(METEOGIORNALE.IT) Non è un’annata invernale favorevole per la neve sulle Alpi, a causa di condizioni meteo che non consentono alle perturbazioni di entrare dirette sull’Italia. Manca la materia prima, mancano le perturbazioni oceaniche in grado di richiamare correnti umide mediterranee.

Su gran parte delle Alpi c’è pochissima neve naturale e si scia sugli impianti solo grazie all’innevamento artificiale. Le temperature spesso sopra media hanno favorito la fusione della neve a quote medie, rafforzando le condizioni aride e incentivando il rischio incendi.
Le cause dell’assenza del maltempo sono molteplici. Da oltre un mese si è infatti insediato un potente campo di alta pressione che si distende dal Vicino Atlantico alle nazioni dell’Europa Centro-Occidentale, fino a coinvolgere a tratti anche l’Italia.
Quest’alta pressione è semi stazionaria e caratterizzata anche da apporti d’aria calda in quota. Ricordiamo il potente anticiclone di Capodanno, che aveva portato temperature eccezionalmente alte in quota ed in generale un clima molto mite su oltre mezza Europa.
Le precipitazioni latitano in modo significativo su varie aree dell’Italia almeno da metà dicembre. L’area più penalizzata è indubbiamente il Nord della Penisola e soprattutto il Nord-Ovest, dove non piove davvero da molto tempo. Gli ultimi fenomeni degni di nota sono stati quelli nevosi risalenti all’8 dicembre.
Il continuo dominio dell’alta pressione porta anche nebbia e nubi basse in Pianura Padana, come conseguenza delle inversioni termiche. Questo è l’altro risvolto della medaglia dell’anticiclone invernale, con l’effetto dannoso di portare all’aumento delle concentrazioni di inquinanti nei bassi strati.
Meteo anomalo non solo sul Nord Italia
Non va poi tanto meglio nemmeno al Centro-Sud, in quanto anche su queste aree le perturbazioni sono state fugaci e poco consistenti. Non ci sono state importanti fasi di maltempo da oltre un mese. La neve è presente in modo scarso anche sull’Appennino.
L’Italia sta rimanendo quindi ai margini delle perturbazioni, trovandosi spesso lungo il bordo orientale dell’anticiclone. Le correnti si mantengono generalmente da nord in quota, con passaggi perturbati modesti. Il grosso delle perturbazioni sfila verso est.
Questa situazione non è destinata a variare per il resto del mese. Ad inizio febbraio potrebbe irrompere un affondo artico più deciso, ma con precipitazioni che andrebbero ad interessare il Centro-Sud. Il Nord resterebbe al riparo ed anche le Alpi, a parte nevicate lungo i versanti di confine.
Per il ritorno delle vere piogge al Nord servirebbe un vero e proprio ribaltone, con un cambio di circolazione e il venir meno dell’anticiclone di blocco presente sull’Europa Occidentale. Solo il cedimento di quest’alta pressione permetterebbe il ritorno delle perturbazioni atlantiche. Al momento quest’ipotesi è lontana. (METEOGIORNALE.IT)
