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Meteo, giacciaia Italia ed un Inverno con neve eccezionale. Video

Federico De Michelis di Federico De Michelis
06 Dic 2023 - 07:32
in A La notizia del giorno, Ad Premiere
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(METEOGIORNALE.IT)

Durante lo scorso fine settimana una tempesta di neve ha paralizzato tutta l’Europa centrale. Sono stati chiusi i principali aeroporti, compreso quello internazionale di Monaco di Baviera. Eppure, in aree come quella di Monaco, in Svizzera, e in Austria, dove si sono verificate le grandi nevicate, in questi ultimi anni le precipitazioni nevose sono state talvolta abbondanti. Tuttavia, una nevicata di proporzioni gigantesche come quella che è capitata è molto rara, ed è stata proprio la grande quantità di neve caduta a paralizzare città, paesi e aeroporti. Inoltre, anche la circolazione stradale ha subito un improvviso rallentamento, con numerosi blocchi e migliaia di automobilisti fermi in strada.

A causare questo evento meteo così estremo sono stati due fattori: l’aria molto fredda proveniente dalla Scandinavia che si è parzialmente spostata verso sud, e poi l’intrusione di aria umida con una perturbazione oceanica che è andata a sbattere contro la parte settentrionale dell’arco alpino, dove l’effetto stau ha fatto il resto.

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L’effetto stau è un fenomeno meteorologico che si verifica quando masse d’aria umida si muovono verso catene montuose. Mentre queste masse d’aria avanzano, si trovano obbligate a salire lungo i pendii delle montagne. Salendo, l’aria si raffredda e la sua capacità di trattenere umidità diminuisce. Questo raffreddamento causa la condensazione del vapore acqueo presente nell’aria, che si traduce in precipitazioni, spesso sotto forma di pioggia o neve, sul versante della montagna affrontato dalla massa d’aria.

Questo processo è più intenso in presenza di catene montuose elevate, dove l’aria è costretta a salire a grandi altezze, raffreddandosi significativamente. L’effetto stau è particolarmente noto nelle regioni montuose come le Alpi, dove può causare precipitazioni abbondanti e improvvisi cambiamenti del tempo. Dopo aver superato la vetta, l’aria inizia a scendere sul versante opposto, riscaldandosi e diventando più secca, fenomeno noto come effetto föhn, che porta a condizioni meteorologiche notevolmente diverse sul lato opposto della montagna.

 

 

In passato le nevicate particolarmente abbondanti si erano verificate più in alto, verso le montagne, dove grandi nevicate erano state registrate vicino al crinale italiano, ma sui versanti esteri, con accumuli in 24 ore anche di 150 cm di neve. Questi sono fenomeni atmosferici che potremmo considerare rari per la loro entità, tuttavia, nelle ultime settimane, tempeste di neve di eccezionale violenza si sono verificate in varie aree d’Europa. Citiamo la Romania, l’Ucraina, la Crimea, particolarmente colpita tra l’altro da un vero e proprio uragano con onde altissime che hanno allagato anche dei centri urbani, la Bulgaria e la Moldavia. Grandi nevicate si sono verificate anche nella zona di Mosca. Nel frattempo, il freddo diventa estremo in Scandinavia, con temperature molto sotto la media da diverso tempo.

E tutto ciò accade in una situazione in cui la temperatura globale è decisamente sopra la media, i ghiacciai si stanno sciogliendo, e si registrano temperature record. Ma come già detto più volte, sono proprio questi eventi meteo così estremi di calura a scatenare anche le peggiori ondate di gelo. Perciò probabilmente queste si ripeteranno in futuro, e prima o poi una molto intensa potrebbe coinvolgere l’Italia.

Ma non solo, la presenza di una maggiore concentrazione di umidità nell’area è la causa di nevicate intense, e queste, secondo le ultimissime previsioni dei modelli matematici, interesseranno i rilievi italiani questo inverno, con quantità abbondanti, oltre la media.

 

 

Nel nostro paese si sono verificate diverse ondate di gelo molto intense, alcune delle quali hanno lasciato un segno nella storia. Una di queste fu quella che si abbatté nel febbraio del 1956, durando quasi un mese. Quell’ondata di gelo fu generata da varie intrusioni di aria fredda proveniente dalla Siberia, durante le quali si registrarono temperature glaciali. Un altro evento molto rilevante si verificò nel 1985. In seguito, le ondate di freddo, seppur molto intense, non hanno raggiunto l’intensità e la durata di quelle del 1985 e del 1956, anche se alcune sono state abbastanza significative da avvicinarsi a quel livello di imponenza. La più grave potrebbe essere identificata come quella di febbraio 2012, mentre anche quella di fine febbraio 2018 non fu trascurabile, sebbene sia avvenuta troppo tardi per essere intensa come quelle delle annate precedenti.

