrestre.

Risultati degli esperimenti

Mentre schiacciavano lentamente ogni roccia, ‌il team inviava impulsi di‍ ultrasuoni attraverso la parte superiore del campione, e registrava il modello acustico che usciva dal​ fondo. Quando ‌i sensori non inviavano impulsi, ​stavano ascoltando le⁣ emissioni acustiche naturali. Hanno scoperto che all’estremità inferiore dell’intervallo di pressione, dove le rocce ‌sono fragili, il marmo‍ formava effettivamente fratture improvvise in risposta, e le onde sonore assomigliavano a grandi boati ​a bassa frequenza.‍ Alle ⁣pressioni ⁤più alte, dove le rocce sono più duttili, le onde acustiche assomigliavano a un crepitio ad alta frequenza. Il team ritiene che questo crepitio sia stato ⁢prodotto da difetti microscopici chiamati dislocazioni che poi si diffondono e fluiscono come ​una valanga.

“Per la‌ prima⁢ volta, abbiamo registrato i ‘rumori’ che le rocce fanno quando vengono⁢ deformate ⁢attraverso⁣ questa transizione da fragile a duttile, e collegiamo questi rumori ai singoli difetti microscopici che li ⁤causano”, afferma Peč. “Abbiamo scoperto che questi difetti cambiano⁢ massicciamente la loro dimensione e velocità di​ propagazione mentre attraversano questa transizione. È più ⁣complicato di quanto si pensasse”.

Le caratterizzazioni del team delle rocce e dei loro difetti a varie pressioni possono ‌aiutare gli scienziati a stimare come si comporterà la crosta ⁢terrestre a varie profondità, come ad esempio come le rocce potrebbero fratturarsi in un terremoto, o fluire in‌ un’eruzione.

“Quando le rocce⁤ stanno ‍parzialmente fratturando e parzialmente‌ fluendo, come si riflette nel ciclo dei terremoti? E come influisce sul movimento del magma attraverso una rete di rocce?” chiede Peč. “Queste sono domande di ⁤grande scala che possono essere affrontate con ricerche come questa”. (METEOGIORNALE.IT)

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