
“(METEOGIORNALE.IT) Non voglio mica la luna” cantava Fiordaliso nel Sanremo ’84. Oggi, invece, l’Italia la vuole eccome la luna.
A quasi 50 anni dall’ultima missione Nasa sul suolo lunare, infatti, dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro arriva la conferma: c’è un accordo tra NASA ed ESA per il Progetto Artemis tra i cui obiettivi ci si prefigge di portare di nuovo l’Uomo sulla Luna entro il 2024. Ma la notizia che tutti gli appassionati italiani di astronomia aspettavano deve ancora arrivare: dalle prime indiscrezioni, le probabilità di avere un italiano nel team di astronauti scelti per la missione sono molte alte.
Data la grande esperienza, i nomi più papabili sono stati subito individuati in Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti. Il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) Giorgio Saccoccia ha infatti dichiarato che potrebbe essere proprio uno dei due ad entrare nella cerchia di uomini ad aver toccato il suolo lunare. La ristrettissima lista conta attualmente 12 membri di cui nessuno proveniente dal Belpaese e nessuna donna.
La ciliegina sulla torta è rappresentata dalla tipologia di missione pensata dall’ambizioso team di scienziati del Progetto Artemis. L’obiettivo della missione non sarà la “solita” toccata e fuga in stile Neil Armstrong (il primo uomo a toccare la Luna nel famoso attracco del ’69). Il Progetto Artemis prevede, infatti, una collaborazione internazionale tra l’agenzia americana e quella europea per replicare quanto fatto nella Stazione Spaziale Internazionale anche sul nostro satellite: l’instaurazione di una colonia terrestre permanente sul suolo lunare portata avanti dall’avvicendarsi di diversi astronauti per periodi di tempo limitati. Lo scenario e le prospettive del progetto sembrano degne dei più futuristi film hollywoodiani e potrebbe aprire davvero aprire le porte per un’era di esplorazione e colonizzazione intergalattica dell’essere umano.
In questo periodo dominato da venti di guerra e competizione tra le potenze terrestri, il Progetto Artemis potrebbe rappresentare l’ennesima prova delle potenzialità scientifiche (e non) di un approccio planetario di cooperazione e collaborazione. (METEOGIORNALE.IT)
