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      Coronavirus: ecco dove ci si ammala di più

      Le analisi evidenziano i luoghi più potenzialmente a rischio e le modalità di contagio che non ci aspettiamo.

      Rita Abis
      Rita Abis
      Pubblicato: 19/05/2020
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      5 Min Lettura
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      Finalmente l’Italia sta ripartendo, tiriamo un sospiro di sollievo perché molti di noi, per fortuna, cominciano nuovamente a lavorare, a vivere una vita pressoché normale.

      Ma il sospiro di sollievo non dev’essere così profondo, perché il virus è ancora tra noi e le possibilità di ammalarci o, ancora peggio, ammalare gli altri, sono altissime.

      Trasmissione virus, Credits iStockPhoto

      Ma dove ci si ammala di più? Ecco, la maggior parte delle persone si ammala in casa propria. Ebbene, se un componente della famiglia si infetta nella comunità e porta il virus a casa, il contatto prolungato con i familiari favorisce la diffusione del virus.

       

      Per contrarre il virus dobbiamo esporci a una carica virale tale da risultare infettiva. Pare siano efficienti appena 1000 particelle virali di Covid-19 per ammalarsi.

      Questi sono, ovviamente, dei dati non ancora confermati dalla ricerca, ma utili per dimostrare come avviene la trasmissione del virus, come ad esempio assorbendo le 1000 particelle in un unico respiro o strofinando gli occhi; oppure tramite 100 particelle virali inalate con 10 respiri, o ancora 10 particelle virali inalate con 100 respiri.

       

      Ma analizziamo più approfonditamente. In bagno, ad esempio, ci sono molte superfici che vengono toccate di frequente: maniglie, rubinetti, porte. Dunque il rischio di trasmettere il virus tramite superfici e oggetti contaminati, è elevato. Non si sa se nelle feci è presente materiale infettivo o dei semplici frammenti di virus, ma sappiamo benissimo che lo sciacquone è in grado di trasformare le gocce d’acqua in aerosol.

       

      Un colpo di tosse rilascia circa 3.000 goccioline, espulse a 80km/h. Queste sono per la maggiorparte pesanti e cadono quasi subito a terra, ma tante restano sospese nell’aria.

      Lo starnuto emette 30.000 goccioline, che viaggiano a 300km/h. Sono minuscole e si spostano su grandi distanze con facilità. Se una persona è contagiosa, le goccioline di un unico colpo di tosse o di un unico starnuto potrebbero veicolare fino a duecento milioni di particelle virali, che vanno a disperdersi nell’ambiente.

       

      Il respiro è in grado di rilasciare da 50 a 5.000 goccioline.  Viaggiano per la maggiorparte a bassa velocità e precipitano quasi subito a terra. Con la respirazione nasale, il numero di goccioline emesso è ancora più basso. E’ importante notare che, a differenza da tosse e starnuto, le goccioline emesse dalla respirazione contengono una carica virale bassa.

       

      La formula: infettarsi= esposizione al virus x tempo.

      Quando una persona starnutisce o tossisce, quei duecento milioni di particelle virali si diffondono ovunque: alcune restano in aria, altre si depositano sulle superfici, e la maggior parte cade a terra.
      Diverso è se scambiate due parole con la persona infetta, che se vi starnutisce o tossisce in faccia, potrete inalare fino a 1000 particelle virali e infettarvi.

      Ma quel colpo di tosse o lo starnuto, anche se non diretto a voi, rilascia goccioline infette, le più piccole in assoluto, che restano sospese in aria per qualche minuto e diffondendosi in tutta la stanza (di dimensioni medie), quindi entrando qualche minuto dopo il colpo di tosse o lo starnuto, con un respiro avrete la possibilità di assorbire una carica virale sufficiente a farvi ammalare.

       

      L’atto del parlare aumenta di dieci volte l’emissione delle goccioline provenienti dalla respirazione, con circa 200 particelle al minuto. Ci vorrebbero, dunque, 5 minuti di conversazione faccia a faccia per ricevere la dose infettiva.

      Questa formula dell’esposizione al virus, moltiplicata per il tempo, è la formula basilare che consente di rintracciare i contatti. Chiunque si intrattenga a parlare con voi per oltre dieci minuti, rischia il contagio. Chiunque condivida un ambiente chiuso con voi, per un periodo prolungato (es. casa o ufficio), rischia il contagio. Per questo è importante che i malati sintomatici restino a casa, perché i vostri colpi di tosse emettono una carica virale così elevata che potreste infettare tutte le persone presenti in un’intera stanza.

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      TAG:biologiacontagi coronaviruscoronavirusCOVID-19distanziamento socialeemergenza coronavirusemergenza sanitariafase 2fase dueItaliamascherinemascherine obbligatorieOMSpandemiapandemia coronaviruspandemia da coronavirusricercasalutescienzavirus
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