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5 cose da sapere sul divieto dell’UE sulla plastica monouso

Cosa sono le materie plastiche.

Giovanni De Laurentis di Giovanni De Laurentis
28 Feb 2022 - 10:16
in Magazine
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Rifiuti plastici.
Rifiuti plastici.

(METEOGIORNALE.IT) La diffusione delle plastiche è recente, cento anni fa erano quasi sconosciute. Oggi basta guardarsi intorno per scoprire quanti oggetti della nostra vita quotidiana siano fatti di questi materiali (come ad esempio i capi di abbigliamento di fibre sintetiche che indossiamo). Tanto grande è la loro importanza che secondo alcuni, oggi viviamo “nell’età della plastica”.

 

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Le plastiche sono materiali che non esistono in natura e sono ottenute per sintesi chimica. Con il riscaldamento diventano plastici e possono essere stampati a forma di oggetti e raffreddandosi induriscono mantenendo la forma ricevuta (la cosiddetta “manipolazione” delle molecole di plastica).

 

Oggi le industri chimiche producono centinaia di tipi di plastiche, con caratteristiche molto diverse.

 

La diffusibilità dei materiali plastici in generale è legata al fatto che possiedono peculiarità pratiche come: la facilità di lavorazione (il pezzo finito si ottiene di solito con una sola operazione di stampaggio), resistenza alla corrosione (sostituiscono spesso i metalli), discrete proprietà meccaniche (il prodotto di plastica costa meno come recipienti in vetro, taniche, giocattoli). Hanno però degli svantaggi, le materie plastiche sono fragili alle basse temperature, possono essere attaccate da prodotti chimici di uso comune, si degradano quando sono soggette a calore.

 

Importanza di ridurre e riciclare i rifiuti.

 

I nostri modelli di vita, sono in generale generativi di rifiuti, ci separano dai sistemi naturali, dove invece le materie di scarto sono decomposte e trasformate in sostanze vitali. In un ecosistema non esiste materia che non venga riutilizzata. In tempi più o meno lunghi, tutte le sostanze si trasformano e diventando funzionali al ciclo naturale.

 

I materiali plastici hanno invece tempi lunghissimi di disfacimento, accumulandosi negli ambienti naturali, nel suolo (falde acquifere, fiumi, mari) e in atmosfera, ciò è dovuto all’aumento esponenziale di questi materiali, soprattutto al diffondersi di prodotti “usa e getta” ed a modelli di comportamento poco responsabili.

 

Pensiamo che ai piatti, ai bicchieri ed alle buste di plastica “monouso” che si trasformano in “microplastiche” fortemente inquinanti e necessitano per essere distrutti dalla natura, fino a cento anni.

 

Unione Europea verso uno sviluppo sostenibile.

 

L’Unione europea sta facendo grandi passi per contrastare questi comportamenti, ciò al fine di preservare le risorse naturali che sono limitate, così come le capacità di “auto-riproduzione” e di assorbimento degli ecosistemi. Questo modello di sostenibilità e di “economia circolare” proposto ha posto il limite nel 2030 per eliminare tutte le plastiche “usa e getta”.

 

Gli Stati membri stanno già recependo e adottando proprie leggi per rispondere alla Direttiva emanata dall’Unione Europea sulle materie plastiche “monouso”, entrata in vigore già dal 2019.

 

Piatti, bicchieri e posate.

 

In Italia molti comuni hanno già vietato piatti, bicchieri e posate di plastica ed “introdotto” tasse particolari sulla plastica per contrastarne l’uso.

 

Bottiglie in PET.

 

Le bottiglie di plastica per i liquidi (in PET) non rientrano però tra questi materiali vietati.

 

Soluzione.

 

La Direttiva elimina dal mercato tutti polimeri: le resine sintetiche per sostituirle con materiali sostenibili e facilmente biodegradabili e riutilizzabili, come i bicchieri di carta, o posate in “bambù compostabile”.

 

Anche i produttori di tabacco e quindi di sigarette dovranno fare la loro parte contro i residui delle sigarette: le nostre città sono piene di questi rifiuti.

 

I prodotti plastici “sanitari”, come guanti, mascherine (molto utilizzate in questo periodo), non hanno ancora trovato una propria collocazione nella legge, vedremo cosa sarà deciso nel prossimo futuro. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: direttiva europearifiuti plastici
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Giovanni De Laurentis

Giovanni De Laurentis

Dopo aver frequentato il liceo scientifico, ha proseguito il proprio percorso accademico nel Regno Unito, dove si è laureato in Fisica presso l’University of Manchester all’età di 23 anni. Affascinato dalle dinamiche dell’atmosfera e dalle interazioni tra scienza e ambiente, ha poi conseguito un Dottorato (PhD) in Meteorologia presso l’University of Reading, uno dei principali poli di ricerca europei in questo ambito. Attualmente vive e lavora in Italia, dove si occupa di consulenza scientifica e supporto tecnico per applicazioni meteorologiche e fisiche nell’ambito industriale, collaborando con aziende e centri di ricerca per progetti che spaziano dalla modellistica ambientale alla progettazione di soluzioni innovative per l’industria.

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