Primo rischio: lo stresso da caldo
(METEOGIORNALE.IT) Durante l’estate 2022, gran parte dell’Europa ha registrato grandi anomalie di stress termico. Gran parte dell’Europa meridionale e occidentale ha sperimentato più di cinque giorni di stress da caldo molto forte, con diverse regioni del sud-ovest che ne hanno sperimentato oltre 50. Inoltre, piccole aree, sempre nel sud-ovest, hanno sperimentato fino a 10 giorni di stress da caldo estremo, per i quali è necessaria un’azione immediata per evitare il colpo di calore.

L’indice UTCI
Lo stress da caldo è calcolato tramite indici che tengono conto di una serie di parametri atmosferici e ambientali per calcolare l’effetto delle alte temperature sul corpo umano. Uno di questi indici, è l’Universal Thermal Climate Index (UTCI), che tiene conto di temperatura, umidità, velocità del vento, luce solare e calore emesso dall’ambiente circostante e di come il corpo umano reagisce a questo insieme di fattori.
Stress da caldo da forte a estremo: tendenza all’aumento
In tutta Europa, c’è una tendenza al rialzo nel numero di giorni durante i quali l’UTCI massimo rientra nelle categorie di stress da caldo forte e stress da caldo molto forte. Nell’Europa meridionale si registra anche un aumento del numero di giorni con stress da caldo estremo. Contemporaneamente, diminuiscono i giorni in cui, in estate, lo stress da calore è assente o moderato.
No stress: tendenza al ribasso
Nell’Europa meridionale, l’estate 2022 ha registrato il numero più alto di giorni con stress da caldo molto forte a partire dal 1950, e il secondo numero più basso di giorni senza stress da caldo.
Anche nel nord Europa c’è una tendenza al ribasso del numero di giorni senza stress da caldo, che dagli anni ’50 agli anni ’90 è stata di circa il 33% e nel 2022 del 24%.
La stagione calda 2023, praticamente non ancora iniziata, preoccupa già. In Spagna si sono raggiunte temperature mai viste in aprile, fino a 38,8°C a Cordoba e oltre 35°C in diverse altre località, tanto che sono già state emesse le prime allerte per il caldo. E siamo solo a fine aprile!
Secondo rischio: l’ozono troposforico
Periodi di temperature eccezionalmente elevate e lunghe ore di sole portano alla stagnazione degli inquinanti nella bassa atmosfera e alla conseguente produzione di ozono che deriva principalmente da tali inquinanti. Elevati livelli di inquinamento superficiale da ozono sono comuni, in estate, in tutta Europa e nelle regioni mediterranee.
Con l’aumento delle temperature e dei periodi di forte stabilità atmosferica e prolungato soleggiamento, questi livelli elevati possono ulteriormente alzarsi e arrivare a superare la soglia di rischio per la salute umana. E’ quanto avvenuto durante l’estate del 2022.
I record dell’estate 2022
Nell’estate del 2022, gran parte dell’Europa nordoccidentale ha sperimentato condizioni, tra cui temperature e pressione al suolo elevate, ore di sole superiori alla media e venti inferiori alla media, che hanno favorito l’accumulo di inquinanti nella bassa atmosfera e quindi l’aumento dei livelli di ozono. Dal 18 al 20 luglio, in gran parte d’Europa si sono registrati valori di ozono superiori alla soglia di rischio per la salute umana, fino a quasi il doppio nelle regioni attorno al Mare del Nord occidentale.
Livelli alti di ozono si sono raggiunti spesso in combinazione con livelli alti dell’indice UTCI, ponendo ulteriori rischi per la salute delle persone vulnerabili e di quelle con problemi respiratori.
Estate: la ex bella stagione
A seguito dei cambiamenti climatici avvenuti negli ultimi decenni, forse non dovremmo più chiamare l’estate “la bella stagione” e una giornata calda e soleggiata “una bella giornata”. E’ un cambiamento che potremmo definire “epocale” del senso comune.
Alcune informazioni tratte da: https://climate.copernicus.eu (METEOGIORNALE.IT)
