
(METEOGIORNALE.IT) Tra 4,8 e 12,7 milioni di tonnellate di plastica di scarto siano state rilasciate nell’ambiente marino dalle popolazioni costiere e ulteriori 2,4 milioni di tonnellate dall’entroterra attraverso i fiumi. Sono numeri impressionanti che ogni anno si ripropongono e persino in aumento.
Dati sconcertanti
Circa il 2% in peso della produzione totale di plastica totale finisce dritta nell’ambiente. Naturalmente la situazione è molto differente tra le varie zone del Pianeta. Nei Paesi ricchi i servizi di raccolta e riciclo dei rifiuti plastici sono efficienti (Europa, Nord America, Australia, Giappone). In quelli in via di sviluppo la raccolta è spesso inesistente, oppure lo smaltimento avviene clandestinamente in fiumi e mari.
Insomma, la gran parte della colpa è in zone del Mondo dove non ci sono controlli e criminali a tutti gli effetti ci marciano su, gettando centinaia di tonnellate di rifiuti negli habitat o nei mega immondezzai delle gigantesche megalopoli dei Terzo Mondo.
Le microplastiche
Il problema è ulteriormente ampliato dal fatto che le plastiche che finiscono nei mari non solo non si degradano, ma vengono sminuzzate in frammenti sempre più piccoli. Esse, purtroppo, finiscono all’interno della catena alimentare. E quindi pure del pesce che ci ritroviamo in tavola.
Le soluzioni
Introduciamo il fatto che la plastica non è un nemico da combattere. Anzi è un materiale ormai insostituibile in tantissimi settori, dai trasporti al biomedicale. Quello che dobbiamo fare (e pure in fretta) è produrre meno plastica, ma soprattutto ridimensionare di molto quell’usa e getta tanto osannato a partire dagli anni ’50. Dal boom dei consumi, infatti, la cultura del risparmio e del riciclo non c’è più. Ma arriva un punto dove per forza bisogna tenerne conto.
Infine, pensare anche a come rimuovere le milioni di tonnellate di plastica che in mare ci sono già finite: ci sono diversi modi, ma ripulire fiumi e mari è il primo passo da fare e con una certa urgenza. (METEOGIORNALE.IT)
