(METEOGIORNALE.IT) Le previsioni meteorologiche del passato possono essere di grande aiuto nel prevedere le condizioni atmosferiche future. La meteorologia si basa su una vasta gamma di dati e modelli matematici che vengono utilizzati per prevedere le condizioni atmosferiche future.
Ad esempio, un modello di previsione meteorologica può analizzare le condizioni atmosferiche del passato e applicare le stesse regole a condizioni simili nel futuro. Si utilizzano anche alcuni dati storici, come le temperature medie mensili e le precipitazioni medie del passato per aiutare a prevedere le condizioni atmosferiche future.
Questi dati possono essere molto utili per identificare tendenze meteorologiche future e fornire una base di confronto per le previsioni di breve e lungo termine. Inoltre, la meteorologia storica fornisce molte informazioni sulle tendenze di lungo termine, come ad esempio le temperature medie delle estati e l’intensità delle inondazioni.
Utilizzando questi dati, gli esperti possono avere una visione più chiara su come potrebbero evolvere le condizioni atmosferiche di una data area in futuro. Alcuni ricercatori hanno anche condotto studi per analizzare le relazioni tra i dati meteorologici storici e le condizioni atmosferiche future. Questi studi hanno dimostrato che una comprensione più approfondita della meteorologia storica può fornire informazioni importanti sui cambiamenti climatici in corso e sulle possibili conseguenze future.

L’eccezionale fenomeno meteo (REPORTAGE METEO E CLIMA) del febbraio 1956 ha una causa chiarissima: a fine gennaio si sono formate due zone con pressione diversa nella regione artica e in quella mediterranea e medio–atlantica.
L’aria fredda e umida ha cominciato a “scivolare” dalla zona artica verso sud-ovest, in direzione del Mediterraneo.
Lo squilibrio tra le due zone di alta e di bassa pressione si affievolisce giorno per giorno: la zona polare si “riempie” di nuova aria fredda, che tende a stabilizzarsi, mentre quella mediterranea si “riempie” di nuova aria calda.
Il canale di scorrimento dell’aria fredda si svuota, mentre, per effetto della rotazione della Terra, tende a spostarsi verso levante, e così, pian piano, torna l’equilibrio.
Un equilibrio molto precario però, perché se tra il 5 e il 9 febbraio l’alimentazione del canale d’aria gelida si interrompe, riprenderà i giorni successivi con rinnovato e più intenso vigore.
Analisi meteo
Intanto, il 6 febbraio, al suolo si riforma un minimo sullo Ionio, che richiama altra aria fredda dai Balcani verso l’Italia.
Il fronte d’irruzione della nuova aria freddissima russa (ove si registrano valori di temperatura che raggiungono i -34°C), si estende dalla Danimarca al Mar Nero ed è in procinto di invadere l’intero continente europeo.
Al livello di pressione di 500 hPa (tra circa 5200 e 5400 metri di altezza) è presente una vasta e complessa depressione sulla parte orientale dell’Europa, con un minimo principale posto sulla Russia (valori termici di -40°C a 5000 metri di altezza), mentre un minimo secondario è presente sulla Puglia, con valori termici quasi altrettanto bassi (-40°C circa a 5200 metri di quota).
Il radiosondaggio di Vienna mostra una temperatura di ben -43°C a 5300 metri di altezza. Ma isoterme tra -35°C e -40°C sono presenti su tutto il nostro versante Adriatico.

Cronaca Meteo del 6 febbraio. Insiste su tutto il Nord Italia il grande gelo
In Europa occidentale masse d’aria temperata, provenienti dall’Atlantico, tendono a contrastare la nuova ondata di freddo, che, venendo dalla Russia, ha già provocato un notevole abbassamento della temperatura nella zona baltica e scandinava.
Nel Nord Italia il gelo è sempre terribile e nella bassa Padana al gelo si è aggiunta anche la nebbia. A Cremona la temperatura minima ha toccato -14.4°C, a Reggio Emilia -15°C e ad Anzola dell’Emilia un clamoroso -21,4°C. In montagna invece la temperatura è risalita di qualche grado.
L’Adige ha l’aspetto di un fiume siberiano e trasporta grandi lastroni di ghiaccio della superficie di alcuni metri quadri. A Trento la temperatura la temperatura è scesa fino a -9°C. In montagna fa un po’ meno freddo, con qualche locale eccezione, come Dobbiaco che scende a -24°C.
Le Valli di Comacchio, nel delta del Po, sono diventate una compatta lastra di ghiaccio. E’ la più vasta superficie di ghiaccio che ricopre l’Italia. Il fenomeno non si era più verificato dal 1929: assai raramente, infatti, l’acqua delle Valli gela, a causa della elevata percentuale di sale disciolto. A Ferrara la temperatura ha raggiunto -11,4°C.
Il Lago di Massaciuccoli, in Versilia, è gelato completamente; una lastra di ghiaccio dello spessore di 4-5 cm si è estesa lungo tutta la superficie. Anche in questo caso, era dal 1929 che non si verificava un fatto simile.
Sul versante appenninico tirrenico, dalla Toscana al Lazio, le temperature sono rigidissime ma è tornato il sole. La situazione è decisamente peggiore sul lato adriatico e al Sud. (METEOGIORNALE.IT)
