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E’ una legge della natura, c’è poco da fare. Vale per qualsiasi elemento naturale, anche per l’atmosfera. Il più forte, nel corso dell’Invero, è il Vortice Polare. Vortice Polare che come ben sappiamo determina pesantemente il quadro meteo climatico stagionale.
C’è chi ritiene che sia sempre il Vortice Polare Stratosferico a imprimere la propria impronta, c’è chi invece considera tutte le interazioni tra i vari piani dell’atmosfera. In modo particolare le interazioni tra stratosfera e troposfera. Stratosfera che rappresenta i piani più alti, troposfera quelli più bassi.
Poi c’è chi prende in considerazione esclusivamente le dinamiche troposferiche perché è lì che abbiamo le condizioni meteorologiche che ci interessano.
Diciamo che il lavoro corretto sarebbe quello di prendere in considerazione tutte le dinamiche atmosferiche, partendo pertanto dai piani alti per arrivare a quelli più bassi. Perché quando parliamo di riscaldamenti stratosferici parliamo di impulsi di aria calda inviati da strutture anticicloniche che si sviluppano in troposfera ma che poi sono in grado di riversare i propri effetti in stratosfera.
Ed ecco che il Vortice Polare, che secondo molti – erroneamente – è indistruttibile può andare incontro a grosse crisi. Crisi talmente profonde che a sua volta determina un condizionamento troposferico con conseguente indebolimento della circolazione zonale (se non addirittura inversione dei venti zonali nel caso di riscaldamenti stratosferici di tipo Major) e irruzioni d’aria fredda alle medie latitudini.
Quindi chi è il più forte? Il Vortice Polare o le cosiddette Waves (ovvero le onde planetarie, per farla semplice gli anticicloni che abbiamo menzionato prima)?
La risposta non c’è, perché annualmente cambiano le condizioni atmosferiche e annualmente vige la legge del più forte. Può essere il Vortice Polare, sì, ma vi sono momenti in cui ad essere più forte è la troposfera. Con tutti gli annessi e connessi. (METEOGIORNALE.IT)
