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URAGANI 2020: revisionata l’intensità di 2 forti tempeste

Declassato un potente uragano del 2020.

Francesco Ladisa di Francesco Ladisa
21 Mag 2021 - 09:19
in Cronaca Meteo
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uragano visto da stazione orbitale
Uragano visto da stazione orbitale. Credit NASA.

(METEOGIORNALE.IT) L’ultima tempesta dell’intensa stagione degli uragani atlantici del 2020 è stata anche la più violenta. Inizialmente classificata come categoria 5 in base alla scala degli uragani Saffir-Simpson, è stata successivamente rivalutata alla luce di un nuovo rapporto che ha evidenziato una potenza inferiore a quella precedentemente dichiarata.

 

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Ogni anno, dopo la fine della stagione degli uragani atlantici, il National Hurricane Center (NHC) rianalizza tutti i dati raccolti su ogni singola tempesta per fornire un rapporto più dettagliato per ciascun sistema.

 

Martedì 18 maggio, l’NHC ha pubblicato il rapporto finale sui cicloni tropicali della stagione 2020 in cui ha fornito maggiori dettagli sull’uragano Lota apportando piccole ma significative modifiche sull’intensità della tempesta.

 

Mentre Lota si dirigeva verso il Nicaragua, dove è poi approdato il 17 novembre, l’NHC aveva affermato che l’uragano aveva raggiunto, anche se per un breve lasso di tempo, la categoria 5 della scala Saffir-Simpson.

 

Affinché una tempesta possa essere considerata di categoria 5 della suddetta scala, i venti devono superare almeno i 250 km/h. Per poter valutare questo parametro l’NHC utilizza un sensore remoto presente sull’aereo dei “cacciatori di uragani” chiamato SFMR (radiometro a microonde a frequenza graduale), che stima la velocità del vento in superficie.

 

Durante uno dei voli nell’occhio di Lota, mentre quest’ultimo era intorno al picco di potenza, questo strumento ha registrato venti di oltre 257 km/h. Tuttavia, l’NHC ha successivamente affermato che questa stima era alta, quindi i valori massimi si sono abbassati di circa 8 km/h portandoli a circa 250 km/h (135 nodi).

 

“Anche se una variazione di 5 nodi è normale in seguito ad una seconda analisi post-tempesta, questa diminuzione ha portato l’uragano a passare da categoria 5 a categoria 4”, ha detto l’NHC nel suo rapporto. “Questa variazione è sicuramente in linea con i normali intervalli di incertezza nelle analisi post-tempesta di NHC”.

Il declassamento dell’uragano Lota da categoria 5 a categoria 4, sancisce che effettivamente non si sono verificate tempeste di categoria 5 nel bacino atlantico nella stagione 2020.  Questo cambiamento pone fine anche alla serie di record di anni consecutivi con almeno un uragano di categoria 5 nel bacino atlantico, iniziato nel 2016 con l’uragano Matthew e che si concluse nel 2019 con l’uragano Lorenzo. Questa serie di quattro anni è ancora la più lunga mai registrata per il bacino atlantico, seguita dai tre anni consecutivi con almeno un uragano di categoria 5 dal 2003 al 2005.

 

La scorsa settimana l’NHC ha apportato un’altra modifica post-stagione 2020 quando ha modificato l’intensità dell’uragano Zeta sollevandolo a categoria 3, la soglia per essere considerato “grande uragano”.

 

A differenza di quanto fatto con Lota a cui sono stati sottratti 8 km/h, all’uragano Zeta sono stati invece aggiunti 8 km/h. Questa piccola modifica ha reso Zeta il settimo “grande uragano” della stagione. Ciò porta l’ultima stagione al peggio con quella del 2005 per aver avuto il maggior numero di “grandi uragani”. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: aereo cacciatori di uraganiNational Hurricane CenterNHCrecord uraganirecord uragani 2020uragani atlanticiuragano Lotauragano Zeta
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Lavoro da oltre 10 anni nel settore meteorologico, con un'esperienza consolidata nella redazione di contenuti meteo e di cronaca legata ai fenomeni atmosferici. Collaboro come redattore per siti web di riferimento in Italia, specializzandomi sia nelle previsioni del tempo a breve e lungo termine, sia nel racconto in tempo reale degli eventi meteo più rilevanti. La passione per la meteorologia mi accompagna fin da giovane, con un interesse particolare per i fenomeni estremi, come temporali violenti, grandinate e supercelle. Da diversi anni pratico anche l'attività di storm chasing, ovvero l'inseguimento e la documentazione fotografica dei temporali, un'attività nata negli Stati Uniti e sempre più seguita anche in Europa. Attraverso le mie analisi e reportage cerco non solo di informare, ma anche di trasmettere il fascino e la potenza della natura, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sui rischi legati al meteo estremo.

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