(METEOGIORNALE.IT) In tempi non troppo remoti, il clima invernale in Italia era caratterizzato da condizioni di freddo, neve e gelo, soprattutto nella parte settentrionale del paese. Un esempio significativo di questa realtà climatica si può riscontrare agli inizi del XX secolo, quando città come Palermo, notoriamente più mite, registrava quasi ogni anno delle nevicate, benché non sempre con un significativo accumulo al suolo. Al contrario, oggi è diventato raro assistere a fenomeni nevosi in città come Genova o Firenze, e anche nelle città della pianura Padana le nevicate si verificano con una frequenza solo leggermente maggiore.
Negli ultimi decenni, il clima ha subito una trasformazione tale che temperature una volta considerate eccezionali sono ora la norma. Ad esempio, nel 1989 il sud Italia ha sperimentato temperature insolitamente elevate, con picchi di 26°C a Reggio Calabria, 25°C a Catania e oltre 23°C a Cagliari. Tuttavia, sorge spontaneo interrogarsi su come la popolazione reagirebbe di fronte a un’ondata di gelo paragonabile a quelle storiche del febbraio 1956 o del gennaio 1985. Sebbene eventi di tale portata siano sempre meno probabili, non sono da considerarsi impossibili, come dimostrato da ondate di gelo più recenti e significative, come quella del febbraio 2012.
Le masse d’aria fredda provenienti dall’Artico o dalla Siberia possono portare in Italia cali di temperatura notevoli e abbondanti nevicate, persino sulle coste. Nel gennaio del 1985, in seguito a copiose nevicate che avevano interessato la Pianura Padana e alcune zone del Centro Italia, il sereno successivo e l’effetto albedo portarono a un brusco calo delle temperature in Emilia e in Toscana, con punte vicine ai -30°C nella campagna bolognese e -25°C a Empoli. Nel febbraio del 2012, le colline romagnole e marchigiane furono investite da imponenti nevicate, con città come Urbino completamente sepolte dalla neve e temperature che scesero fino a -15°C a Torino e -12°C a Milano. Il febbraio del 1956, invece, fu caratterizzato da ripetute ondate di gelo e nevicate su gran parte dell’Italia, risultando il mese più freddo dell’intero XX secolo. Un evento altrettanto eccezionale si verificò nel febbraio del 1929, quando Trieste registrò temperature fino a -14°C, mentre negli ultimi 60 anni non si sono mai verificate temperature inferiori ai -10°C.
Oggi ci troviamo in un’era climatica differente: anche quando fa freddo, o molto freddo, le temperature sono generalmente più elevate rispetto a un secolo fa. Di norma, assistiamo a condizioni climatiche più calde, evidenza di un cambiamento climatico in corso.
Il mese di gennaio del 1985 rimane uno degli inverni più memorabili degli ultimi cinquant’anni, con temperature eccezionalmente basse che causarono una paralisi prolungata in diverse zone del paese. Per comprendere appieno l’entità di questo freddo inverno, è utile partire dall’analisi del dicembre 1984, periodo che fu determinante per identificare i segnali premonitori di quella che si rivelò una delle stagioni invernali più severe della storia italiana recente.
Nel periodo dal 1° al 15 dicembre 1984, l’Europa fu dominata da un regime di alta pressione, con la depressione d’Islanda confinata per la maggior parte del tempo nell’Oceano Atlantico. In Italia, soprattutto nella regione centro-meridionale, si verificò una perturbazione nei primi giorni di dicembre a causa dell’azione di una depressione mediterranea. Contemporaneamente, l’anticiclone russo estese la sua influenza sulla pianura della Russia europea, ma i picchi di freddo più intensi furono registrati verso il Mar Caspio. In Scandinavia, le correnti atlantiche umide e relativamente tiepide portarono nevicate solo sui rilievi.
Con il passare dei giorni, si osservò una progressiva instabilità atmosferica, particolarmente evidente il 4 dicembre, a causa dell’azione di una depressione mediterranea. In conclusione, la prima metà di dicembre 1984 fu caratterizzata da un regime di alta pressione sull’Italia e su gran parte dell’Europa, non attribuibile a influenze di origine siberiana. Il vero freddo intenso si manifestò più avanti nel tempo. È importante sottolineare che fino a quel momento la depressione d’Islanda si era mostrata relativamente debole, mentre nell’area mediterranea le precipitazioni rimasero in linea con la media stagionale.