 

Quella del 2018 lasciò il segno: in Inghilterra fu battezzata “la bestia che viene dall’est” tanto fu terrificante l’effetto. Le ondate di gelo avvenute in questi ultimi decenni hanno poco a che vedere con quelle estremamente terrificanti che si verificarono durante la Piccola Era Glaciale, quando a Londra il Tamigi gelava e su di esso si svolgevano le fiere del ghiaccio. Ma quelle appartengono ad altre epoche.

 

Ci si chiede cosa accadrebbe in Italia se dovesse abbattersi un’ondata di gelo fortissima, magari con l’intensità di quella del 1985. Ecco una cronaca di uno di quei giorni, precisando che non sappiamo se e quando potrebbe verificarsi un evento atmosferico analogo. L’ipotesi è che prima o poi possa ripetersi, dato che, come già ampiamente detto, i cambiamenti climatici accentuano l’intensità di certe ondate di gelo. Quest’anno poi, alcuni indici climatici farebbero ipotizzare la possibilità che si possa aprire un canale di aria molto fredda dalla Siberia fino all’Europa. Ma ciò dovrebbe superare un grande ostacolo: i forti anticicloni invernali che si ripetono ogni anno e le correnti oceaniche. Perché ciò avvenga è necessario che in stratosfera si verifichi un fortissimo riscaldamento, il quale potrebbe innescare un tipo di correnti opposte a quelle occidentali, ovvero da est verso ovest.

 

Quando le ondate di gelo sono interminabili, si realizzano condizioni come questa che segue:

 

Siamo attorno al Febbraio 1956, l’Italia è ormai allo stremo: da quasi 20 giorni l’ondata di gelo, accompagnata da ripetute ondate di maltempo nevoso, tiene in scacco il “Bel Paese”. Un primo accenno di rialzo termico si verifica al Sud, ma la depressione mediterranea, muovendosi verso nord e associandosi all’aria gelida pre-esistente, causa nuove ingenti nevicate durante la giornata del 18 febbraio 1956. La neve inizia a cadere già dalla sera precedente su Roma, dove il manto nevoso raggiunge i 20 cm. Le tempeste di neve nell’entroterra appenninico sono ancora peggiori.

 

 

A livello europeo, in mare c’è un forte anticiclone sul nord della Russia che coinvolge anche la Scandinavia. In Atlantico si nota un progressivo indebolimento dell’anticiclone oceanico. La depressione, che il giorno precedente era posizionata tra Sardegna e Algeria, si è spostata verso la penisola italiana, centrata sul Tirreno Centrale, supportata da una depressione in quota con un minimo ad ovest della Sardegna. Questa depressione causa la rotazione dei venti dai quadranti meridionali verso il Sud Italia e un richiamo di correnti gelide da Nord su quella Centro-Settentrionale, risultando in una fase acuta di maltempo con nevicate molto abbondanti al Centro Italia.

 

Al livello di pressione di 850 hPa, le isoterme sono ancora sotto zero fino al Lazio e al Molise, e anche in Sardegna. Il Nord Italia è compreso tra le isoterme -10°C e -4°C, sempre alla quota di 850 hPa, corrispondente a circa 1250/1300 metri.

 

Il 18 febbraio 1956 segna l’ultima grande nevicata su Roma: iniziata nella tarda serata del giorno precedente, la neve ha continuato a cadere per tutta la notte e fino alla prima mattina, lasciando alle 8 del mattino una coltre bianca di 20 cm sulla città. Dopo una lieve pioggerella, la neve ha ripreso a cadere nel pomeriggio. La situazione a Roma è complicata dalla scarsità di mezzi spalaneve e dalla disabitudine a simili eventi, mentre nelle zone appenniniche le ingenti nevicate rendono critica la situazione.

La linea ferroviaria Roma-Ancona è bloccata a causa della neve alta oltre 3 metri nel tratto appenninico Umbro-Marchigiano vicino a Gualdo Tadino. A Campo Catino, in provincia di Frosinone, la neve raggiunge i 3 metri. In Toscana, Umbria, Marche e Abruzzo la situazione è simile a quella del Lazio, mentre al Nord Italia il gelo è la maggiore preoccupazione.

 

Eventi meteo così estremi non li vediamo da tempo, abbiamo subito, però, devastanti alluvioni, tempeste di vento con mareggiate che allagano città costiere. Poi c’è il caldo asfissiante dell’estate. Il meteo estremo è ricco di eventi atmosferici straordinariamente eccessivi. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: aeroporti chiusianticiclone russocambiamenti climaticidepressione mediterraneaeffetto stauEuropa Centraleeventi atmosferici estremiMonaco di Bavieraondata di gelotempesta di neve
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Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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